I nidi d’infanzia rappresentano un ambiente fondamentale per lo sviluppo armonico dei bambini nelle prime fasi della vita, adattandosi alle diverse età e alle specifiche esigenze di ciascun gruppo. Dal punto di vista pedagogico, il concetto di “sezione” si riferisce a un gruppo di bambini di età omogenea, con una propria educatrice di riferimento, e un percorso educativo studiato sulla fascia d’età.
Definizione e caratteristiche delle sezioni infantili
Per “sezione” si intende un gruppo di bambini di età omogenea, con una propria educatrice di riferimento, con un percorso educativo specifico studiato sulla fascia d’età. Inoltre, dal punto di vista economico è sicuramente la sezione più costosa per la gestione, a causa del rapporto educatrice/bambini molto alto (in media 1 educatrice ogni 4-6 bambini, a seconda della regione), e della bassa frequenza di iscrizione: le mamme, se non costrette al rientro immediato al posto di lavoro entro tre mesi dal parto, preferiscono statisticamente usufruire dei congedi parentali fino al 9° - 12° mese di vita del bambino.
Spazi e ambienti dedicati ai lattanti e semidivezzi
Ribadiamo che gli spazi necessari per tali funzioni dovranno essere separati rispetto agli spazi per il gruppo dei divezzi. I lattanti e i semidivezzi, che non si sanno ancora spostare da soli e hanno pochissima autonomia, necessitano di un ambiente particolarmente studiato e di rapporti personali specifici.
Caratteristiche dello spazio e arredi funzionali
Fondamentali sono lo spazio, che deve permettere di muoversi gattonando, e gli arredi, che devono offrire sostegni cui aggrapparsi per iniziare a camminare (il mobile primi passi è adattissimo per questo tipo di esplorazione motoria). Offre ai bambini che non sanno ancora camminare la possibilità di muoversi senza incontrare pericoli ed ostacoli. Si propone come un nido nel quale muoversi per esplorare, ma anche nel quale rannicchiarsi per ascoltare una musica o essere cullati.
Propone arredi funzionali ai bisogni dei bambini che incominciano a muoversi per conoscere ed esplorare l’ambiente che li circonda. Questo angolo suggerisce moltissime esperienze di gioco alla scoperta della propria immagine e di quella dei compagni. Cercare di catturare l’immagine che lo specchio rimanda, vedersi e riconoscersi, è un gioco che meraviglia e appassiona anche i più piccoli.
Spazi dedicati alle attività sensoriali e di ascolto

Lo specchio deve essere ben appeso alla parete e costruito in modo da poter resistere ai continui colpi dei bambini. Nella sezione dei più piccoli è uno dei luoghi dove si trascorre più tempo. In questo spazio, mentre procedono le operazioni di pulizia, il contatto corporeo e quello visivo sono molto intensi e permettono il costruirsi di relazioni molto significative tra il bambino e l’adulto che se ne prende cura.
Zona di gioco e attività di manipolazione
In questo spazio trovano posto, in una grande cesta dai bordi bassi, giocattoli da proporre ai bambini molto piccoli per suscitare la loro attenzione, al loro meraviglia e curiosità. La programmazione didattica ha quale scopo quello di non far si che il gioco risulti come un'attività improduttiva e spesso anche noiosa, ma di rendere l’attività ludica sempre nuova attraverso le proposte laboratoriali delle edutatrici.
Laboratori artistici e motori
Il laboratorio di manipolazione è quello di fornire un percorso guidato ai bambini con una sperimentazione personale, un’esperienza conoscitiva che parta da alcune suggestioni artistiche e proponga l’arte come gioco, curiosità. Non vengono imposti ai bambini materiali, piuttosto vengono proposti lasciando il bambino libero di scegliere quello che più si adduce alla sua creatività. La conoscenza attraverso la sperimentazione stimolerà una progettazione creativa completamente libera.
Questo laboratorio ha lo scopo di far imparare a percepire, distinguere e conoscere i colori, le forme e le linee che come elementi compositivi assumono una funzione importantissima nelle espressioni artistiche. Il bambino, utilizzando le diverse tecniche pittoriche (per es. la pittura con i piedini e le manine), può esprimere con facilità e immediatezza le emozioni, gli stati d’animo, i sentimenti.
Attività musicali e narrative
Le attività musicali vedranno i bambini coinvolti in maniera attiva e quindi essenzialmente pratica. Suonare e cantare: utilizzare gli strumenti musicali più semplici (maracas, piattini, tamburrelli, xilofono ecc.), cantare le canzoncine del repertorio culturale tradizionale, accompagnare le canzoncine con gli strumenti musicali. La favola ha una forte valenza pedagogica nella crescita del bambino.
Attraverso la favola il bambino riesce ad interiorizare il mondo, a fare inferenze, a associare i personaggi alle caratteristiche umane. Attraverso questo lavoro di associazione e dissociazione egli non solo riesce a sviluppare abilità cognitive nuove, ma impara anche a leggere il mondo e ad interpretare i comportamenti dei coetanei e degli adulti.
Laboratori di psicomotricità e gioco simbolico
Il suo obiettivo principale è quello di aiutare l’integrazione armonica degli aspetti motori, affettivo-relazionali, cognitivi e sociali. Il laboratorio di psicomotricità ha come scopo il consolidamento della scoperta e della conoscenza dell’io corporeo attraverso le varie tappe, interazioni tra bambini, interazioni tra bambini ed adulto e socializzazione.
I bambini sperimentano con il proprio corpo il piacere di rotolare, strisciare, correre, saltare, scendere, arrampicarsi, entrare e uscire, prendere, lanciare. La sezione Medi è uno spazio predisposto all’esplorazione motoria, accoglie un massimo di 14 bambini da uno a due anni, in un rapporto educatore/bambini da 1 a 7.
Il gioco euristico, formalizzato da Elinoir Goldschmied, rappresenta la naturale evoluzione del “Cestino dei Tesori”. I bambini sono esploratori nati e vogliono capire come funziona il mondo. Per assecondare questa inclinazione naturale ogni anno vengono proposti percorsi che partono dalla sperimentazione attraverso i sensi per arrivare via via a concetti più “astratti”: manipolazione, costruzione, attività grafico-pittoriche, giochi di movimento e attività all’aria aperta.
Origini e sviluppo dei nidi d’infanzia
I nidi d’infanzia come li conosciamo oggi, sono nati all’inizio degli anni ’70 quando non esisteva una tradizione pedagogica a cui attingere e non c’erano esperienze di servizi educativi di buona qualità a cui far riferimento. A quel tempo infatti il panorama era composto dagli asili nido dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI) sorti negli anni ’20 con l’intento di tutelare la salute dei bimbi delle famiglie più disagiate.
Le loro impostazioni erano assistenziali e sanitarie, le operatrici (“puericultrici”) non svolgevano un ruolo educativo e spesso venivano assunte senza preparazione specifica. Nei primi nidi comunali, la definizione del ruolo e della professionalità degli educatori si rivelò problematica, così come il reclutamento. Il concetto di nido come luogo di cura e di educazione dei bambini, non soltanto servizio sociale, rappresentava una novità da costruire.
evoluzione professionale e pedagogica
Dagli anni ’80 in poi, si è sviluppata la concezione di un “sapere pedagogico” sempre più di tipo tecnico e specialistico, dove l’unica forma di conoscenza valida diventa quella disciplinare. Con gli Orientamenti ’91, viene introdotto il concetto di “professionalità”, cioè la necessità di un “sapere pedagogico” nella cura e crescita dei bambini.
Attualmente si riconosce che descrivere e costruire il mestiere dell’educatore richiede più del solo linguaggio scientifico; esso include aspetti di relazione, coinvolgimento affettivo ed emotivo, fondamentali per la qualità delle esperienze nel nido o nella scuola.
Metodo pedagogico e ruolo dell’educatore
La pedagogia che si applica nei nidi si concentra sulla relazione del bambino con l’educatore e con la famiglia, sulla vita affettiva e sulle dimensioni emotive dei rapporti. L’educatore si propone di diventare una base sicura, accogliendo e contenendo i vissuti del bambino e della famiglia, elaborandoli e restituendoli con parole e comportamenti.
La pedagogia cognitiva, invece, vede il nido come luogo di attività e sperimentazione attraverso relazioni con oggetti e ambienti, attivando la “zona prossimale” di sviluppo del bambino. La metodologia con i bambini piccoli può essere di educazione diretta, organizzata e consapevole, oppure di pedagogia indiretta, più involontaria, e fornita attraverso l’ambiente, i materiali e le interazioni sociali.
Strategie pedagogiche e approcci indiretti
La pedagogia di Montessori, ad esempio, enfatizza l’importanza dell’ambiente, che deve essere organizzato con oggetti e arredi proporzionati all’età, favorendo l’autonomia del bambino. L’ambiente diventa elemento formativo, influenzando l’apprendimento attraverso materiali stimolanti.
Tra le strategie di pedagogia indiretta troviamo il rispecchiamento, in cui l’adulto imita e valorizza le azioni del bambino, e il modeling, che consiste nel mostrare soluzioni adatte al livello di sviluppo del piccolo. Queste tecniche favoriscono l’autonomia e stimolano la curiosità e la motivazione all’esplorazione.
Importanza della relazione e dell’ascolto attivo
Secondo gli studi di J. Bowlby e M. Ainsworth, le prime interazioni tra adulto e bambino sono fondamentali per la maturazione mentale, e lo sviluppo cognitivo si fonda sui rapporti relazionali positivi. È compito dell’educatore seguire la traiettoria del bambino, riconoscere le sue esigenze e offrirgli un ambiente rassicurante, stimolante e ricco di opportunità di esplorazione.
Il comportamento e le parole dell’educatore devono essere rassicuranti e stimolanti, creando un ambiente dove il bambino si senta sicuro e accolto. L’uso consapevole del linguaggio corporeo e l’ascolto attivo sono strumenti fondamentali per instaurare una relazione di fiducia.
Riflettendo sull’azione e l’esperienza educativa
Negli ultimi anni si fa riferimento alla teoria sull’apprendimento riflessivo di Donald A., che invita gli educatori a “fermarsi e pensare”, separando il momento dell’azione da quello della riflessione, o riflettendo nel corso dell’azione stessa. Ricordiamo che ragionare sull’esperienza significa restituire il senso a ciò che si fa e sviluppare un’analisi critica per migliorare continuamente le pratiche educative.
Da un punto di vista storico, l’idea della “mamma maestra” già negli anni 1914-1915 sottolineava come l’approccio basato sulla cura e l’affetto familiare fosse fondamentale nell’educazione del bambino, auspicando che l’educatrice si avvicinasse all’animo del bambino con amore e comprensione materna.
Conclusione
In sintesi, la progettazione di ambienti e pratiche educative nei nidi d’infanzia si fonda sulla consapevolezza delle diverse fasi di sviluppo dei bambini, sull’approccio relazionale e sull’organizzazione di spazi adeguati, oltre che sulla formazione continua degli educatori. La pedagogia si evolve, ponendo al centro la relazione affettiva, la relazione con l’ambiente e l’attivazione delle potenzialità di ciascun bambino, rispettando il suo ritmo e la sua individualità.