Pensare altrimenti: ritratto kritico di Diego Fusaro e della sua critica al dissenso

Pensare altrimenti, dell’inimitabile (perché credo nessuno voglia farlo) Diego Fusaro. Se il saggio trash di Leonardo Caffo mi aveva messa a dura prova, questa… cosa scritta da Fusaro mi ha torturata. Fusaro è, come Caffo, un filosofo di professione che sente stretta la società contemporanea, trovandosi perfettamente a suo agio solo nell’ambiente rivoluzionario e anticonformista delle università italiane (private e non). Volendo coniugare il suo spirito e le sue capacità filosofiche, ha pensato bene di scrivere un saggio sul dissenso. Appunto, analizzandolo come un filosofo e raccontandolo come un dissenziente, direte voi.

Un Bartleby del Novecento può, per certi versi, essere considerato il secondo personaggio del dissenso che avevamo precedentemente evocato, il protagonista di Sostiene Pereira (1994) di Antonio Tabucchi. Sì, in effetti più che un saggio è un enorme collage, in cui possiamo trovare pezzi di Gramsci, di Canetti, di Moravia, di Debord, di Melville… Fusaro è anche capace di citare Lenin e don Milani, Nietzsche e Platone, Prometeo e Gesù: nel suo magico mondo, personaggi che si scannerebbero a vista si tengono per mano in un cerchio e, cantando tutti insieme, approvano il filosofo nel centro. Sono solo alcuni esempi, in cui riconosciamo Marx nei primi due (Manifesto del Partito Comunista) e di nuovo Hegel (Lezioni sulla filosofia della storia).

Da un certo punto di vista è meglio che si limiti a scimmiottare i grandi, perché quando prova a coniare lui stesso delle espressioni con cui passare alla storia, be’, è probabile che passi alla storia per il motivo sbagliato, considerando che “armata Brancaleone dei laicisti” (come lui chiama gli “avversari” che si professano atei) è quanto di meglio abbia saputo fare. Ma gli appunti sullo stile non sono finiti. Fusaro, oltre alle parole altrui, usa liberamente anche i termini propri delle scienze esatte: nel saggio troviamo quindi “geometrie variabili di dissenso e tolleranza”, possiamo andare “al di là di ogni possibile isomorfismo” e capiamo che i testi di algebra andrebbero aggiornati per includere il “teorema di La Boétie”.

Se c’è un significato in tutto questo? Ed è curioso che il nostro scriva così, perché a quanto pare è un acceso difensore dell’italiano dagli attacchi della lingua inglese. Intendiamoci, l’italiano è meraviglioso e andrebbe certamente difeso e anche un po’ riscoperto. Ma se la difesa è affidata a Fusaro stiamo freschi! Oltretutto il nostro amante dell’italiano ci molesta con decine e decine di inutili parole in tedesco, in latino, in greco… e anche in inglese. Perché?

тема изображения (infografica su Fusaro e pensiero critico)

Lasciamo la forma e passiamo al contenuto: e qui forse dovrei finire la recensione, perché il contenuto non esiste. In effetti è difficile capire quale sia la tesi del saggio e non credo che la difficoltà sia dovuta solo allo stordimento causato dal “Mit-Sein”, dalle “grammatiche orwelliane” e dalla “normatività eteronoma di metafisiche veritative”. Posso azzardare che il nostro voglia dirci che il capitalismo è cattivo e che dissentire è una cosa buona, ma è soltanto una congettura. Infatti, sempre come Caffo, Fusaro si contraddice, fa ampi giri di parole per tornare al punto di partenza, dà definizioni arbitrarie e confuse, invece di spiegare un concetto preferisce ripeterlo.

Così, in Pensare altrimenti ci viene detto che Destra e Sinistra sono due facce della stessa medaglia sia nell’ottavo capitolo, sia nel diciassettesimo, con una mancanza di regolarità che urta; e il povero lettore può cercare finché vuole il motivo della suddetta affermazione, non lo troverà mai, perché anche i capitoli fra i due che ho citato sono ripetizioni di altri capitoli (in cui non è spiegato nulla). Altro tratto distintivo del nostro dissidente è la reticenza. Marx, cui Fusaro dice di ispirarsi, non ebbe paura di far nomi, da quelli dei politici a quelli dei filosofi ostili, denunciando coloro che, secondo lui, erano sfruttatori e disonesti. Fusaro invece parla genericamente di “re della finanza”, di “signori del globalismo” e di “banchieri apolidi”. E delle tesi avverse ai temi che ha cari dice sia bene, sia male. Dunque le lotte per le unioni civili sono giuste o illusorie?

Ma Fusaro non parla solo di moralità, si addentra anche nell’economia, menzionando, tra l’altro, la crisi del 2007. No non ci sarà nessuna discussione scientifica sui mutui subprime. Non mi basterebbero dieci recensioni per evidenziare tutte le assurdità e le brutture di Pensare altrimenti. Voglio però ancora mettervi a parte di due mie perplessità. La prima riguarda certe critiche mosse proprio a questo libro di Fusaro, critiche centrate sulle posizioni politiche e su certe tesi dell’autore. La seconda perplessità è molto semplice: come può una casa editrice rispettabile, e che tra l’altro ha pubblicato alcune delle suddette voci critiche, dare alle stampe un libro come Pensare altrimenti?

Lo stesso approccio critico e la stessa attenzione ai dettagli sono alla base del mio lavoro di editor. Filosofo e saggista trentacinquenne, Diego Fusaro insegna filosofia presso l’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano (IASSP) ed è membro del progetto Eticonomia. È autore di numerosi saggi, tra i suoi lavori più recenti: Bentornato Marx! (Bompiani, 2009), Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo (Bompiani, 2012), Il futuro è nostro (Bompiani, Milano 2014), Antonio Gramsci. La passione di essere nel mondo (Feltrinelli, Milano 2015), Pensare altrimenti (Einaudi 2017), Storia e coscienza del precariato (Bompiani 2018).

Il nostro presente è dominato da un sistema economico che non si limita più a condizionare i mercati, ma plasma identità, desideri, affetti, linguaggi e persino il modo in cui immaginiamo il futuro. Per Fusaro, la filosofia è scienza della verità, un sapere che non deve solo descrivere, ma trasformare la Totalità. Il capitalismo non è più, secondo Fusaro, una questione solo economica: è una struttura psico-antropologica che entra nelle vite con la stessa naturalezza con cui scorriamo un’app sul telefono.

Bentornato Marx! Un appuntamento da non perdere. “Non conosciamo alcuna mèta, siamo solo un cammino”. (M. Non amo descrivermi: e, tuttavia, preferisco che a farlo sia io e non il ‘si dice’ di heideggeriana memoria. Mi considero allievo indipendente di Hegel e di Marx, di Gentile e di Gramsci.Intellettuale dissidente e non allineato, sono al di là di destra e sinistra. Se, infatti, la sinistra smette di interessarsi a Marx e a Gramsci, occorre smettere di interessarsi alla sinistra: e continuare nella lotta politica e culturale che fu di Marx e di Gramsci, in nome dell’emancipazione umana e dei diritti sociali.

Diego Fusaro, marito e padre di due figli, ha studiato al Liceo classico Vittorio Alfieri di Torino, si è laureato in filosofia all’Università degli studi di Torino e ha conseguito il dottorato all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Insegna storia della filosofia all’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano (IASSP). Leggo prevalentemente letteratura classica, Hugo, Dostoevskij, Dumas, Steinbeck. Matrix mi piace molto perché è denso di implicazioni Filosofiche. Ma mi piace molto anche Il federale con Ugo Tognazzi, o Goodbye Lenin. In musica, in realtà non mi spingo oltre Beethoven e Mozart. Assolutamente no: io mi occupo di filosofia.

È un movimento culturale e poi anche politico nato non per mia volontà ma ispirandosi alle mie pur modeste idee. Ovviamente io non ho contezza di cosa realmente accadde. Nella migliore delle ipotesi, si trattò di un evento che fu funzionale alla dominazione americana e allo scontro di civiltà che lo stesso Bush ebbe a dichiarare in quel contesto. È questa un’affermazione di un qualunquismo bestiale: votare ha senso quando con il voto si può esprimere una scelta fra differenze radicali; quando si vota scegliendo fra espressioni uguali, del medesimo ordine - partiti tutti ugualmente liberal-atlantisti, di sinistra, di centro o di destra che siano, che simulano la pluralità e la democrazia ma restano tutte articolazioni immanenti del partito unico del capitale - il voto diventa una clamorosa presa in giro.

Chi si siederebbe al tavolo sapendo che le carte sono truccate? Con questa espressione ho inteso affermare che “Mani pulite” portò al crollo della prima repubblica senza che nessuno avesse votato quel cambio di governo (allora c’era Bettino Craxi); si utilizzò insomma un metodo non elettorale e non parlamentare per rovesciare, cioè per far cadere, un governo che era stato eletto dal popolo italiano. Non sempre i colpi di stato presuppongono l’uso di bombe e carri armati.

(P. Calabrò, Cambiare le cose. Introduzione al pensiero di Diego Fusaro, Moira Edizioni. Mental Coach professionista Ai sensi della L. 4/2013-Norma UNI 11601:2024, laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, dirigo con Diego Fusaro la collana di filosofia "I Cento Talleri" dell'editore Il Prato e con Daniele Baron la rivista online «Filosofia e nuovi sentieri». - WRITING COACHING. - Cambiare le cose. - EDITING. - Pensiero in azione. - Il rischio di pensare. - Ivan Illich. - La verità cammina con noi. - Le cose si toccano.

Diego Fusaro è, a quanto sembra, il prototipo dell’intellettuale impegnato. Castano con occhi azzurri, giovanissimo, ben vestito, scrittore, giornalista, polemista, moralista, antifascista, anti-ideologia-neo-capitalista e, non dimentichiamolo - filosofo. Fusaro si presenta seduto sul suo scranno, dal di dietro dello schermo, e appare come la Madonna. Fusaro è rivestito di armi di luce, le armi della Cultura: per sua voce parlano i Nomi della storia, anzi, parla la Storia. Egli è surrogato di Aristotele (lui dice «Aristotile»), Platone (lui dice «Plato») e, soprattutto, Karl Marx (lui dice «Carlo Marx»).

Si sarà capito: Fusaro ama il parlar forbito. Fusaro aborre la lingua della plebe, che è la lingua della volgarizzazione post-moderna, dell’ideologia proto-fascista, turbo-capitalista, americanocentrica, dimentica del giovane Carlo Marx. Applausi. Chi lo capisce? Nessuno; ma tutti un po’ di amaro lo sentiamo: forse che siamo noi a mancare di cultura per intendere il periodare di Fusaro? Sale questo dubbio, ma è vano. A noi Fusaro ricorda Lina Presotto, la «formosa e alacre domestica» di Alberto Savinio, che rispondendo al telefono scambiava gli «aspettare» con altrettanti «attendere», giusto così, per imbottire la sua lingua di un po’ di cellulosa. Diego Fusaro è il profeta dell’Antilingua. Fusaro è il Tramonto dell’Occidente mascherato dietro gli occhialetti da studioso, dietro la vocina stridula e monocorde del professorino che dice «nocumento» ma sbaglia a coniugare il latino.

Fusaro mette una mano tra noi e lui, guarda dall’altra parte, indica la direzione, pastore di pecorelle smarrite. Per piacere, non lasciamoci ingannare. Questo articolo nasce come reazione ad un video recentemente pubblicato da Fusaro sulla sua pagina YouTube. Nel video, un intervento a L’aria che tira, Fusaro dice: «essere di sinistra vuol dire, Marx e Gramsci ducunt [si noti la stortura, il verbo latino è coniugato male], essere dalla parte dei lavoratori, degli sfruttati. È evidente che l’immigrazione di massa va a nocumento dei lavoratori».

La sconvolgente verità sull'immigrazione spiegata da Diego Fusaro

Qui, dopo la citazioncina da professore (come si vede, errata), Fusaro usa «nocumento», termine forbito, alto, che risplende di erudizione. La cosa si commenta da sola: Fusaro appare come l’incarnazione della Sapienza; poi cita in latino, sbagliando. Uno si siede a tavola per una cena di gala, vestito elegante, gomiti a posto, farfallino e abito scuro; poi rutta. Questo è Fusaro. Comunque, evidentemente Fusaro si è accorto dell’errore, e ha tagliato il frammento registrato di video prima che potessimo condividerlo; frammento che testimonia (guarda caso) il suo strafalcione. Fateci caso: al posto di ducunt c’è un salto nella registrazione (min. 1.49).

Noi, com’è ovvio, il video l’abbiamo visto prima della modifica. Voi potete fidarvi o meno. Sì, lo sappiamo. Te lo chiedono già tutti. Però è vero: anche se tu lo leggi gratis, fare un giornale online ha dei costi. Frammenti Rivista è edita da una piccola associazione culturale no profit, Il fascino degli intellettuali. Non abbiamo grandi editori alle spalle. Non abbiamo pubblicità. Per questo te lo chiediamo: se ti piace quello che facciamo, puoi iscriverti al FR Club o sostenerci con una donazione. Libera, a tua scelta.

Diego Fusaro (Torino, 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici), di cui è anche direttore scientifico. Laureatosi a Torino in Storia della filosofia, ha conseguito nel 2011 il dottorato in Filosofia della storia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, con una tesi su Reinhart Koselleck. Ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Bielefeld in Germania. Nel 2017 ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale in storia della filosofia come professore associato.

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