ANSA - ROMA, 28 SET - La pertosse può essere letale se contratta da un neonato e spesso a trasmettergliela, incolpevolmente, è proprio la mamma.
Vaccinando la donna in gravidanza non solo si evita che lei stessa contragga la malattia ma soprattutto si protegge il neonato per i primi tre mesi di vita, quelli durante i quali non può essere immunizzato.
Perché vaccinare in gravidanza è una priorità
Il consiglio è una delle indicazioni previste dal nuovo 'Calendario vaccinale per la Vita', presentato oggi dalla Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (Siti), la Società Italiana di Pediatria (Sip), la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) e la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fmmg).
«Negli ultimi anni di casi di pertosse sono aumentati a causa del calo delle vaccinazioni. Ma questa malattia - spiega il presidente della Sip Giovanni Corsello - nei lattanti può avere conseguenze gravissime, a volte letali. La causa è una particolare tossina prodotta dal batterio, che porta a danni neurologici cerebrali, oltre ai noti sintomi respiratori come l'apnea. Risomministrare, o somministrare per chi non lo ha mai fatto, il vaccino contro la pertosse a donne incinte consente di trasmettere la protezione anche al proprio bimbo».

Ruolo degli operatori sanitari e percorsi educativi
A veicolare queste informazioni dovrebbero essere, secondo gli esperti, pediatri, medici di famiglia, ma anche ginecologi e ostetriche che organizzano i Corsi di accompagnamento alla nascita.
Per la pertosse così come per "molte altre malattie infettive che possono avere esiti anche fatali o fortemente invalidanti", ribadiscono gli esperti, "le vaccinazioni sono l'unico strumento di prevenzione".
Caratteristiche e diffusione della pertosse
"La pertosse, un cui focolaio è stato rilevato tra i giocatori del Sassuolo Calcio, è una malattia tipica dell'infanzia, ma attualmente sono in aumento i casi anche tra gli adulti a causa di una inadeguata prevenzione vaccinale". La vaccinazione, chiarisce l'esperto, "viene effettuata nei bambini piccoli ma perde efficacia con gli anni; per questo, un richiamo dovrebbe essere effettuato ogni 10 anni ed è disponibile anche un vaccino per gli adulti. Tuttavia, solo una minoranza della popolazione lo effettua. Aumentano, quindi, i soggetti suscettibili all'infezione".
Ovviamente, sottolinea, "in un ambiente chiuso e dove si intrattengono contatti stretti, come nel caso di una squadra di calcio, il rischio contagio è alto".
Trasmissione, sintomi e diagnosi
È una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis, e viene annoverata fra le malattie infantili, come la rosolia, il morbillo, la varicella e la parotite, colpendo prevalentemente bambini sotto i 5 anni. L'uomo, spiega l'Istituto superiore di sanità sul proprio sito, è l'unico serbatoio noto del batterio; di conseguenza la trasmissione della malattia avviene solo fra esseri umani. A differenza delle altre malattie infantili, l'immunità conferita da una prima infezione non è però definitiva, ma declina col tempo.
La pertosse è diffusa in tutto il mondo, ma è diventata assai rara, specialmente nei Paesi in cui è stata introdotta la vaccinazione generalizzata nell'infanzia. Nelle popolazioni vaccinate si è tuttavia osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità.
Andamento clinico e decorso
Nelle popolazioni vaccinate si è tuttavia osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità. In Italia la pertosse viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie. L'esordio della malattia si manifesta con una tosse lieve, accompagnata da qualche linea di febbre e secrezioni nasali: è la fase catarrale, che dura da 1 a 2 settimane. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva, che può durare più di 2 mesi in assenza di trattamento. Il contagio avviene per via aerea, probabilmente attraverso goccioline di saliva diffuse nell'aria quando il malato tossisce. La terapia consiste di antibiotici, spesso l'eritromicina.

La pertosse è una malattia infettiva altamente contagiosa causata dal batterio Bordetella pertussis, pericolosa soprattutto per i neonati. Si trasmette per via respiratoria tramite goccioline di saliva e richiede l’obbligo di notifica alle autorità sanitarie, con un isolamento di sette giorni dall’inizio della terapia. La cura antibiotica è fondamentale per ridurre la contagiosità, che altrimenti può durare settimane. I sintomi iniziano con una tosse catarrale notturna che evolve, dopo circa due settimane, in una fase acuta caratterizzata da attacchi convulsi violenti. Questi colpi di tosse ravvicinati terminano spesso con il tipico “urlo” inspiratorio, vomito o cianosi. La guarigione è lenta: segue una lunga convalescenza in cui la tosse persiste per settimane mentre i polmoni si ristabiliscono, senza che ciò indichi necessariamente una ricaduta.
Vaccinazione e protezione del neonato
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Da alcuni anni la vaccinazione antipertosse è raccomandata in gravidanza. Viene somministrata insieme all'antitetanica e all'antidifterica, di norma tra la 27ma e la 30ma settimana.
Considerazioni finali sulla protezione del neonato
E' molto importante che la futura mamma si sottoponga al vaccino contro la pertosse, per proteggere il suo neonatino nelle prime settimane di vita, prima che sia a sua volta vaccinato.
