Nascita della Vergine: Ghirlandaio e la sua interpretazione intima della scena

Oggi 8 settembre si ricorda il giorno in cui venne al mondo la Vergine Maria, una ricorrenza celebrata con devozione e rappresentata innumerevoli volte nell'arte. Tra le più significative di queste rappresentazioni spicca l'affresco della "Nascita della Vergine" di Domenico Ghirlandaio, un'opera che, rispetto all'intero ciclo in cui è inserita, è considerata un capolavoro dal tono "intimo e quotidiano". Questo affresco, realizzato tra il 1486 e il 1490 nella Cappella Tornabuoni a Firenze, offre una visione dettagliata e ricca di simbolismi della nascita di Maria.

Nascita di Maria e contesto di realizzazione

Nella Firenze di Lorenzo il Magnifico operò da protagonista il pittore Domenico Bigordi (1449-1494), detto il Ghirlandaio in quanto figlio di un orefice che cesellava ghirlande d’argento per le acconciature delle dame fiorentine. La fiorente bottega del Ghirlandaio vide all'opera anche i fratelli dell’artista, ossia David e Benedetto, il figlio Ridolfo e il cognato Sebastiano Mainardi. Questa collaborazione familiare e artistica contribuì alla vasta produzione del maestro fiorentino.

La prima importante impresa del Ghirlandaio fu la decorazione ad affresco della Cappella di Santa Fina nel Duomo di San Gimignano, progettata da Giuliano e Benedetto da Maiano e costruita dal 1468. Qui, intorno al 1475, Ghirlandaio dipinse i due lunettoni laterali con due storie della santa: "Gregorio Magno annuncia a Fina la sua morte" e le "Esequie di Santa Fina". La fastosa architettura classicheggiante dello sfondo è indice della buona cultura dell’autore. L’episodio delle "Esequie di Santa Fina" contiene anche due miracoli compiuti simultaneamente da Fina durante i propri funerali: la guarigione della vecchia balia, che poté muovere il braccio prima paralizzato, e la riacquisizione della vista da parte di un bambino, inginocchiato ai piedi del feretro. Tali eventi miracolosi erano resi solenni dal concerto di campane suonate dagli angeli, che si intravedono lontani sul fondo.

Ghirlandaio fu autore di alcuni cenacoli, ossia rappresentazioni ad affresco dell’Ultima cena di Cristo, che solitamente venivano realizzati nei refettori dei monasteri. Il territorio di Firenze vanta ben tre cenacoli di questo pittore: il Cenacolo della Badia di Passignano (1476), il Cenacolo di Ognissanti (1480) e il Cenacolo di San Marco (1486), quest’ultimo nel cosiddetto Refettorio piccolo dell’omonimo convento fiorentino, riservato agli ospiti e non i frati. Nel Cenacolo di Ognissanti, la scena è ambientata sotto una loggia, che due grandi archi aprono su un verdeggiante giardino, con agrumi, meli e datteri, animato da uccelli in volo. Un percorso tra storia sacra e storia fiorentina. Esattamente difronte le storie di Giovanni Battista, nella parete sinistra della Cappella Maggiore in Santa Maria Novella, furono affrescate le storie della Vergine.

furono affrescate le storie della Vergine. Le fonti a cui si affidò il Ghirlandaio possono essere riconosciute nei Protovangelo di Giacomo e Vangelo dello Pseudo-Matteo. Differentemente dai sette affreschi dedicati al Battista, per queste scene Giovanni Tornabuoni non volle contaminare eccessivamente il racconto sacro con personaggi della propria famiglia, ma dispose una rispettosa narrazione della vita di Maria, concedendo una maggiore attenzione alla sua giovinezza e alla famiglia. Le storie della Vergine incominciano con un evento di cui fu protagonista il padre: la Cacciata di Gioacchino dal tempio.

La scena fu impostata dal Ghirlandaio in un’ambientazione che rimanda, nella fisionomia del tempio, alla triplice ripartizione di Santa Maria Novella, dove si svolge la scena centrale; sullo sfondo, invece, si trova il portico, dal colore rosaceo, dell’Ospedale di San Paolo a Firenze. Ghirlandaio rappresentò l’evento con forte dinamicità ed energia; per farlo dispose per gruppi e su più livelli i personaggi della scena. Il dipinto si distingue per l’attenzione alla composizione e al movimento, elementi che conferiscono all’insieme una coerenza narrativa utile a guidare lo spettatore attraverso gli episodi della nascita di Maria.

La nascita di Maria è forse una delle scene più celebri dell’intero ciclo di affreschi. Sebbene l’evento principale rappresentato sia la nascita della madre di Cristo, in realtà Ghirlandaio unì due episodi diversi: alla sinistra, sulla rampa di scale del vestibolo si riconoscono Gioacchino ed Anna che si abbracciano (Incontro di Gioacchino e Anna) che, secondo il Protovangelo di Giacomo si rincontrarono all’uscio della loro abitazione; per separare questo evento da quello seguente, il Ghirlandaio distribuì in due ambienti lo spazio grazie a dei pilastri riccamente decorati (fig. Fig. 3).

Anna è nuovamente raffigurata sul letto, dopo aver dato alla luce Maria, che nel frattempo viene affidata alle cure delle balie, tra le quali spicca l’ancella che versa l’acqua da una brocca, figura ipnotica grazie al movimento della morbida veste spinta dal vento, che colpì anche il Vasari. A dimostrazione dei molti studi e disegni dedicati all’antico, il Ghirlandaio rappresentò il cornicione superiore con una sfilza di putti danzanti e musicanti, tra i quali ben riconoscibile è il modello del piccolo Ercole che uccide i due serpenti. Protagonista della scena è certamente la luce che, proveniente da una finestra sulla parete laterale, inonda gli ambienti creando un gioco di chiarori e di ombre a cui partecipano i putti sul fregio e i personaggi che vivono la scena.

Naturalmente, in uno degli eventi più importanti della cristianità non possono mancare, su richiesta di Giovanni Tornabuoni, i componenti della propria famiglia. Di superba bellezza è la figura di Ludovica Tornabuoni, unica figlia del committente venuta a mancare a soli 15 anni per complicanze dovute al parto, commemorata eternamente nell’affresco per desiderio del padre: indossa un abito broccato aranciato, con i capelli fulvi che ricadono lungo la schiena; le mani congiunte si poggiano sul grembo, mentre guarda la nuova creatura, accompagnata da un corteo di dame.

La Presentazione di Maria al tempio si svolge all’interno di un’imponente architettura dalle fattezze anticheggianti ed una perfetta costruzione prospettica che si conclude con una piazza fiorentina sullo sfondo. Il punto di fuga del reticolato prospettico corrisponde alla figura della giovane Maria che sta salendo le scale, salutando affettuosamente i genitori e portandosi avanti verso i sacerdoti, pronti a riceverla insieme alle vergini che dal tempio accorrono felici ad accoglierla. L’idea di gioia e sicurezza trasmessa da Maria viene contrapposta all’insolito atteggiamento meditativo dell’uomo seminudo, che è raffigurato sui gradini a destra.

Per lo Sposalizio della Vergine Ghirlandaio costruì la scena all’interno di un grandioso tempio, dove un ruolo imponente possiedono gli ornamenti sui pilastri ed i mosaici, che lo rendono ancora più sontuoso. Al centro i due sposi sono raffigurati nel momento preciso della loro unione, posti al di sotto dell’arco centrale per darne maggiore evidenza. Contrari agli sposi sono i pretendenti rifiutati da Maria, che ridono di Giuseppe alle sue spalle e che con atteggiamento malevolo manifestano il disappunto per il matrimonio: addirittura c’è chi spezza con il piede un ramoscello.

La penultima scena del ciclo dedicato alla Vergine fu definita dal Vasari come il miglior affresco realizzato dal Ghirlandaio per Santa Maria Novella, condotta con giudizio, con ingegno et arte grande. Risulta interessante vedere come il pittore abbia reso attraverso la composizione di colori e posizioni un’idea di movimento: dove si vede una baruffa bellissima di femmine e di soldati e cavalli, che le percuotono et urtano. L’episodio tragico della Strage degli innocenti non può che colpire il visitatore. Le parole scritte dal Vasari si dispiegano scenograficamente sul primo piano dell’affresco: a sinistra una madre cerca di scappare dal soldato mentre tiene il braccio il proprio pargolo, ormai colpito a morte dall’arma fatale; a destra, una madre dalla veste porpora tira i capelli a un soldato, pronto già con il bambino in braccio per togliergli la vita. La drammaticità della scena è sottolineata dalla furia dei personaggi, nei volti dei soldati accecati dal comando di Erode, e dalle vesti che enfatizzano il senso di movimento e di fuga a cui tutte le madri volevano abbandonarsi pur di salvare i propri figli.

Il dipinto successivo è stato realizzato come una suddivisione in due parti: nella parte inferiore si svolge la dormitio Virginis, in cui la Vergine giace “addormentata” sulla bara, circondata dagli apostoli e plurimi personaggi, forse i Giudei che avrebbero tentato di rovinare il corpo di Maria. La scena, come si legge nelle scritture, si volge all’aperto, nella Valle di Giosafat, ma sembra che il Ghirlandaio abbia interpretato più liberamente l’aspetto paesaggistico.

Nascita della Vergine - dettagli, luce e composizione prospettica

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