La storia era emersa nel luglio scorso all'ospedale Sant'Anna di Torino. Una bambina di 13 anni con un pancione di nove mesi. Ad averla messa incinta il padre che abusava di lei già da tempo. L'uomo le avrebbe fatto violenza anche in ospedale, di notte approfittando della ridotta sorveglianza notturna, ma le telecamere avrebbero ripreso tutto. La procura ora ha chiuso le indagini.
Il padre, di origini filippine, è accusato di violenza sessuale aggravata sia per i fatti avvenuti in ospedale, sia per gli abusi commessi sulla figlia dall'autunno 2022, quando lei aveva 12 anni. L'uomo deve anche rispondere di maltrattamenti verso la propria compagna e verso tutti e tre i suoi figli. Adesso viene indagata anche la madre che - secondo la procura - non poteva non sapere. E' accusata di violenza sessuale «per non aver impedito, o segnalato» che il compagno abusasse della figlia.
Arresti e episodi di violenza nella stessa regione
La polizia sabato ha arrestato un 50 enne biellese ritenuto responsabile di reiterati maltrattamenti nei confronti della moglie convivente. La poveretta, in stato di gravidanza, vittima da tempo delle violenze fisiche e psichiche dell’uomo, ha trovato la forza di denunciarlo, recandosi all’ospedale di Ponderano insieme alla figlia minore per chiedere aiuto. Nelle stesse ore un episodio per molti versi analogo, un uomo è stato arrestato: pugni e calci alla compagna. Le impedisce di chiamare i soccorsi. E’ accaduto a Novara.
Come riporta novaraoggi.it, i militari della Sezione Radiomobile del N.O.R. della Compagnia di Novara hanno arrestato, lo scorso 17 marzo, B.A.A., classe ‘75, residente nel vercellese ma domiciliato a Novara, noto alle forze dell’ordine. Una prima denuncia presentata dalla donna nel 2016, si rendeva protagonista di una condotta violenta, colpendo la malcapitata con pugni e calci, provocandole un trauma contusivo facciale, una ferita lacero contusa al labbro e la frattura di un dito della mano sinistra.
Rimani aggiornato seguendoci su Google News! La violenza contro le donne e la violenza contro i bambini sono tematiche ormai riconosciute, studiate e contrastate, ma quasi sempre in modi e in percorsi separati. Occorre invece rivolgere una specifica attenzione alla violenza che viene subita insieme dalla donna e dal bambino, la violenza nel periodo perinatale. Il tema non è di facile approccio in quanto richiede il superamento di convinzioni rassicuranti e non corrispondenti alla dimensione reale. Purtroppo la realtà smentisce questo luogo comune.
Quando aveva scoperto che la sua fidanzata, appena maggiorenne, era rimasta incinta, lui e i suoi familiari avevano fatto pressione perché interrompesse la gravidanza. L’anno dopo per nove lunghi mesi aveva continuato a tormentarla con dieci o anche venti chiamate al giorno, innumerevoli messaggi e una serie di pedinamenti tanto ossessivi che i professori a scuola, dopo che la vittima era stata assente per trentun giorni perché molto turbata da quell’assedio, le avevano permesso di usare un’uscita secondaria per sottrarsi a quella persecuzione. Le conseguenze oltre che sulla giovane mamma erano ricadute anche sul bambino, che temeva le fosse portato via, così come ha dichiarato di aver avuto paura di reazioni violente da parte dell’ex.
La condanna e le prospettive future
La condanna
Il giovane biellese accusato di stalking è stato condannato martedì a un anno di reclusione, 2 mila euro di multa e il pagamento delle spese legali. Ma potrebbe avere ancora a che fare con la giustizia. Come spiegato in aula dall’avvocato della giovane vittima, Francesco Alosi, in un episodio raccontato dalla ragazza potrebbe configurarsi il reato di violenza sessuale e per questo gli atti del processo sono stati rimandati in procura per un eventuale supplemento di indagini e una successiva imputazione.
La presunta violenza sessuale
Dopo averla invitata a casa sua «per parlare» avrebbe infatti chiuso la porta per poi spingerla sul letto e immobilizzarla, nonostante lei avesse ripetuto più volte «non voglio». Era riuscita a fuggire soltanto quando lui aveva tentato di togliersi i pantaloni. In stato di gravidanza e accompagnata dalla figlia minorenne, si è recata in ospedale per chiedere aiuto e farsi medicare ferite evidenti, tracce di una violenza che poi si è rivelata consumarsi in famiglia. Il racconto della donna è stato raccolto dagli agenti della squadra mobile, che in breve tempo hanno ricostruito la vicenda.
Seguendo le linee guida imposte di recente dalla Procura sulla violenza di genere, gli uomini guidati dal Commissario Capo Marika Viscovo hanno fornito al magistrato elementi tali per chiedere e ottenere dal gip un provvedimento di custodia cautelare in carcere per il marito, un biellese di 50 anni. La moglie è stata accompagnata in una struttura protetta.
