Disforia di genere nei bambini: comprensione, sviluppo e approcci clinici

La disforia di genere o disturbo dell’identità di genere indica quella condizione per cui un individuo non si identifica con il proprio sesso biologico, ma con quell’opposto. Infatti, l’identità di genere è la percezione individuale di appartenere a un sesso piuttosto che a un altro. La disforia di genere si presenta in età evolutiva ma non ha sempre un decorso continuo. Se un bambino gioca con una bambola non necessariamente si identifica con il sesso opposto, è positivo che i genitori lascino esprimere i figli e giocare con quello che più li aggrada. I problemi sorgono invece nell’incontro con la società che non accetta la diversità.

Origini diagnostiche e contesto terminologico

The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM) è un manuale redatto dalla American Psychiatric Association, il quale, nella quarta versione (DSM-4,) catalogava il disturbo dell’identità di genere fra le malattie psichiatriche, qualificandolo come un’”intensa e persistente identificazione con l’altro sesso”. L’undicesima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11), pubblicata dall’OMS nel 2019, ha provveduto invece a depatologicizzare ufficialmente la disforia di genere, spostandola dal gruppo delle malattie psichiatriche a una sezione del capitolo 17, denominato “Condizioni relative alla salute sessuale” (Conditions related to sexual health), in cui non viene classificata come “disforia di genere” (come avviene nel DSM), bensì come “incongruenza di genere”.

Descrizione clinica e decorso nel tempo

“Negli studi di follow-up su ragazzi in età prepuberale con discordanza di genere, compresi molti non sottoposti a trattamento di salute mentale, i desideri di cambiare sesso di solito si affievoliscono con il tempo e non persistono nell’età adulta, con solo il 2,2%[1] - 11,9%[2] che continua a sperimentare la discordanza di genere[3]”.

“Nella maggior parte dei bambini con diagnosi di incongruenza di genere, questa non persisteva fino all’adolescenza. Le percentuali differivano tra gli studi, probabilmente in base alla versione del DSM utilizzata dai medici, all’età del paziente, ai criteri di reclutamento e forse a fattori culturali.” Secondo la Endocrine Society e il WPATH, quindi, l’85% dei bambini, a cui è stata diagnosticata un’incongruenza di genere in età infantile, supera spontaneamente il disagio disforico nell’adolescenza. Si osservi che tale percentuale è riferita esclusivamente ai bambini che hanno ottenuto nell’infanzia una diagnosi di disforia di genere e che pertanto, secondo le disposizioni ICD-11, hanno manifestato fenomeni di incongruenza di genere per almeno due anni.

“Gli esperti di entrambi i lati del dibattito sulla soppressione puberale concordano sul fatto che, in questo contesto, dall’80% al 95% dei bambini affetti da GD hanno accettato il proprio sesso biologico nella tarda adolescenza[5]”.

Protezione, sostegno familiare e contesto sociale

“Il fatto che una percentuale compresa tra l’80 e il 95% dei giovani con disforia di genere emerga fisicamente e psicologicamente intatta dopo aver attraversato la pubertà senza affermazione sociale confuta questa affermazione.”

“Una parte rilevante del documento è dedicata all’analisi del sistema di cura attuale in vigore nel paese nordico. Si noti che l’affermazione opera un’importante sottolineatura con riferimento ai cosiddetti ‘casi estremi’.”

“Le prove di efficacia, in particolare le conoscenze basate sulla ricerca per il trattamento affermativo di genere (ormonale e chirurgico), sono insufficienti e gli effetti a lungo termine sono poco conosciuti.”

Età evolutiva: manifestazioni e differenze di genere

La disforia di genere si presenta fin dai primi anni di vita. Gli indicatori tipici compaiono già attorno ai 2-3 anni, ma il decorso non è sempre uguale o continuo. Può, infatti, assopirsi durante l’infanzia e ricomparire in adolescenza o, ancora, scomparire nell’età adulta.

La distinzione tra identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale è fondamentale: i bambini possono manifestare preferenze non conformi al ruolo di genere senza che ciò significhi disforia. La funzione del bambino è complessa e spesso è caratterizzata da dinamiche che riflettono lo sviluppo normale, non una patologia inevitabile.

Approcci clinici e percorso di cura

Il lavoro dello psicologo non consiste nel “convincere” il bambino di qualcosa, ma nel creare uno spazio sicuro in cui possa esprimere ciò che prova senza paura. Il supporto dei genitori è uno dei fattori più importanti. Non è necessario avere subito tutte le risposte. Molte famiglie si rivolgono inizialmente al pediatra, soprattutto quando i segnali compaiono nei primi anni di vita.

Quando la disforia di genere è persistente e provoca sofferenza significativa, può essere avviato un percorso di affermazione di genere. Nei casi più complessi, e solo dopo una valutazione specialistica, possono essere utilizzati i bloccanti della pubertà. Successivamente può essere presa in considerazione la terapia ormonale. La chirurgia rappresenta una fase che riguarda soprattutto l’età adulta.

In sintesi, la disforia di genere nei bambini va affrontata con consapevolezza e cognizione. L’identità di genere si sviluppa nel tempo e si costruisce anche attraverso le relazioni, l’ambiente familiare e il contesto sociale. È possibile che un bambino cresca in modo fluido, con cambiamenti nel tempo, e che la gestione debba essere flessibile e personalizzata.

grafico identità di genere e ruoli

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Indicatori chiave per i pediatri

Il pediatra deve ascoltare le necessità del bambino, adattarsi al suo linguaggio e incoraggiare l’espressione di se stesso, informando durante il percorso di crescita circa le possibilità mediche che possono supportare l’affermazione della propria identità di genere. Il pediatra deve, inoltre, lavorare a stretto contatto con famiglia e istituzioni scolastiche per creare ambienti sicuri e di sostento. Al tempo stesso, è importante che il medico indirizzi i piccoli e le loro famiglie verso un centro specialistico, che possa garantire il supporto di un team multidisciplinare composto da psicologi, neuropsichiatri, endocrinologi, per affrontare con coscienza la disforia di genere e farsi carico delle relative problematiche familiari e personali. Una équipe che si attiva per creare una rete di sicurezza per l’esplorazione dell’identità di genere del bambino prima e del ragazzo e adulto poi, arrivando a informare su ogni step del percorso, fino a trattare tematiche per un eventuale transizione di genere, con terapie ormonali e possibilità chirurgiche.

Conseguenze psicosociali e contesto sociale

La disforia di genere è una realtà complessa che riguarda non solo il corpo, ma anche l’identità, le emozioni e le relazioni. Per i genitori può essere difficile capire cosa fare e cosa dire. Non esiste una risposta giusta valida per tutti. Le dinamiche familiari, scolastiche e sociali influenzano sensibilmente l’esperienza dei bambini e degli adolescenti con DG, in particolare quando esiste discriminazione o violenza.

Il dibattito pubblico include anche considerazioni sulle linee guida internazionali e sull’esigenza di bilanciare protezione dei minori, autonomia identitaria e rischi di interventi prematuri. L’obiettivo comune è offrire supporto medico e psicologico adeguato, assicurando che i bambini e i giovani possano crescere in modo sano, sicuro e rispettoso della loro identità.

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