Graziella De Bonis: data di nascita, contesto e riferimenti nel caso Bergamini

COSENZA - Più che a un processo per omicidio, la decima udienza dell’affaire Bergamini somiglia a una puntata di “Piccoli problemi di cuore”. Protagoniste le ragazze della Ragioneria di Rende, la scuola frequentata in gioventù da Isabella Internò, l’imputata. All’epoca, però, Graziella è solo un’aspirante ballerina di sedici anni, anche lei iscritta all’Itc di Quattromiglia, seppur in una classe diversa da quella di Isabella.

Contesto e rapporti tra Graziella De Bonis e Denis Bergamini

«Denis aveva un debole per lei» riferiva qualche udienza fa l’ispettrice Ornella Quintieri, dea ex machina dell’inchiesta, ma sul punto è stata proprio la diretta interessata a gettare acqua sul fuoco: «Tra noi c’era una conoscenza superficiale. Quando mi vedeva passare dalla villetta di Rende ci salutavamo e nulla più».

Il famoso appuntamento che Denis le avrebbe dato pochi giorni prima di morire in realtà non sarebbe mai esistito. La Procura di Castrovillari la considera importante perché quel giorno, che la De Bonis colloca otto o dieci giorni prima della morte di Bergamini, mentre lei e il calciatore chiacchierano poco lontano dalla villetta, nei pressi di una farmacia, passa da lì Isabella e, stando a ciò che riferisce Graziella, lei e il suo fidanzato (ex?) si scambiano solo un gelido «ciao».

Elementi probatori e testimonianze chiave

A dimostrazione di ciò, ci sarebbero due circostanze narrate sempre dalla De Bonis. La prima è relativa a un biglietto anonimo, recapitatole circa un mese dopo i fatti del 18 novembre nel quale «mi si attribuiva la colpa della morte di Bergamini», l’altro invece riguarda un incontro avuto durante l’orario di lezione le gemelle Teresa e Stefania Libero, entrambe compagne di classe dell’imputata, che con tono minaccioso le avrebbero intimato «di non essere addolorata per la morte di Bergamini perché l’unica titolata a esserlo era Isabella».

Sia del biglietto minatorio che del colloquio avuto con le sorelle Libero, la testimone ne parla nel 2010 con l’avvocato Eugenio Gallerani, all’epoca impegnato a raccogliere quanti più indizi e spunti utili per far ripartire le indagini, ma non ne fa accenno nel 2012, quando si tratta di confermare il tutto davanti ai carabinieri. «Forse perché non me l’hanno chiesto» ha tagliato corto l’ex ballerina Rai, specificando poi di non ricordare la forma e il contenuto preciso di quella lettera né dove la stessa le fosse stata recapitata.

Più estenuante, poco prima, si era rivelato invece l’esame delle due Libero. Entrambe, infatti, non ricordavano praticamente nulla di quei giorni. Non erano legate a Isabella da particolare amicizia, ma la ricordano «disperata e in lacrime» nei giorni precedenti al funerale di Denis. La De Bonis? Una dice di averne un ricordo vago, l’altra nemmeno quello. Il pm Luca Primicerio e i legali di parte civile, Fabio Anselmo e Alessandra Pisa, le hanno incalzate per un’ora abbondante con domande del tipo: «Ha mai visto Isabella andare a scuola in macchina?», «Bergamini è mai passato a prenderla all’uscita?», «Chi erano le compagne di classe più intime della Internò» e altri piccoli problemi di cuore, ma senza grande costrutto: domande neutre, risposte quasi nulle.

Isabella la ricordano trentatré anni prima come una ragazza «allegra e socievole», ma dalla fine della scuola in poi non hanno mai più avuto modo di incontrarla o di parlare con lei, sostengono. Un atteggiamento che Primicerio ha definito «reticente» e il presidente della Corte, Paola Lucente, «rigido», ma tant’è: l’informativa Conceputa dalla Quintieri sotto le direttive dell’allora procuratore Facciolla, riserva pagine e pagine alle due gemelle, con tanto di fascicolo fotografico annesso.

La dinamica processuale e le prospettive future

Sono stati loro i principali testimoni del giorno, seguiti a ruota dalla già citata Tenzi, da Teresa Lopez - un’altra ex studentessa - e il già calciatore Stefano Ruvolo, protagonista di un piccolo colpo di teatro. Alla fine della sua deposizione, infatti, ha chiesto di poter salutare la Internò, permesso accordato dalla Corte. «Prego per te - le ha detto stringendole le mani - e spero che la verità venga fuori presto. Per te».

Nella seduta processuale del 14 marzo, la Corte d’Assise di Cosenza ha ascoltato sei testimoni, tra cui l’ex compagno di squadra di Denis, Stefano Ruvolo, Stefania e Teresa Libero, amiche di Isabella Internò, ed Emilia Graziella De Bonis, all’epoca studentessa dell’Itc di Quattromiglia notata da Bergamini. La corista di FrizziIl dettaglio inquietante del racconto reso in aula da De Bonis - negli anni diventata famosa per il ruolo corista a Domenica In e come presunta fiamma di Fabrizio Frizzi - sta appunto nel messaggio anonimo che avrebbe ricevuto qualche tempo dopo la morte di Denis. «Mi arrivò un biglietto anonimo - ha raccontato la teste - in cui venivo accusata di essere io la responsabile della morte di Denis. Questo fatto mi turbò molto».

Tra la giovane studentessa e il promettente calciatore, a quanto dichiarato in aula, non ci sarebbe stato altro che una conoscenza superficiale, nata nella piazzetta di Commenda di Rende nel 1986. E allora perché qualcuno avrebbe dovuto mandarle un simile biglietto? L’ultimo incontro fra i due«L’ultima volta che vidi Denis era a Commenda, nei pressi della farmacia Stumpo - ha riferito la testimone - Lui era in attesa di qualcuno, e mi ha salutato mentre parlava con Michele Padovano. Poi passò Isabella e si salutarono: ciao e ciao».

Un saluto freddo che raccontava di una relazione ormai conclusa. Poi Bergamini avrebbe invitato De Bonis e l’amica Elena Tenzi ad uscire, la sera di domenica 19 novembre 1989, dopo la partita con il Messina. E in quell’occasione l’ex ballerina se lo ricorda “allegro, solare e gentile”. Una descrizione che stride con il ritratto fatto da Internò, che descrisse lo stato di depressione e di disperazione del 27enne per la fine della loro storia. Proprio in preda a questi turbamenti, si sarebbe tolto la vita gettandosi sotto un furgoncino dove fu trovato all’arrivo delle forze dell’ordine. Ma dalla terza udienza del processo, in cui sono stati presentati gli esiti degli esami sul cadavere riesumato del calciatore, è emerso che Denis Bergamini non morì né per schiacciamento né per trascinamento, ma per soffocamento, con un sacchetto di plastica messo in testa. Non si tolse dunque la vita, ma qualcuno lo uccise e poi inscenò il suicidio, il 18 novembre del 1989. Un delitto motivato dalla gelosia secondo la pubblica accusa.

Fol­le gelosia della fidanzataDella gelosia ci sarebbero anche tracce posteriori alla morte di Denis. Nel bigliettino anonimo ricevuto da De Bonis; e nel fatto che le amiche di Isabella, le gemelle Libero, dopo i fatti fossero andate a dire all’ex corista cosentina che non aveva diritto di sentirsi triste per la morte del calciatore, perché solo Isabella poteva soffrire per lui, come dichiarato in aula dalla corista cosentina. Bergamini lasciò il ritiro di squadra turbato, il 18 novembre di 33 anni fa, e, a bordo della sua Maserati bianca, raggiunse Internò. Il compagno di squadra Stefano Ruvolo, durante la testimonianza in aula, ha spiegato come il compagno di stanza di Denis, Michele Padovano, gli abbia riferito più di una volta “che non si è mai perdonato di non aver approfondito che cosa avesse turbato così tanto Denis”. «Mi raccontò che dopo una telefonata, il suo umore era cambiato, e che prima di andare via dal ritiro dove si trovava la squadra, Bergamini lo guadò fissa negli occhi, senza parlare. Alla richiesta di Padovano di che cosa avesse, Denis, in silenzio, se ne andò», ha aggiunto.

Nella prossima udienza, parleranno come testimoni anche gli ex calciatori Claudio Lombardo e Massimo Storgato e l’ex procuratore sportivo di Denis Bergamini, Bruno Carpeggiani. «Sono emerse conferme importanti all’impianto accusatorio», commentano gli avvocati di parte civile Fabio Anselmo e Alessandra Pisa, che da anni affiancano la sorella di Denis e i suoi familiari nella ricerca della verità.

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