Le linee guida sono utili anche per coloro che forniscono direttamente assistenza alle donne in gravidanza, agli specialisti che operano nella Ginecologia ed Ostetricia e ai medici di medicina generale. Le infezioni batteriche nel periodo del periparto sono responsabili di circa un decimo del numero globale di morti materne. Le strategie per ridurre le infezioni materne peripartum e loro complicanze a breve e lungo termine sono state in gran parte dirette a misure di prevenzione dei fattori di rischio. uso di routine di procedure minori (ad es. La normale temperatura corporea varia da persona a persona e durante tutta la giornata. La temperatura corporea normale è più alta nei bambini che sono in età prescolare. Diversi studi hanno documentato che il picco della temperatura tende a essere nel pomeriggio ed è più alto a circa 18-24 mesi di età in cui molti bambini normali sani hanno una temperatura di 38,3 °C. Tuttavia, la febbre in genere è definita come una temperatura di un organo centrale (rettale) ≥ 38,0° C. La significatività della febbre dipende dal contesto clinico piuttosto che dalla temperatura di picco; alcune malattie poco importanti causano febbre alta, mentre alcune patologie gravi causano solo un lieve innalzamento della temperatura. Benché la valutazione dei genitori sia spesso offuscata dalla paura della febbre, l'anamnesi di una temperatura misurata a casa deve essere considerata equivalente a una temperatura misurata in ambulatorio.(Vedi anche Febbre negli adulti.)
Fisiopatologia della febbre nei lattanti e nei bambini
La febbre compare in risposta alla liberazione di mediatori endogeni pirogenici detti citochine (in particolare IL-1). Le citochine stimolano la produzione di prostaglandine da parte dell'ipotalamo; prostaglandine che regolano ed innalzano il punto di regolazione della temperatura. La febbre svolge un ruolo importante nel combattere un'infezione e, benché possa essere fastidiosa, non richiede trattamento in un bambino in buona salute. Alcuni studi addirittura indicano che abbassare la temperatura può prolungare alcune malattie. Tuttavia, la febbre aumenta il tasso metabolico e le richieste del sistema cardiopolmonare. Perciò, la febbre può essere nociva per bambini con compromissione polmonare o cardiaca o con un danno neurologico. Può anche essere il catalizzatore di convulsioni febbrili, che sebbene tipicamente benigne, sono molto preoccupanti per i genitori e devono anche essere distinte da disturbi più gravi (p. es., meningiti).
Eziologia della febbre nei lattanti e nei bambini
Cause di febbre (vedi tabella ) differiscono a seconda che la febbre è acuta (≤ 14 giorni), acuta ricorrente o periodica (febbre episodica separata da periodi afebbrili) o cronica (> 14 giorni), che, quando non vi è una diagnosi stabilita, è più comunemente denominata febbre di origine sconosciuta. La risposta agli antipiretici e il livello della temperatura non hanno correlazione diretta con l'eziologia.
Febbre acuta
La maggior parte delle febbri acute nei lattanti e nei bambini piccoli è causata da infezione. Le più frequenti sono Infezioni virali delle vie respiratorie o gastrointestinali (cause globalmente più frequenti) Alcune infezioni batteriche (otite media, polmonite, infezioni delle vie urinarie) Tuttavia, le cause infettive potenziali di febbre acuta variano con l'età del bambino. I neonati (lattanti < 28 giorni) sono considerati funzionalmente immunocompromessi perché spesso non riescono a contenere l'infezione locale e, di conseguenza, sono a più alto rischio di gravi infezioni batteriche invasive in genere causate da microrganismi acquisiti nel periodo perinatale.
Questi microrganismi possono causare batteriemia (viremia con herpes simplex), polmonite, pielonefrite, meningite e/o setticemia. La maggior parte dei bambini febbrili da 1 mese a 2 anni di età senza un focus evidente di infezione all'esame obiettivo (febbre senza focolaio) ha una malattia virale autolimitante. Tuttavia, un piccolo numero (forse < 1% nel periodo post vaccino coniugato) di questi pazienti sono nella fase precoce del corso di una grave infezione (p. es., la meningite batterica). Quindi, la preoccupazione maggiore per un paziente con febbre senza focolaio è, se presente, la batteriemia occulta (batteri patogeni nel flusso sanguigno, ma senza sintomi focali o segni all'esame obiettivo).
I microrganismi più frequenti responsabili di batteriemia occulta sono Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influenzae tipo b. L'uso diffuso di vaccinazioni contro entrambi questi microrganismi ha determinato che la batteriemia occulta sia molto meno comune.
Le cause non infettive di febbre acuta comprendono la malattia di Kawasaki, il colpo di calore e l'ingestione di sostanze tossiche (p. es., farmaci con effetti anticolinergici). Alcune vaccinazioni possono causare febbre sia nelle prime 24-48 h dopo che il vaccino viene somministrato (p. es., con la vaccinazione contro la pertosse) o 1-2 settimane dopo che il vaccino viene somministrato (p. es., con la vaccinazione contro il morbillo). Queste febbri tipicamente durano da alcune ore a un giorno. Se il bambino è per altri versi in buona salute, non è necessaria alcuna valutazione. L'eruzione dei denti non causa febbre significante o prolungata.
Febbre acuta ricorrente o periodica
La febbre acuta ricorrente o periodica è caratterizzata da episodi di febbre alternati a periodi di temperatura normale (vedi tabella ).
Febbre cronica
Febbre che si verifica ogni giorno per ≥ 2 settimane e per la quale le colture iniziali ed altre indagini non riescono a dare una diagnosi è considerata febbre di origine sconosciuta. Le potenziali categorie di cause (vedi tabella ) includono infezione localizzata o generalizzata, malattie reumatiche sistemiche e cancro. Cause specifiche varie comprendono la malattia infiammatoria intestinale, il diabete insipido con disidratazione ed alterazioni della termoregolazione. La pseudo-febbre di origine sconosciuta è probabilmente molto più comune rispetto alla vera febbre di origine sconosciuta perché frequenti malattie virali minori spesso si sovrappongono. Nei bambini, nonostante le numerose possibili cause, la vera febbre di origine sconosciuta è più probabile che sia una manifestazione rara di una malattia comune, piuttosto che una malattia rara; le infezioni respiratorie rappresentano quasi la metà dei casi di infezione associata a febbre di origine sconosciuta.
Valutazione della febbre nei lattanti e nei bambini
Anamnesi L'anamnesi della malattia attuale deve rilevare il grado e la durata della febbre, metodo di misurazione e dose e frequenza degli antipiretici (se presenti). Sintomi associati importanti che suggeriscono una malattia grave comprendono scarso appetito, irritabilità, letargia, e variazioni nel pianto (p. es., durata, carattere). I sintomi associati che possono suggerire la causa comprendono vomito, diarrea (compresa la presenza di sangue o muco), tosse, difficoltà respiratorie, favorire un arto o un'articolazione, e urina maleodorante. L'anamnesi farmacologica deve essere rivista alla ricerca di indizi di febbre indotta da farmaci. Sono identificati i fattori che predispongono alle infezioni. Nei neonati, questi fattori comprendono prematurità, rottura prolungata delle membrane, febbre materna, e test prenatali positivi (generalmente per infezioni da streptococco di gruppo B, citomegalovirus, infezioni a trasmissione sessuale).
Per tutti i bambini, i fattori predisponenti comprendono le esposizioni recenti a infezioni (incluse le infezioni in famiglia e delle persone che assistono il paziente o a scuola), dispositivi medici a permanenza (p. es., cateteri, derivatori ventricoloperitoneali), interventi chirurgici recenti, e le esposizioni di viaggio e ambientali (p. es., alle zone endemiche, alle zecche, alle zanzare, ai gatti, agli animali di fattoria, o ai rettili) e immunodeficienze note o sospettate.
La rassegna dei sistemi deve notare i sintomi che suggeriscono le cause possibili, tra cui il naso che cola e la congestione (infezione virale delle vie aeree superiori), mal di testa (sinusite, malattia di Lyme, meningite), dolore alle orecchie o risveglio nella notte con segni di disagio (otite media), tosse o respiro sibilante (polmonite, bronchiolite), dolore addominale (polmonite, faringite streptococcica, gastroenterite, infezione delle vie urinarie, ascesso addominale), mal di schiena (pielonefrite) e qualsiasi storia di gonfiore o arrossamento articolare (malattia di Lyme, osteomielite). Viene identificata un'anamnesi positiva per ripetute infezioni (immunodeficienza) o sintomi che suggeriscono una malattia cronica, come scarso aumento di peso o perdita di peso (tubercolosi, cancro).
Alcuni sintomi possono contribuire ad indirizzare la valutazione verso cause non infettive; essi comprendono palpitazioni, sudorazione e intolleranza al caldo (ipertiroidismo) e sintomi ricorrenti o ciclici (una malattia reumatoide, infiammatoria, o ereditaria).L'anamnesi patologica remota deve ricercare febbri o infezioni precedenti e condizioni note predisponenti alle infezioni (p. es., malattia cardiaca congenita, drepanocitosi [anemia falciforme], cancro, immunodeficienza). È ricercata un'anamnesi familiare di una malattia autoimmune o altre condizioni ereditarie (p. es., disautonomia familiare, febbre familiare mediterranea). L'anamnesi di vaccinazione è rivista per identificare pazienti a rischio di infezioni che possono essere prevenute con un vaccino.
Esame obiettivo Si passano in rassegna i parametri vitali, notando anomalie della temperatura e della frequenza respiratoria. Nei bambini di aspetto malato, si deve misurare anche la pressione arteriosa. La temperatura deve essere misurata per via rettale nei lattanti, per avere una maggior accuratezza. Ogni bambino con tosse, tachipnea, o respirazione faticosa richiede una pulsossimetria. L'aspetto generale del bambino e la sua risposta all'esame sono importanti. Un bambino febbrile che si lamenta eccessivamente o è apatico desta maggiori preoccupazioni di uno che non è collaborante. Tuttavia, anche un lattante o bambino irritabile che sia inconsolabile è motivo di preoccupazione. Il bambino febbrile che appare piuttosto malato, soprattutto quando la temperatura è scesa, è fonte di grande preoccupazione e richiede una valutazione immediata approfondita e un'osservazione continua. Tuttavia, i bambini che appaiono più a loro agio dopo la terapia antipiretica non sempre hanno una malattia benigna.
Il resto dell'esame obiettivo ricerca segni di patologie causali (vedi tabella ). Segni d'allarme I seguenti reperti destano una particolare preoccupazione:Età < 28 giorni Letargia, svogliatezza o aspetto tossico Sindrome da distress respiratorio Petecchie o porpora Inconsolabilità Interpretazione dei reperti Sebbene una malattia seria non causi sempre febbre alta e molte febbri elevate derivino da infezioni virali autolimitanti, una temperatura ≥ 39° C in bambini < 36 mesi indica un elevato rischio di infezioni batteriche gravi.
Gli altri segni vitali sono anche significativi. L'ipotensione deve sollevare preoccupazione per l'ipovolemia, la sepsi o la disfunzione miocardica. Tachicardia in assenza di ipotensione può essere causata da febbre (incremento di 10-20 battiti/min per ciascun grado al di sopra della norma) o ipovolemia. Un aumento della frequenza respiratoria può essere una risposta alla febbre, indicare una fonte polmonare della malattia o una compensazione delle vie respiratorie per l'acidosi metabolica. La febbre acuta è infettiva nella maggior parte dei casi, e di questi, la maggior parte è virale. Anamnesi ed esame obiettivo sono generalmente sufficienti per porre una diagnosi in bambini di età > 36 mesi che sono per altri versi sani e non presentano un aspetto tossico. In genere, hanno una malattia virale delle vie respiratorie (recente contatto con un malato, naso che cola, respiro sibilante o tosse) o malattia gastrointestinale (contatto con malato, diarrea e vomito).
Anche altri reperti suggeriscono cause specifiche (vedi tabella ). Nei neonati e nei bambini di età < 36 mesi, la possibilità di batteriemia occulta oltre alla frequente assenza di reperti focali nei neonati e lattanti giovani con gravi infezioni batteriche, impongono un diverso approccio. La valutazione varia in base al gruppo di età. Le categorie accettate sono i neonati (≤ 28 giorni), i lattanti piccoli (da 1 a 3 mesi), ed i lattanti più grandi e bambini (3-36 mesi).
Indipendentemente dai referti clinici, un neonato con febbre richiede un immediato ricovero ed esami per escludere un'infezione pericolosa. I lattanti giovani possono necessitare di ricovero a seconda dei risultati degli esami di laboratorio di routine e della probabilità che siano riportati per visite di controllo.
Una febbre ricorrente o periodica acuta ed una febbre cronica (febbre di origine sconosciuta) richiedono una grande prudenza per le molte cause potenziali. Tuttavia, alcuni risultati possono suggerire il disturbo: stomatite aftosa, faringite e adenite (sindrome PFAPA [febbre periodica, stomatite aftosa, faringite e adenite cervicale]); mal di testa intermittenti con naso che cola o congestione (sinusite); perdita di peso, esposizione ad alto rischio e sudorazione notturna (tubercolosi); perdita di peso o difficoltà ad aumentare di peso, palpitazioni cardiache e sudorazione (ipertiroidismo); e perdita di peso, anoressia e sudorazioni notturne (cancro).
Esami e test per la febbre acuta
Test per la febbre acuta Per la febbre acuta, la ricerca delle cause infettive è diretta dall'età del bambino. In genere, i bambini < 36 mesi, anche quelli che non appaiono molto malati e quelli che hanno una fonte apparente di infezione (p. es., otite media), richiedono una ricerca approfondita per escludere infezioni batteriche gravi (p. es., la meningite, sepsi/batteriemia, infezione del tratto urinario). In questa fascia di età, un follow-up precoce (via telefono e/o visita ambulatoriale) è importante per tutti quelli gestiti a casa.
Bambini febbrili < 28 giorni di età Tutti i bambini febbrili di < 28 giorni di età richiedono una conta dei globuli bianchi con formula differenziale, emocoltura, esame delle urine ed urinocoltura (ottenuta da cateterismo, non da una borsa esterna) e valutazione del liquido cerebrospinale con coltura ed appropriato test della PCR (Polymerase Chain Reaction) (p. es., per herpes simplex, enterovirus) come indicato dai fattori di rischio riscontrati all'anamnesi. Livelli di marker infiammatori (proteina C-reattiva, procalcitonina, o entrambi) possono essere misurati per aiutare nella valutazione del rischio. La RX torace viene eseguita nei neonati con manifestazioni respiratorie. Nei neonati con diarrea va eseguito l'esame colturale delle feci o il test fecale della PCR (Polymerase Chain Reaction) enterica.
I neonati vengono ricoverati e viene somministrata copertura antibiotica empirica EV per i patogeni neonatali più comuni (p. es., utilizzando l'ampicillina e gentamicina o ampicillina e cefotaxime); gli antibiotici vengono continuati fino a quando una grave infezione batterica viene esclusa da emoculture, colture di urina e del liquido cerebrospinale negative o viene fatta una diagnosi specifica. L'approccio al neonato e al lattante fino ai 2-3 mesi di vita febbrile è da oltre 40 anni oggetto di studio e nel corso dei decenni ha subìto numerose modifiche nell’intento di essere il più possibile evidence-based.
All'inizio degli anni 70, alla luce dell'importante diffusione delle infezioni da Streptococco di gruppo B (GBS), i neonati ed i lattanti fino ai 60-90 giorni venivano sottoposti di prassi ad una valutazione estensiva (sepsi work-up completo), venivano ricoverati e posti in terapia antibiotica endovenosa. Tuttavia, negli anni successivi è stato dimostrato come tale tipo di approccio non fosse scevro da complicanze iatrogene ed al giorno d'oggi le conseguenze dell'errore medico durante l'ospedalizzazione sono ormai note. Per tale motivo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 si è tentato di sviluppare modelli predittivi che unissero dati clinici e laboratoristici per riconoscere i neonati ed i lattanti ad alto rischio di malattia batterica invasiva. Tali modelli si sono tuttavia dimostrati poco efficaci con un basso valore predittivo positivo.
La presenza di modelli predittivi così diversificati ha portato l’American Accademy of Pediatrics (APP) a ritenere necessario stilare le nuove linee guida evidence-based per la gestione della febbre nel neonato e nel lattante fino ai 60 giorni di vita, in collaborazione con l’Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ).
Innanzitutto, si è posto attenzione al cambio di epidemiologia osservato negli ultimi anni, con uno shift da infezioni da gram-positivi a gram-negativi legato ad una riduzione delle infezioni da GBS, S. pneumoniae e Listeria ed un aumento delle infezioni da E. coli che ad oggi rappresenta la prima o al massimo seconda causa di meningite batterica in neonati e lattanti con meno di 60 giorni di vita. È stata inoltre considerata l’innovazione tecnologica che ha consentito negli ultimi anni di sviluppare tecniche di laboratorio rapide per l’identificazione dei patogeni. Infine, grande importanza ha acquisito l’utilizzo di marker di infiammazione, in particolare la PCR point-of-care e, come test specifico per le infezioni batteriche, la procalcitonina.
Secondo quanto riportato in letteratura, il rischio di infezione batterica severa diminuisce dalla prima all’ottava settimana di vita, rimanendo in particolare più elevato nella seconda e nella terza rispetto che nella quarta settimana. Nonostante tali cut-off siano comunque arbitrari e non assoluti, le linee guida stilate dall’APP propongono una differente gestione stratificando in 3 grandi gruppi sulla base del rischio di infezione batterica severa: dagli 8 ai 21 giorni, dai 22 ai 28 giorni e dai 29 ai 60 giorni. È stato deciso di escludere i neonati nella prima settimana di vita poiché il rischio e il tipo di infezione, in particolare il rischio di sepsi early onset, sono diversi rispetto alle altre fasce di età.
Queste linee guida sono da considerare pertanto applicabili a neonati e lattanti tra gli 8 e i 60 giorni di vita sani, well-appearing, nati a termine (37-42 settimane di età gestazionale), provenienti dal domicilio e con febbre senza localizzazione intesa come temperatura rettale misurata a domicilio nelle 24 ore precedenti o al momento della valutazione >= a 38°C. I neonati febbrili well-appearing tra gli 8 e i 21 giorni sono da considerarsi ad elevato rischio e vanno pertanto sottoposti al sepsi work up completo: urocoltura da cateterismo (da inviare se l’esame urine risulta positivo), emocoltura e rachicentesi per l’analisi chimico fisica e le indagini microbiologiche (array su liquor, ricerche virali in particolare HSV, Enterovirus e Parechovirus, e liquorcoltura).
Per questa categoria l’esecuzione degli indici di flogosi non è mandatoria poiché gli accertamenti sopra indicati vanno eseguiti a prescindere dal risultato degli indici di flogosi ma sono consigliati in particolare per valutare nei giorni successivi la prosecuzione o la sospensione della terapia antibiotica. In tutti i casi è indicato il ricovero e l’avvio della terapia antibiotica. Nei settings ad alta prevalenza di E. coli ESBL, in associazione ad ampicillina preferire gentamicina (al posto del ceftazidime) per il trattamento della sospetta batteriemia o sepsi ed il meropenem in caso di sospetta una meningite batterica. Nel caso di riscontro di positività su liquor per Enterovirus la terapia antibiotica può non essere avviata poiché gli studi in letteratura dimostrano un basso rischio di infezione batterica concomitante, a meno che l’esame chimico fisico del liquor non sia compatibile con un’infezione batterica (pleiocitosi neutrofila) o che gli indici di flogosi siano elevati; in tal caso è indicato avviare la terapia antibiotica e sospenderla dopo 24-36 ore di negatività delle colture. È inoltre indicato avviare la terapia antivirale con acyclovir nel caso di alto sospetto di infezione da HSV (presenza di vescicole, convulsioni, alterazioni dei test epatici, leucopenia, trombocitopenia, storia di herpes genitale materno).
Le linee guida raccomandano di sospendere la terapia antibiotica e dimettere il paziente a domicilio se le colture rimangono negative per 24-36 ore, il neonato si mantiene in buone condizioni generali e non vi siano altri motivi per proseguire l'ospedalizzazione. Nel caso invece di positività delle colture la terapia antibiotica va mirata contro lo specifico batterio in causa e va proseguita per un numero di giorni adeguato alla sede di infezione.
I neonati febbrili well-appearing tra i 22 e i 28 giorni possono non venir sottoposti al sepsi work up completo. A differenza della precedente categoria è raccomandata l’esecuzione degli esami ematochimici con gli indici di flogosi, in particolare se disponibile la procalcitonina, poiché è l’esito di tali esami a guidare verso l’esecuzione della rachicentesi. Quest’ultima, infatti, è raccomandata se gli indici di flogosi sono alterati, mentre se sono negativi ed è possibile proseguire l’osservazione in ospedale essa può essere evitata. È raccomandato avviare subito la terapia antibiotica endovenosa se vi è una sospetta infezione delle vie urinarie o meningite batterica mentre la decisione sull’avvio della terapia antibiotica endovenosa è da valutare caso per caso se gli indici di flogosi sono elevati senza alterazioni dell’esame urine e liquorale o nel caso di positività su liquor per Enterovirus. In questa fascia d’età la terapia antibiotica consigliata è il ceftriaxone in caso di infezione delle vie urinarie o febbre senza localizzazione e l’associazione ampicillina più ceftazidime nel caso di sospetta meningite. La sospensione della terapia antibiotica può avvenire come per la precedente fascia d’età. È possibile inviare a domicilio il neonato senza avviare la terapia antibiotica parenterale se gli indici di flogosi sono negativi, l’esame urine è negativo, il chimico fisico del liquor è negativo per infezione batterica o positivo per infezione da Enterovirus, se i genitori sono stati istruiti sui segni/sintomi a cui fare attenzione e se è possibile rivalutare il neonato entro le 24 ore successive.
Nella fascia di età tra i 29 e i 60 giorni il rischio di infezione batterica invasiva è inferiore per cui gli accertamenti invasivi sono lasciati alla discrezione del clinico. In particolare, è possibile evitare il cateterismo urinario raccogliendo le urine da sacchetto (il cateterismo andrà poi eseguito se l’esame urine risulta positivo) e l’esecuzione della rachicentesi è da valutare caso per caso se gli indici di flogosi sono aumentati mentre non è indicata se gli indici di infiammazione sono negativi. L’avvio della terapia antibiotica endovenosa è raccomandato nel caso di sospetta meningite mentre va valutata caso per caso se gli indici di flogosi sono alterati con esame chimico fisico del liquor negativo o positività su liquor per Enterovirus. È invece indicato l’avvio della terapia antibiotica per via orale in caso di sospetta infezione delle vie urinarie ma con indici di flogosi negativi agli esami ematochimici.
La febbre è una delle situazioni che scatena più timore nei genitori quando un bambino sta male: infatti molti temono che la temperatura elevata possa creare danni al bambino. Invece è importante sapere che la febbre non è pericolosa per se stessa, anzi è un meccanismo di difesa ancestrale del nostro organismo, che serve proprio a innescare le nostre difese immunitarie contro i germi patogeni; inoltre a una temperatura elevate tanti germi smettono di replicarsi. Paradossalmente, sono quindi più pericolose le malattie che non si associano alla febbre. È importante ricordare che le gravi conseguenze che si possono verificare in corso di malattie febbrili sono causate dalla malattia infettiva sottostante e non dalla febbre. La febbre quindi non è dannosa di per sè, non deve essere trattata in quanto tale, quindi dobbiamo abbassarla solo quando crea importante malessere al bambino, come irritabilità, insofferenza, disturbi del sonno e dell’appetito: non vi è quindi una soglia oltre il quale dobbiamo somministrare l’antipiretico.
Se vogliamo misurare la febbre, si raccomanda di rilevare la temperatura per via ascellare con un termometro digitale e ciò vale anche per i bambini sotto l’anno di età. È ormai noto che i mezzi fisici per abbassare la temperatura, come le spugnature tiepide o il ghiaccio non sono efficaci, anzi possono aumentare il disagio del bambino, quindi non sono raccomandabili. Riguardo ai farmaci da usare, la somministrazione orale è preferibile, infatti l’assorbimento è più costante ed è più preciso il dosaggio in base al peso corporeo; la via rettale è da considerare solo in presenza di vomito.
Gli unici farmaci raccomandati in età pediatrica per trattare la febbre sono paracetamolo e ibuprofene: l’uso combinato o alternato di tali famaci non è raccomandabile, in quanto non incrementa l’effetto di una singola molecola, ma anzi aumenta il rischio di effetti collaterali. Nei bambini con precedenti convulsioni febbrili talvolta si usa l’antipiretico con l’obiettivo di prevenire le eventuali recidive, ma non c’è nessuna evidenza che l’uso degli antipiretici precida le convulsioni. Quindi l’uso di paracetamolo o ibuprofene per la prevenzione delle convulsioni in corso di febbre non deve essere raccomandato.
Spesso gli antipiretici sono usati dopo una vaccinazione per prevenire la comparsa di febbre: in realtà tale uso non è consigliato, infatti mancano evidenze scientifiche sulla prevenzione delle convulsioni; inoltre si potrebbe verificare una riduzione della risposta alla vaccinazione. Inoltre bisogna sempre ricordare che l’ibuprofene in alcuni casi può essere anche pericoloso: da un parte, anche se non sovradosato, potrebbe determinare importanti effetti collaterali; dall’altra in alcune condizioni patologiche può avere effetti deleteri sulla malattia in corso, come ad esempio la varicella, la disidratazione, le infezioni delle vie aeree, in caso di terapia con acido acetilsalicilico e in altre condizioni cliniche. Invece, così come il paracetamolo, può essere somministrato in caso di febbre con asma, ad eccezione dei casi in cui sia stata accertata una condizione di asma indotta da paracetamolo o da antinfiammatorio non steroideo.
Gli antipiretici in generale, ed in particolare l’ibuprofene, devono dunque essere usati con estrema cautela e secondo indicazioni del pediatra.
