Gli sforzi necessari per l’aborto: procedure, tempi e dottrina legale in Italia

L’interruzione di gravidanza può essere fatta per legge entro i primi 90 giorni reali di gravidanza per motivi legati alla scelta o alla salute della donna, e dopo i 90 giorni solo se la gravidanza/il parto mettono in pericolo la vita della donna, oppure per rilevanti anomalie/malformazioni fetali. Prima del novantesimo giorno si può svolgere in due modalità: farmacologica o chirurgica. La sua volontà verrà documentata attraverso un certificato di IVG. Trascorsi 7 giorni di riflessione dalla data del certificato, la persona pu ottenere l’intervento di IVG. Secondo la legge 194 tutti gli enti ospedalieri e le cliniche autorizzate devono effettuare tali interventi.

Quadro normativo e differenze reali tra teoria e pratica

L’art. 9 della legge 194 infatti recita: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8." Tuttavia, nella realtà non è così e il servizio cambia moltissimo da città a città. Si può accedere a questo tipo di interruzione se si è nei primi 63 giorni di gravidanza, in Italia per lo più avviene entro la nona settimana di gestazione. Tuttavia, l’aborto farmacologico è a livello medico un’alternativa praticabile e meno invasiva rispetto a quello chirurgico per interventi entro dodici settimane di gravidanza. valutata l’esatta epoca gestazionale, solitamente tramite ecografia svolta in loco.

La prima somministrazione è quella del farmaco mifepristone (noto come RU486), che viene inghiottito. Dopo 24-48 ore si prende dunque il misoprostolo (Cytotec) che consiste generalmente in compresse da lasciar sciogliere sotto la lingua o tra le guance. In alcuni presidi vengono inserite in vagina. A distanza di circa 3 ore dalla seconda somministrazione solitamente si verifica la conclusione dell’evento abortivo attraverso perdite simili alla mestruazione e si controlla la buona riuscita dell’interruzione di gravidanza, sul posto ecograficamente o diversi giorni dopo con analisi beta HGC. In ogni caso si ricorda che è stato eliminato l’obbligo di ricovero. L’intervento si chiama isterosuzione e viene eseguito in anestesia locale o generale. Si ha un colloquio con il personale sanitario che effettuerà l’intervento e, dove è ancora in essere l’anestesia generale, si ha un colloquio con l’anestesista. Talvolta l’intervento è preceduto dalla somministrazione di farmaci che facilitano la dilatazione del collo dell’utero (per via vaginale o sub-linguale).

Durante l’intervento, viene dilatato il collo dell’utero in modo da poter entrare con una cannula (metodo Karman) e si esegue l’aspirazione del contenuto. Raramente l’intervento prevede l’utilizzo finale di una curette di acciaio, per eseguire la RCU, cioè la revisione della cavità uterina. Potranno seguire perdite di sangue per circa 15/20 giorni, per alcune persone fino a 40, dopodiché è opportuno ripetere un test di gravidanza in laboratorio (beta HCG) per avere la certezza che si siano ridotti nel sangue gli ormoni relativi alla gravidanza. Non effettuate i test casalinghi, perché gli ormoni restano attivi per diverse settimane e quindi saranno senza dubbio positivi. Le mestruazioni torneranno dopo 30 o 40 giorni dall’intervento, ma è importante iniziare subito dopo l’intervento a utilizzare il metodo contraccettivo prescelto. Può essere effettuato entro 90 giorni (12 settimane e 6 giorni) dalla data dell’ultima mestruazione. Ci si affida alle mani del personale sanitario. L’intervento avviene per lo più sotto narcosi (sedazione profonda) oppure sotto anestesia locale. Il collo dell’utero viene dilatato cautamente con dei dilatatori del diametro da 6 a 13 mm, e successivamente viene inserita nell’utero una fine cannula di plastica che aspira i tessuti embrionali. In Italia, questo metodo può essere prescritto entro il 63° giorno di gravidanza (63° a partire dal 1° giorno dell’ultima mestruazione).

Procedura e tempi dell’intervento chirurgico

La prima somministrazione avviene in ospedale o in consultorio, in regime di day hospital, cioè non rimanendo a dormire la notte e quindi facendo generalmente 1 o 2 accessi nel day hospital. La persona rimane sotto osservazione per alcune ore. Non è obbligatorio, ma una visita di controllo viene effettuata nelle due settimane seguenti l’intervento. Entrambi i metodi sono sicuri per la salute, quello chirurgico è più efficace perché essendo “meccanico” ha il minimo rischio che non funzioni (circa 2%).

L’IVG non è mai una procedura desiderata, piuttosto è un bisogno di salute. In questo senso non è mai “facile”: si preferirebbe in ogni caso essere altrove a fare altro e in certi casi pesano il vissuto personale, psicologico e di stigma sociale. Per l’IVG farmacologica viene gestito nella maggior parte dei casi con antidolorifici da banco (FANS), come ibuprofene o naprossene. In caso di allergia, paracetamolo. In ogni caso la persona percepisce dolori addominali simili ai suoi mestruali, ma più forti, dato che il processo è quello di un’espulsione indotta. Nella maggior parte dei casi non è paragonabile al dolore di un parto e si evitano così l’intervento chirurgico e quello anestetico (portatori di possibili complicanze), ma la persona è attrice principale e consapevole del procedimento.

Per l’IVG chirurgica, il dolore viene gestito con anestesia locale che intorpidisce l’area, sedazione profonda che può far addormentare la persona durante l’intervento. In alcuni casi viene ancora praticata l’anestesia generale, che potrebbe portare complicanze. Di solito la persona non vede il procedimento in prima persona, ma solo il pre- e il post- intervento. L’intervento chirurgico potrebbe comportare: emorragia grave (1 caso su 1.000 interventi); perforazione uterina (1 caso su 1.000 interventi), danno al collo uterino (2 casi su 1.000 interventi) e infezioni (1 caso su 100 interventi). La fertilità può essere alterata se si manifesta una complicanza infettiva grave o dei danni all’utero molto gravi, quali perforazioni complicate.

L’intervento farmacologico non essendo meccanico non presenta rischi di lesione o perforazione dell’utero (date dall’errore umano), ma comporta comunque gli stessi rischi di infezione (1 caso su 100 interventi) e di emorragia; in più la possibile necessità di ripetere l’IVG (1-2 casi su 100). Ci saranno perdite di sangue e coaguli, anche altalenanti nella quantità e nella dimensione, fino a 40 giorni dopo.

Aspetti etici, sociali e diritti delle donne

Ci sono decisioni che NON possono dipendere dalle parole di un articolo, ma ci sono conoscenze che è necessario possedere per poter fare una scelta libera e consapevole. In Italia ogni donna ha il diritto di richiedere l’interruzione di gravidanza, entro i primi novanta giorni, qualora la prosecuzione della stessa, il parto o la maternità comportassero un serio pericolo per la sua salute psico-fisica (in caso di sfavorevoli condizioni socio-economiche o familiari, previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, ecc.. Dopo l’intervento la donna può chiedere all’ostetrica una consulenza per essere adeguatamente informata sui metodi contraccettivi a disposizione e poter scegliere quello più adeguato alle sue esigenze. Successivamente la donna sarà invitata a riflettere per sette giorni, obbligatori per legge, al termine dei quali potrà essere eseguita l’interruzione di gravidanza. L’IVG farmacologica richiede il ricovero ospedaliero per l’assunzione di due farmaci (RU486/mifepristone e misoprostolo) a distanza di 48 ore tra loro, e la visita di controllo per verificare le condizioni di salute della donna e lo stato della gravidanza.

È importante assicurarsi che l’utero si svuoti completamente, al termine della procedura. L’IVG chirurgica è un piccolo intervento, effettuato in anestesia locale o generale, che consiste nell’aspirazione del materiale embrionale e placentare dalla cavità uterina. In Italia la donna ha diritto di interrompere volontariamente una gravidanza, entro certi limiti temporali. La legge tutela la maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza. La donna può decidere di abortire entro i primi 90 giorni di gravidanza. Una volta concluso il colloquio con il medico la donna riceve un certificato per poter passare alla fase successiva, cioè l’interruzione di gravidanza. Tra il colloquio e l’IVG devono passare 7 giorni (come previsto dalla legge) per eventuali ripensamenti. Se la gravidanza ha superato i 49 giorni la scelta dell’aborto chirurgico diventa invece l’unica alternativa. Cosa significa Aborto terapeutico? In determinati casi, la legge 194 permette di abortire anche dopo il novantesimo giorno di gravidanza.

Prospettive e realtà delle strutture

Un bel problema l’obiezione di coscienza! E resta una scelta drammatica ed estrema, che il diritto consente nella misura in cui un bene giuridico costituzionalmente sancito si pone in insanabile contrasto con un altro di pari valore: il diritto alla vita del concepito e quello alla salute fisica e psichica della gestante. È il vero spirito della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, la ratio - cioè l’obiettivo - che traspare da tutto il suo testo e che tante pronunce giurisprudenziali hanno confermato nel corso degli anni. Durante il colloquio il ginecologo e tutto il personale dedicato, illustrerà le diverse possibilità, qualora ci siano, per poter intraprendere un percorso alternativo a quello dell’interruzione; così come l’invito a rifletterci su per sette giorni.

grafico linee guida IVG in Italia

Metodiche per l’aborto e tappe principali

L’aborto può essere un tema complesso e carico di emozioni, e ci si può chiedere se possa avvenire in modo naturale. Come abortire? Spesso, il compagno, i genitori o anche un medico possono consigliare l’aborto quando si presentano difficoltà evidenti, come malformazioni del feto o problemi economici. È normale sentirsi sopraffatti, soprattutto se ti trovi in una situazione di solitudine o se sei minorenne e desideri affrontare questo tema senza informare i tuoi genitori. Se hai già iniziato a cercare informazioni su come interrompere una gravidanza in maniera naturale, o rispetto ad un aborto farmacologico (chimico) o di un altro metodo, probabilmente stai cercando di capire le opzioni disponibili, i tempi, i luoghi e i costi associati. La domanda «Come abortire?» diventa un grido disperato in un momento di grande difficoltà.

È importante ricordare che l’aborto, quando è ricercato, non è un processo naturale, ma indotto. La Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso il suo ambito Maternità e Vita, offre un aiuto concreto e articolato alle donne aper accompagnarle in questo percorso, rispettando la loro dignità e le loro scelte. Ti assicuriamo empatia e ascolto nel dialogo nel tuo progetto di aborto, competenza e discrezione totale nella privacy e nel trattamento dei dati sensibili e della tua storia personale.

Come abortire? Se sei interessata al tema dell’aborto e vuoi sapere come abortire, puoi considerare soluzioni quali l’utilizzo di farmaci specifici come la pillola abortiva RU486, le pillole del giorno dopo o la pillola dei 5 giorni dopo. La pillola abortiva RU486 viene proposta negli ospedali come alternativa all’intervento chirurgico per interrompere una gravidanza non desiderata, ed è oramai uno standard nell’interruzione di gravidanza. Tuttavia, è importante sottolineare che questo metodo presenta controindicazioni per la salute fisica e psichica della donna. Alcune donne riportano nausee e senso di malessere che possono durare diversi giorni. Importante è valutare anche le conseguenze psicologiche che possono interessare la donna e che possono portare anche a situazioni di depressione.

ABORTO VOLONTARIO IN ITALIA | #TELOSPIEGO!

Le motivazioni personali che possono portarti a considerare l’interruzione volontaria di gravidanza sono molteplici e, per alcune donne, possono sembrare l’unica soluzione possibile. Potresti anche voler esplorare opzioni come il parto in anonimato e le culle segrete, e informarti sui rischi e le controindicazioni associati ai vari metodi abortivi. Inoltre, è utile sapere come procedere in caso di aborto spontaneo, sia a casa che in ospedale, inclusa la questione del seppellimento del feto. Ti metteremo in contatto con le risorse della nostra comunità e ti offriremo informazioni affidabili sulla gravidanza, insieme a un percorso di ascolto e supporto concreto.

Collaboriamo con altre realtà, consultori e centri di aiuto alla vita, impegnati a sostenere le donne nelle loro scelte. Presteremo particolare attenzione a situazioni di induzione all’aborto e a forme di violenza, sia fisica che psicologica, esercitate da familiari, compagni o conviventi, che possono ostacolare la libertà di scelta della donna. Il nostro ambito “Maternità e Vita” si impegna anche a trovare soluzioni di accoglienza per le madri in gravidanza che affrontano difficoltà sociali ed economiche.

Informativa per la privacy art. I tuoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente, da Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII - titolare del trattamento - Via Valverde 10b, 47900 Rimini (RN) per rispondere alla tua richiesta. Gli incaricati preposti al trattamento sono gli addetti ai singoli uffici competenti per la richiesta avanzata ed ai sistemi informativi. Ai sensi degli ‘artt. La Legge 194 sull’aborto, del 22 maggio 1978, è conosciuta come “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza” e costituisce un pilastro fondamentale della legislazione italiana in materia di aborto. Essa ha reso legale e gratuita l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), consentendo l’esecuzione della procedura in strutture pubbliche. Questa norma ha depenalizzato l’aborto, affermando il diritto di scelta della donna.

Procedura: È richiesto un colloquio con un medico e il rilascio di un documento. La Legge 194 svolge un ruolo cruciale non solo nel garantire l’accesso a un aborto sicuro, ma anche nel promuovere la salute della donna e la prevenzione dell’aborto attraverso forme di sostegno sociale. L’Associazione Luca Coscioni si batte perché tutte e tutti abbiano pieno accesso alla salute e ai diritti riproduttivi, sia attraverso l’impegno per un’adeguata informazione e per un reale accesso ai moderni metodi contraccettivi, sia per garantire il diritto all’aborto.

Il contenuto della legge 194/1978: limiti, tempi e procedure

In Italia l’accesso all’aborto volontario è regolato dalla legge 194 del 22 maggio 1978 (Storia dell’aborto in Italia), che, pur riconoscendo il diritto alla vita dell’embrione e del feto, tutela il diritto della donna alla salute fisica o psichica, qualora questa sia messa a rischio dalla prosecuzione della gravidanza, dal parto o dalla maternità. Il limite dei 90 giorni: Entro i primi 90 giorni (ossia 12 settimane e 6 giorni dall’ultima mestruazione), l’aborto è ammesso sulla base di una autonoma valutazione della donna, che lo richiede perché ritiene che la prosecuzione della gravidanza possa rappresentare un pericolo per la sua salute fisica o psichica. Dopo il novantesimo giorno (da 13 settimane, contando dal primo giorno dell’ultima mestruazione), l’aborto è ammesso solo nei casi in cui un medico rilevi e certifichi che la gravidanza costituisce un grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute fisica o psichica (a esempio: a causa di gravi anomalie genetiche o di malformazioni dell’embrione o del feto, oppure a causa di gravi patologie materne come tumori o patologie psichiatriche).

Sia prima sia dopo il novantesimo giorno, per accedere all’interruzione di gravidanza (IVG) la donna deve rivolgersi a un medico (del consultorio o anche un medico di sua fiducia), che deve redigere un documento attestante la richiesta della donna. Il documento (certificato, se il medico attesta l’urgenza della procedura) è indispensabile per accedere all’IVG. Nel caso in cui il medico non consideri urgente l’intervento, invita la donna a rispettare un periodo di “riflessione” di sette giorni, trascorsi i quali la donna può rivolgersi a un centro autorizzato per l’espletamento della procedura. È importante sottolineare che nella valutazione dell’esistenza di condizioni tali da rendere urgente la procedura, il medico deve sempre tenere presente che l’incidenza di complicazioni aumenta progressivamente con l’aumentare dell’età gestazionale. Il modo più semplice per ottenere il documento o il certificato è di rivolgersi a un consultorio PUBBLICO, non di ispirazione religiosa. Nella gran parte dei casi il consultorio assicura anche tutta la procedura, fino alla prenotazione nell’ospedale di riferimento.

Aborto terapeutico: cos’è Secondo la legge 194 del 1978 tutte le interruzioni volontarie della gravidanza sono “terapeutiche”, poiché l’aborto è ammesso solo nei casi in cui la gravidanza o il parto costituiscano un pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Tuttavia, comunemente viene definito “terapeutico” l’aborto praticato oltre il novantesimo giorno di gestazione (cioè nel secondo trimestre di gravidanza). La legge 194 lo regola agli articoli 6 e 7: l’aborto oltre il novantesimo giorno è consentito Quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna. Quando siano accertati processi patologici che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, quali: gravi patologie della donna, fisiche o psichiche; malformazioni o malattie fetali che potrebbero mettere a rischio la salute fisica o mentale della donna. Questi processi patologici, e il conseguente pericolo per la salute della donna, devono essere certificati dal medico, che può avvalersi a tal fine di apposite indagini, nonché di consulenze specialistiche.

La legge 194 non definisce un limite di epoca gestazionale per l’aborto terapeutico, ma all’articolo 7 stabilisce che, nel caso in cui il feto abbia raggiunto uno stadio di sviluppo che ne permette la sopravvivenza al di fuori dell’utero, il medico metta in atto tutti gli interventi per salvaguardarne la vita; pertanto, al fine di scongiurare la nascita di bambini con gravissimi handicap, si tende a non procedere oltre le 22-24 settimane. È dunque praticamente impossibile reperire in Italia centri che pratichino Interruzioni volontari di gravidanza terapeutiche oltre la ventiduesima settimana. Le donne che ricevono una diagnosi di grave patologia fetale oltre quest’epoca gestazionale sono costrette a rivolgersi all’estero per abortire.

schede riassuntive su IVG e leggi

Metodiche per l’aborto L’aborto può essere effettuato con il metodo chirurgico o con il metodo farmacologico. Il metodo chirurgico viene eseguito generalmente dalla settima alla 14-15 settimana e prevede il ricovero in day-hospital. Consiste nell’aspirazione della camera gestazionale, o isterosuzione, in anestesia locale, con o senza sedazione, o in anestesia generale. Il raschiamento è gravato da maggiori complicazioni rispetto all’isterosuzione e non dovrebbe essere eseguito se non in rarissimi casi particolari. Per l’aborto farmacologico si utilizzano due farmaci, il mifepristone, più noto come RU486, e una prostaglandina, il misoprostolo. È una procedura altamente sicura ed efficace, che può essere eseguita in regime ambulatoriale oppure in ospedale, in regime di ricovero di day-hospital.

La situazione oggi In base alla relazione al Parlamento sull’applicazione della Legge 194 in Italia nell’anno 2020, il numero di IVG risulta essere stato di 66.413 interruzioni volontarie di gravidanza, con una riduzione del 9,3% rispetto al dato del 2019. Negli anni dal 1983, anno in cui si è avuto il più alto numero di IVG in Italia, pari a 234.801 casi, si è rilevata una continua diminuzione. Dalla relazione ministeriale si può vedere come, dopo oltre 40 anni, la legge sia ancora applicata male e addirittura non applicata in molti suoi punti e in molte aree del nostro paese, un quadro grave descritto dall’indagine Mai Dati.

andamento IVG in Italia nel tempo

La principale questione riguarda l’obiezione di coscienza: nonostante sia lievemente in calo, il numero di ginecologi obiettori resta alto, con una media nazionale del 67%. Il dato varia molto sul territorio; alcune regioni registrano percentuali superiori all’80% e la situazione è critica anche tra anestesisti e personale non medico. L’associazione Laiga segnala che, in alcune regioni, meno del 30% degli ospedali offre servizio di IVG. Inoltre, in alcune regioni si parla di battito del feto come momento determinante per iniziare i 7 giorni di riflessione. A seconda dell’epoca gestazionale si può procedere con IVG farmacologica, chirurgica o terapeutica.

L’aborto farmacologico può essere effettuato solo entro 7-9 settimane dal concepimento (49/63 giorni, variabile per regione) e avviene mediante RU486 seguito da misoprostolo. Può avvenire in ambulatorio o day-hospital, non richiede obbligo di ricovero. Dopo le 9 settimane è obbligatorio l’aborto chirurgico. L’intervento si esegue con preparazione pre-operatoria, colloquio con il personale sanitario e anestesia: è previsto isterosuzione o raschiamento, a seconda della settimana di gestazione. L’intervento comporta tempi di dimissione variabili e possibile parto di controlli post-operatori.

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