In questi anni ci sono state molte richieste di partorire a casa, che può essere una bella esperienza ma non offre la stessa sicurezza dell’ambiente ospedaliero. Abbiamo perciò cercato di ricreare qui lo scenario casalingo, per offrire alle coppie che vogliono un parto il più naturale possibile la possibilità di farlo all’interno di un contesto con una maggiore sicurezza sanitaria.
L’ospedale di Feltre si avvicina alle donne e alle coppie che vogliono far nascere i loro bambini in un ambiente domestico con la "Casa da parto", un’area attrezzata nel reparto di ostetricia e ginecologia per assomigliare a un’abitazione privata. Ad annunciarlo il commissario Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben, insieme alla direttrice dell’unità operativa Ilaria Pezzani e all’ostetrica coordinatrice Elda Cengia.
La Casa da parto - spiega Pezzani - nasce per offrire una scelta più ampia di modalità di parto. Da tempo le ostetriche lavorano in autonomia nelle gravidanze a basso rischio, ma qui si parla specificatamente di parto naturale. La sala è infatti allestita come una vera camera da letto, accanto a quella con la vasca per il parto in acqua. “Non abbiamo modificato strutturalmente le nostre sale travaglio e parto - prosegue - ma abbiamo dedicato a questa unità funzionale spazi già esistenti. Ci sono quindi una sala travaglio con vasca da parto e una ‘family room’, cioè uno spazio di accoglienza per la coppia per trascorrere il prima e il dopo insieme, eventualmente anche in condivisione con altri membri della famiglia”.
L’area è stata realizzata seguendo le direttive dell’Oms di “assicurare la salute di mamma e bambino con il minor carico di cure compatibile con la sicurezza" e rientra nelle indicazioni ministeriali e regionali di creare negli ospedali un'area funzionale Bro (basso rischio ostetrico). “Si tratta di una zona di completa autonomia per l'ostetrica - specifica Pezzani - ma che garantisce piena sicurezza perché adiacente alla sala parto, in caso fossero necessari spostamenti rapidi. Attualmente non ci sono esperienze simili in Veneto, mentre si trovano casi seppur isolati in regioni come Toscana, Emilia Romagna e Lombardia".
Ad oggi, nel primo quadrimestre 2026 il reparto feltrino ha già accolto 210 nati (di cui 101 femmine e 109 maschi), per l’82% venuti al mondo con parto vaginale e proprio la riduzione dei cesarei è uno dei benefici di tali approcci. “Senza prescindere dalla sicurezza di mamma e bambino - aggiunge Cengia - possiamo evidenziare diversi benefici di tale gestione della sala parto e del rapporto uno a uno tra partoriente e ostetrica: aumentano i parti vaginali, diminuiscono i danni a carico degli organi coinvolti nel parto e si riduce la necessità di ricorso a farmaci per la gestione del dolore. L’esperienza del parto è poi più gratificante, perché ci si dedica in maniera esclusiva alla coppia e la donna acquista maggiore confidenza”.
Inoltre, non sono segnalati casi di esiti neonatali infausti e gli accessi alla terapia intensiva neonatale sono sovrapponibili a quelli del parti tradizionale. Non tutte le donne però possono accedervi, ma solo quelle che presentano gravidanze a basso rischio, circa il 70-80% del totale. Tuttavia, tale valutazione del rischio è dinamica, cioè fatta a ciclo continuo durante la gravidanza e il parto: in qualsiasi momento, infatti, ci può essere un cambiamento che richiede di intervenire. Le ostetriche dedicate, inoltre, devono avere un’esperienza almeno quinquennale in sala parto e una formazione continua per la gestione dell’urgenza.
“Tutto ciò è possibile grazie alla grande collaborazione delle 23 ostetriche presenti - concludono le dottoresse - nei confronti di ogni innovazione che possa migliorare il servizio erogato. Ed è anche un modo per dare la possibilità di esprimere al meglio la loro arte ostetrica”.
Infine, ad accoglierci nell’area ci sono anche una neonata e sua mamma, per testimoniare i vantaggi di un parto naturale (anche se non avvenuto ancora nella Casa da parto). Facendosi un po’ desiderare dopo 41 settimane, la piccola Anna è infatti venuta al mondo con i suoi 4 chilogrammi di peso un paio di giorni fa assistita dall’ostetrica Valentina. “La nostra prima bambina, Linda, è nata in un ospedale di primo livello ma non è stato un vero parto naturale, nonostante fosse definito così. Con Anna - racconta mamma Patrizia - abbiamo scelto un ospedale più piccolo per seguire maggiormente la fisiologia del parto naturale e avere un rapporto più umano con il personale. Oggi è stata ufficialmente attivata la Casa da Parto all'interno dell’U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia di Feltre. Il modello si regge su tre pilastri fondamentali: l'umanizzazione dell'evento nascita, il rispetto della fisiologia e una continuità assistenziale che non lascia mai sola la donna. La Casa da Parto è un’Area Funzionale BRO (Basso Rischio Ostetrico) gestita in autonomia da un team di ostetriche, selezionate per la loro esperienza quinquennale e con formazione continua nella gestione delle urgenze.
Garantita assistenza ostetrica in autonomia per le gravidanze e i travagli a basso rischio ostetrico (BRO). Garantite le cure amiche delle mamme: i neonati restano in contatto pelle a pelle dalla nascita nelle due ore post partum e successivamente accolti in regime di rooming in insieme alle mamme.
Nei Paesi industrializzati, ormai da decenni la quasi totalità dei bambini viene alla luce in ospedale, una prassi che ha drasticamente abbattuto il rischio di morte perinatale materna e infantile, ma che non sempre è necessaria. Si segnala inoltre che il costo di un parto in casa di maternità si aggira intorno ai 2.500 euro e che le Regioni che rimborsano parzialmente le spese includono Piemonte, Marche, Lazio, Emilia-Romagna e province di Trento e Bolzano.

Belluno: un modello di autonomia ostetrica nelle case di maternità
BELLUNO. Sarà l’ostetrica la figura di svolta della moderna sanità, tanto da arrivare (o tornare) a svolgere la propria attività direttamente nell’abitazione della gestante. È questo l’obiettivo del progetto che il direttore dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia degli ospedali di Belluno e Pieve di Cadore, Antonino Lo Re ha messo in piedi alcuni mesi fa e che al San Martino sta già per concludersi. «L’idea è quella di affidare all’ostetrica la cura delle donne incinte a basso rischio, contraddistinte idealmente da un bollino verde. Le gravidanze fisiologiche di questo tipo sono il 90% di quelle che vediamo nella nostra Usl», precisa Lo Re che spiega come il progetto preveda una formazione di diversi mesi dove ad un medico sono affiancate le ostetriche del reparto di Belluno. «Il percorso sta per concludersi e al termine l’ostetrica potrà seguire le pazienti in tutti i nove mesi di gestazione e anche dopo la nascita del figlio. Le seguiranno a livello ambulatoriale, nel momento del travaglio e del parto. A dire la verità i primi due step li avevamo già messi in atto da qualche tempo, quello che mancava a Belluno era la presenza esclusiva dell’ostetrica in sala parto. Cosa che abbiamo iniziato a fare da questa settimana», dichiara il direttore del reparto, il quale non nasconde che questa novità «è stata ben accolta dalle pazienti. Se una donna è seguita nel modo corretto fin dall’inizio, arriva al momento clou senza problemi e il parto sarà una cosa naturale senza disagi».
La cosa fondamentale nel progetto, però, è selezionare bene nel reparto e in ambulatorio quali siano le gravidanze a basso, medio e alto rischio. Mentre le prime saranno seguite soltanto dall’ostetrica, le seconde (contrassegnate dal bollino giallo) vedranno in azione anche il medico, ed infine nel caso di gestazioni a rischio (bollino rosso) per patologie della futura mamma, allora sarà compito soltanto del medico seguire i vari passaggi. Le ostetriche saranno, così, delle figure autonome in grado di muoversi agevolmente anche dopo il parto, nel periodo del puerperio e dell’allattamento, tanto da arrivare a seguire le pazienti, se necessario, anche a domicilio. «È quanto vogliamo avvenga nelle zone più periferiche della provincia come il Cadore e il Comelico», precisa Lo Re. Praticamente l’intento del primario è quello di far partorire a casa le donne che risiedono nei paesi più distanti dall’ospedale e che non presentano problemi. Un ritorno al passato, «che è previsto anche dal Piano socio sanitario regionale», spiega Lo Re.
Per il Cadore-Comelico il progetto prevede l’apertura di tre ambulatori: uno a Cortina, uno a Santo Stefano e uno ad Auronzo. «Le ostetriche di quell’area saranno opportunamente formate e dopo questo corso, se supereranno alcuni criteri già fissati, potranno iniziare a muoversi autonomamente gestendo così le pazienti. Se tutto va come dovrebbe, in Cadore il servizio dovrebbe quindi partire il prossimo autunno. Gli ambulatori saranno dotati di ecografo portatile che le ostetriche potranno utilizzare».