I risvegli notturni dei bambini sono un evento del tutto naturale e fisiologico nei primi tre anni di vita, una normale risposta all’adattamento e al passaggio da fasi di sonno più profondo a più leggere durante la crescita. Chiara ha 8 mesi, è sempre stata molto vivace già dalle prime settimane di vita; se ne sono resi conto ben presto i suoi genitori, che hanno trovato non poche difficoltà nel gestire una routine quotidiana tra poppate e sonno. Tuttavia, pian piano è arrivata una fase di adattamento che ha avuto un impatto positivo su tutti.
La mamma e il papà di Chiara, però, adesso sono alle prese con un nuovo “inaspettato” cambiamento nel comportamento della piccola, che ha iniziato ad avere frequenti risvegli notturni ed è decisamente più irrequieta. Chiara è una bambina sana, cresce bene, come dimostrano gli ultimi controlli risalenti a un mese fa e come dimostra anche un nuovo controllo appena effettuato: nessun segno o sospetto di patologia, la bambina risponde bene agli stimoli. È cambiato qualcosa nelle abitudini familiari e nella routine della piccola?
Perché i risvegli notturni sono comuni e cosa li provoca
Le situazioni appena descritte sono molto comuni e possono verificarsi in maniera del tutto involontaria, dovute magari alle necessità della famiglia in quel dato momento e all’organizzazione non sempre facile tra accudimento, casa, impegni e lavoro. Quello che sta accadendo alla piccola Chiara è un evento del tutto normale e fisiologico che si presenta in risposta a uno stress esterno generato da un cambiamento, dalla perdita di un punto di riferimento: la casa, che rappresentava per lei una sicurezza (aveva imparato a conoscere tutte le caratteristiche di quel luogo), con il trasloco diventa un elemento di instabilità. Tutto ciò in una fase in cui subentrano spesso la paura dell’abbandono e una maggiore richiesta di contatto fisico. I risvegli notturni sono molto comuni nei neonati e nei bambini, anche dopo i 2 anni, nelle fasi di passaggio da sonno profondo a sonno leggero (a volte si tratta di momenti in cui il piccolo è semisveglio e sono temporanei).
Nell’esempio della piccola Chiara si fa riferimento a nuovi “risvegli notturni” e a un peggioramento di quelli precedenti. Cercare di evitare i risvegli notturni non è la strategia giusta, proprio perché come abbiamo detto si tratta di un fenomeno normale, fisiologico, possiamo però imparare a gestirli. Ricordiamoci che i risvegli notturni, assieme all’allattamento, hanno anche un ruolo protettivo nel corso della crescita, soprattutto quando intorno ai 5-6 mesi le fasi di sonno profondo notturne tendono ad allungarsi. Queste fasi, infatti, possono esporre il piccolo a un maggior rischio di SIDS, ma in un bambino allattato al seno i risvegli notturni sono più frequenti e quindi riducono la possibilità di apnee notturne.
Melatonina e disturbi del sonno: cosa sapere
«Ma si può usare la melatonina per i risvegli notturni dei bambini?». Questa è una domanda molto frequente da parte dei genitori e merita senz’altro un approfondimento. La melatonina, oltre a regolare il ciclo sonno-veglia, interviene anche nella risposta dell’organismo agli stress, sul sistema immunitario e sulla protezione dei tessuti. Negli ultimi anni però assistiamo al fenomeno del ricorso alla melatonina (e a prodotti a base di) nella gestione del sonno anche dei più piccoli, favorito certamente dalla facile reperibilità dei prodotti contenenti questa sostanza e da uno scarso supporto ai genitori nell’educazione all’igiene del sonno. Come riporta uno studio molto interessante del 2022, negli ultimi anni, con un picco durante la pandemia di Covid-19, sono aumentati i casi di ingestione involontaria di melatonina da parte di bambini molto piccoli, perché la sostanza è presente in molti prodotti e in preparazioni che, in Paesi come ad esempio il Canada, sono stati venduti come farmaci da banco. Il netto aumento delle segnalazioni ai Centri antiveleno americani ha dimostrato la pericolosità e gli effetti collaterali di questa sostanza sull’apparato gastroenterico e sui sistemi nervoso e cardiovascolare. In Italia, i prodotti con una quantità di melatonina inferiore a 1 mg sono considerati integratori, diversamente è necessaria la prescrizione. In ogni caso non esistono studi sulla sicurezza di questi prodotti, né che dimostrino benefici certi in caso di disturbi del sonno o del comportamento.
Come abbiamo già detto non è possibile eliminare i risvegli notturni, per cui non esistono soluzioni ai risvegli notturni, ma si possono attuare delle buone pratiche per gestirli al meglio.
Quando si stabilizza il sonno e come accompagnare i genitori
Quando si stabilizza il sonno dei bambini? Fin quando il bambino non raggiunge un equilibrio sia nel ciclo sonno-veglia sia nella sua routine quotidiana saranno necessarie fasi di adattamento anche da parte dei genitori, al fine di gestire tutto al meglio. Ma dopo i 3 anni generalmente i risvegli notturni tendono a ridursi fino a scomparire nella maggioranza dei casi. Negli ultimi anni, proprio per venire incontro alle difficoltà e agli impegni delle famiglie, è nata la figura del “consulente del sonno” (sleep consultant), che dovrebbe affiancare i genitori nella ricerca di una buona routine del sonno. Come abbiamo già accennato, supportare ed educare i genitori affinché sappiano affrontare tutte le situazioni e le difficoltà che possono presentarsi è fondamentale, ma bisogna valutare sempre la competenza di queste figure, dunque capire se hanno una formazione di base come operatori sanitari (medici, infermieri pediatrici, puericultrici, logopedisti, psicologi infantili) e sono certificati come sleep consultant, oppure se sono figure che si propongono pur non avendo una preparazione vera e propria in materia. Esistono corsi di formazione specifici, soprattutto internazionali, che consentono una preparazione adeguata e di ottenere una certificazione come sleep consultant o sleep coach; anche se è un campo abbastanza nuovo e non ci sono ancora linee guida precise è possibile trovare professionisti molto preparati in materia, come suggerisce l’Association of Professional Sleep Consultants.
Disturbi del sonno: cosa li distingue e come riconoscerli
Quando si parla di disturbi del sonno nei bambini? Cosa disturba il sonno dei bambini? Disturbi del sonno nei primi mesi di vita; Disturbi del sonno nei primi anni di vita; Dopo i 3-4 anni: parasonnie e terrori notturni; Cosa si manifestano e quali conseguenze hanno i disturbi del sonno? Quando finiscono i risvegli notturni?
Risolvere i disturbi del sonno nei bambini è una delle questioni che i genitori si trovano ad affrontare più frequentemente. Nella prima infanzia sono predominanti le difficoltà nell’addormentarsi, i risvegli frequenti, le parasonnie o i disturbi respiratori del sonno. Successivamente prevalgono i disturbi del ritmo circadiano e quelli del movimento correlati al sonno del bambino. Ma quali sono le cause dei disturbi del sonno nei bambini? Partiamo da un dato importante: il sonno del neonato non è affatto tranquillo. Il piccolo entra ed esce dalla fase REM con una frequenza maggiore rispetto agli adulti. In questi passaggi il sonno può essere disturbato: il bambino si muove, agita braccia e gambe, piagnucola, sorride o fa delle smorfie. Dopo qualche mese il bambino comincia a dormire per un periodo più lungo e più sereno. Negli anni successivi, la causa dei disturbi del sonno nel bambino va ricercata maggiormente in un disagio psicologico o in un incubo, ma è importante tenere in considerazione anche lo stato di salute del piccolo.
Ritmi, routine e strumenti utili per migliorare il sonno
La routine serale è fondamentale: creare un percorso prevedibile aiuta il bambino a distinguere giorno e notte. Fare il bagnetto, l’ultima poppata e mettere il bambino nella culla da sveglio sono passi chiave. Mantenere la stanza a una temperatura confortevole, utilizzare una luce tenue e prefissare orari fissi per i pasti e il sonno può facilitare l’addormentamento. Altre strategie includono l’uso di rumore bianco o rosa per mascherare i rumori esterni, e l’uso del ciuccio, se non crea dipendenza e se non interferisce con l’allattamento.
Le interazioni notturne dovrebbero essere minimali: attendere qualche secondo prima di intervenire, parlare a bassa voce e cercare di capire i bisogni primari del bambino prima di procedere. Se il bambino si sveglia molto spesso e cova ansia, consultare il pediatra è consigliato per escludere cause come infezioni, disturbi respiratori o allergie, e per ricevere indicazioni personalizzate.
Ci sono situazioni in cui si ricorre a rimedi naturali o integratori: l’uso di melatonina o altri integratori per il sonno nei neonati non è raccomandato e deve avvenire solo sotto strettissima supervisione medica e in casi molto specifici. Non somministrate mai integratori al vostro neonato senza aver consultato il pediatra. Anche tisane rilassanti possono essere insegnate alle mamme che allattano, ma sempre con cautela e verifica di compatibilità con l’allattamento.
Ambiente sicuro e responsabilità dei genitori
La sicurezza del sonno è prioritaria. Mettere sempre il neonato a dormire sulla schiena, utilizzare superficie piana e rigida, evitare cuscini, piumoni, paracolpi e giocattoli nel lettino riduce i rischi. Il neonato dovrebbe dormire nella stessa stanza dei genitori ma nel proprio spazio sicuro per i primi sei mesi e idealmente per il primo anno. L’ambiente deve essere privo di fumo e di sostanze nocive; utilizzare un sacco nanna per mantenere il calore senza rischi di soffocamento è preferibile ai tessuti liberi. Il ciuccio può ridurre significativamente il rischio di SIDS durante i sonnellini e la notte.
La gestione dei risvegli notturni è una maratona, non uno sprint. Ogni bambino è diverso e attraversa questa fase a proprio modo. Se la situazione diventa insostenibile, non esitate a chiedere aiuto al pediatra o a un professionista sanitario qualificato. Una gestione consapevole e calma dei risvegli può migliorare la qualità di sonno di tutta la famiglia.
Risorse e formazione per genitori
Negli ultimi anni è nata la figura del “consulente del sonno” (sleep consultant), che dovrebbe affiancare i genitori nella ricerca di una buona routine del sonno. È fondamentale valutare la competenza: formazione di base di operatori sanitari e certificazione come sleep consultant o sleep coach. Esistono corsi internazionali che preparano adeguatamente e forniscono una guida pratica per affrontare i disturbi del sonno nei bambini, inclusi consigli su addormentamento, routine, e gestione dei risvegli.
In sintesi, i risvegli notturni dopo i sei mesi sono comuni e rispecchiano una fase di sviluppo e consolidamento del ritmo sonno-veglia. Con una routine regolare, una gestione calma e sicura del sonno, e il supporto di professionisti quando necessario, è possibile accompagnare la crescita del bambino mantenendo una vita familiare serena.
