Oggi vorrei parlare di nuovo di un fenomeno spettacolare ed interessante che gli esseri viventi fanno: mi sto riferendo alla riproduzione degli animali. Prima di tutto va detto che le cozze sono a sessi separati e ciò vuol dire che ci sono animali maschi e femmine. Ebbene, dalle uova fecondate si formano delle larve che si trasformeranno in giovani cozze di 3 millimetri circa di grandezza nel corso di 4 settimane.
Caratteristiche generali e dimensioni
Volete sapere qualcosa sulla cozza? Sapete altre informazioni sulla riproduzione della cozza? Le sue dimensioni sono variabili, tra i 5 e gli 8 cm, anche se sono stati pescati esemplari giganti di 15 cm, mentre il peso oscilla tra i 6-8 grammi, senza guscio. Le caratteristiche vincenti che ne hanno permesso la grande diffusione nel Mediterraneo? La sua capacità di ancorarsi alle superfici è tra i suoi talenti, in quanto la Cozza o Mitilo è in grado di fissarsi saldamente agli scogli per mezzo del bisso, un filamento prodotto da una ghiandola che solidifica a contatto con l'acqua.
Carni tenere, dal buon contenuto proteico e tenore lipidico molto basso, composto da acidi grassi polinsaturi omega-3 a lunga catena. Basso il contenuto di grassi saturi e colesterolo, tanto quanto l'apporto calorico, mentre elevato è l'apporto di minerali, in particolare fosforo, ferro, iodio, rame , selenio, vitamina B12, zinco e biotina.
Fisiologia e biologia della cozza
Cerchi un'alternativa a questo mollusco? Vuoi approfondire? SpecieM. Mytilus dilatatus J.E. Mytilus galloprovincialis angustataR.A. Mytilus galloprovincialis var. angustataR.A. Mytilus galloprovincialis var. Mytilus galloprovincialis var. Mytilus galloprovincialis var. Mytilus galloprovincialis var. Mytilus galloprovincialis var. Il mitilo mediterraneo[2] (Mytilus galloprovincialis Lamarck, 1819), commercialmente conosciuto come cozza o mitilo[3], è un mollusco bivalve ed equivalve. La valva, composta principalmente da carbonato di calcio, si presenta esternamente di colore nero o nero-viola, con sottili cerchi d'accrescimento radiali e concentrici verso la parte appuntita; internamente si presenta invece di colore madreperla, ma con una superficie liscia. L'animale si lega al supporto attraverso il bisso, costituito da fibre composte da L-3,4-diidrossifenilalanina (DOPA), sostanza studiata per la sua straordinaria resistenza alla trazione[9]: per la parte prossimale della fibra la resistenza è di 35 megapascal e per la parte distale di 75 megapascal[10].
La parte prossimale del bisso può essere allungata fino a tre volte la sua lunghezza e quindi ha una relativamente elevata estensibilità, che viene superata solo dalla seta di ragno, tra le fibre naturali di origine animale[10]. La parte distale, più resistente allo strappo, può essere allungata fino al doppio della sua lunghezza[10]. Rispetto ai capelli, i fili di bisso hanno una superficie della fibra liscia e senza squame; la sezione trasversale ellittica permette di distinguerla dalle fibre della seta. Il mitilo si è naturalizzato in diverse regioni del mondo: in Giappone, California, Sudafrica, Australia meridionale e Nuova Zelanda[12]. In queste località il mitilo mediterraneo compete con la fauna locale ed è perciò considerata specie invasiva, dannosa per gli ecosistemi.
I mitili sono frutti di mare molto apprezzati. Nella parte edibile del mitilo si ha una media di circa 80 calorie[14] ogni 100 g[15] fornite per il 65% circa da proteine. I mitili sono caratterizzati dalla presenza di sostanze importanti dal punto di vista nutrizionale: il ferro ammonta a 5,8 mg ogni 100 g di parte edibile[16] e nel modesto contenuto di grassi è alta la percentuale di acidi grassi polinsaturi, tra cui l'acido eicosapentaenoico e l'acido docosaesaenoico, come anche è rilevante la presenza di pochi acidi grassi saturi, rispetto ad altri cibi di origine animale.
Trasformazione culinaria e precauzioni sanitarie
in pentola o padella insieme ai loro gusci con solo pepe e cotti con il coperchio (dopo opportuna pulizia dei gusci dalle concrezioni biologiche e l'eliminazione del bisso, ossia dei filamenti che li tengono ancorati agli scogli). Il mitilo mediterraneo è edule, ma il suo consumo richiede molte precauzioni poiché esso, se cresciuto in zone marine prossime a scarichi urbani o in zone ove le correnti marine trascinano elementi provenienti da acque reflue, può essere facilmente ricettacolo di batteri e/o virus molto pericolosi. Per i motivi suddetti è sconsigliabile l'uso comune di mangiarli crudi, conditi con succo di limone. In alcune zone del meridione d'Italia questo modo di cibarsene è considerato, erroneamente, apportatore di effetti afrodisiaci.
Nell'Italia meridionale il mitilo è conosciuto con il nome di "cozza"[4], termine derivante dal latino cochleam, ossia "chiocciola" e quindi "guscio". Il termine meridionale "cozza" è compreso in tutta Italia e negli ultimi decenni viene spesso usato anche nel resto d'Italia, a livello però esclusivamente commerciale. In Liguria e nelle province toscane di Massa-Carrara, di Lucca e di Pisa, il termine locale per indicare i mitili è muscoli. A La Spezia la tradizione dei coltivatori di mitili (detti, muscolai) risale alla fine del 1800. Il termine "muscolo" deriva dal latino musculus, dal quale hanno avuto origine anche i corrispondenti termini di numerose lingue europee. Ad Ancona, alle pendici del promontorio del Conero, l'allevamento dei mitili è presente, ma è poco diffuso, perché si pratica ampiamente la raccolta di quelli selvatici, molto abbondanti sugli scogli. Il nome locale dei mitili è móscioli; essi sono uno dei simboli identitari della città[24] e di tutta la Riviera del Conero. Il mósciolo selvatico di Portonovo è un Presidio Slow Food e "presidio di bio-sociodiversità" del Comune e della Provincia di Ancona. Il mòsciolo cresce tra la spiaggia del Passetto di Ancona e la spiaggia dei Sassi Neri di Sirolo; il guscio è caratterizzato da uno spesso strato di concrezioni ed è tradizione degli anconetani raccoglierlo sugli scogli "facendo i fiati", ovvero in apnea. La pesca professionale viene però condotta da pescatori subacquei. In Veneto il mitilo viene chiamato peocio o pedocio[29], generando omonimia con il termine dialettale per pidocchio e anche con l'aggettivo gergale, presente anche nella variante peocìn, per definire una persona spilorcia, equivalente dell'italiano "pidocchioso".
il sistema "a monoventia", in cui le reste o corde su cui crescono i mitili sono appese a un unico cavo portante, è stato introdotto a partire dagli anni novanta del Novecento e in breve tempo è diventato quello prevalente. Le zone in cui la mitilicoltura è di più antica tradizione sono il golfo di Taranto (cozza tarantina), il golfo della Spezia, la Laguna Veneta, il litorale Flegreo. I mitili galiziani sono allevati in acquacoltura da diverse generazioni. Gli allevamenti sono concentrati in cinque grandi estuari simili a fiordi: le Rías Baixas. La Galizia è oggi il più grande produttore di mitili d'allevamento in Europa e il secondo produttore al mondo, dopo la Cina. La base dell'allevamento è la batea, una zattera in legno di eucalipto con una lunghezza laterale di 25 metri che può trasportare fino a 500 corde, su cui crescono i mitili, lunghe fino a 15 metri.

↑ Mytilus galloprovincialis, su marinespecies.org. 1 2 A. Lucchetti, Il mitilo, su pubblicitaitalia.com. ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. ↑ mùscolo, su treccani.it. 1 2 Friûl.net, su friul.net. 1 2 3 Roberto Perrone, Manuale del viaggiatore goloso, capitolo Ritorno a Portonovo seguendo il mosciolo, Edizioni Mondadori, 2015. Chiara Giacobelli, 101 cose da fare nelle Marche almeno una volta nella vita, capitolo Farsi una mosciolata a Portonovo, Newton Compton Editori, 2011. 1 2 3 (EN) J. Gosline, M. Lillie, E. Carrington, P. Guerette, C. Ortlepp, K. Savage: Elastic proteins: biological roles and mechanical properties. In: Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. Band 28, 357(1418), 2002, S. 121-132. ↑ (EN) J. S. Jaworski: Properties of byssal threads, the chemical nature of their colors and the veil of Manoppello. In: Proceedings of the international workshop on the Scientific approach to the Acheiropoietos images. 2010. ↑ Mytilus galloprovincialis / Invasive Species of Japan, su nies.go.jp. ↑ Lowe S. J., M. Browne and S. Boudjelas (2000) 100 of the World's Worst Invasive Alien Species Archiviato il 22 dicembre 2018 in Internet Archive.
Da autunno fino a primavera alleviamo le cozze nelle nostre acque per essere poi reimmerse in altri mari fino alla loro completa maturazione. Tutto ha inizio a novembre con la preparazione dei letti, ossia delle griglie di corda. Una delle fasi più suggestive dell’intero processo produttivo è la cosiddetta sciorinatura che viene eseguita ogni 20-30 giorni. Una volta asciugata, la semina viene poi ributtata in mare per altri 30 giorni prima di essere estratta per la preparazione del pergolato. A maggio si forma il novellame, ovvero cozze di 1-2 centimetri, mentre ad ottobre la cozza cresce fino ai 2-3 cm (comunemente detto pre-ingrassato). Le corde di seme, il cui peso oscilla tra i 10 e i 12 kg, vengono sistemate su pedane alte 2 metri per un peso massimo di 1000-1100 kg. All’interno del pallet, al momento della spedizione vengono posti due grandi sacchi di ghiaccio al fine di garantire un’ottimale conservazione del prodotto fino alla consegna. Solitamente la consegna avviene entro le 48 ore dalla partenza.
Riferimenti culturali e termini locali
Dicono che le cozze siano le più… intellettuali dei molluschi, perché sono molto ricche di tirosina, un aminoacido che serve per la sintesi di dopamina e noradrenalina, necessarie al funzionamento del cervello”. Sono anche molto gustose per via della delicatezza delle loro carni. Nell'Italia meridionale questo frutto è conosciuto con il nome di "cozza"[4], termine derivante dal latino cochleam, ossia "chiocciola" e quindi "guscio". Il termine meridionale "cozza" è compreso in tutta Italia. In Campania è Napoli e dintorni a manifestare un legame profondo con questo mollusco che affonda nella notte dei tempi. Nell’area campana le cozze probabilmente erano allevate già ai tempi della colonizzazione greca, come si evince da alcune monete coniate tra il V e il IV secolo a Cuma. Il prodotto è reso eccezionale dalla natura vulcanica del mare flegreo che dona ai molluschi grande sapidità. Fu nell’800 che Ferdinando di Borbone, re famoso anche per la sua ghiottoneria, innalzò questo cibo al rango di piatto adatto a palati più raffinati - sembra che le pescasse personalmente nelle acque di Posillipo - Con lui nasce la famosissima “impepata di cozze” che in seguito, proprio a causa del basso valore economico si diffuse tra le classi popolari che non solo ne apprezzarono il gusto, ma ne fecero anche un mestiere: “l’ostricaro fisico”, il venditore ambulante di cozze, uno dei più antichi mestieri napoletani.
Nell’area marchigiana questi frutti non vengono allevati, ma si pratica la raccolta di quelli selvatici, molto abbondanti sugli scogli. Il nome locale è móscioli, uno dei simboli identitari della città e di tutta la Riviera del Conero. Il mósciolo selvatico di Portonovo è un Presidio Slow Food. Tutti questi prelibati molluschi, indipendentemente dalla provenienza, raggiungono anche dimensioni di 15 centimetri, ma solitamente in commercio si trovano cozze di almeno 5 centimetri: le cozze vivono attaccate a strutture come scogli e pontili immersi nell'acqua grazie al "bisso", quell'intreccio di fibre molto resistenti che volgarmente viene chiamato "barbetta" (da togliere durante la pulizia). Dentro alla grossa conchiglia bivalva c'è il mollusco dalle carni pregiate. La differenza è che quelle colore arancione vivo sono femmine, mentre quelle di colore giallo sono maschi. La pulizia della conchiglia deve essere fatta in modo accurato e due sono le cose da fare, togliere il "bisso" e le incrostazioni. Attenzione le incrostazioni bianche attaccate al guscio si chiamano "denti di cane" e se sono presenti significa che la cozza è di scoglio, ovvero la migliore, più piccola ma più saporita. Le cozze hanno un bassissimo contenuto di grassi e calorie, quindi sono indicate in una dieta ipocalorica, ma sono anche una ricca fonte di antiossidanti, vitamine, in particolar modo di vitamina (gruppi C e B) e di proteine nobili.
Tecniche di allevamento e produzione moderna
Taglia di riproduzione:ca. Le cozze o mitili sono dei bivalvi, dalle conchiglie di colorazione scura (nere, marroni, bluastre), che vivono filtrando il loro nutrimento dall’acqua di mare. Le cozze sono allevate in Europa da secoli, su pali infissi nel fondale o su corde galleggianti sorrette da boe. Le cozze neonate vengono allevate su lunghe corde per essere poi rilasciate in mare per depositarsi sui fondali e crescere fino a dimensioni adatte al consumo. L’allevamento su pali o corde ha minori effetti negativi sull’ambiente. L’allevamento di organismi filtratori quali le cozze non necessita di utilizzo di mangimi, si nutrono filtrando il particolato dalla colonna d’acqua.
