Una conifera estremamente duttile che ben si presta alla topiaria in tutte le sue forme, anche quelle più ardite. La forma più tipica del tasso è quella conica che però diventa con il tempo più globosa fino ad assomigliare ad un alberello a palchi. Sono riconoscibili per il fogliame molto scuro, anche se non mancano le varietà a foglia gialla, morbido (non punge minimamente al tatto) e lucido. Il tasso è pianta dioica: piante maschili con gemme globulari gialle e piante femminili con gemme ovulari gommose su cui aderisce il polline. Dopo la fecondazione l’ovulo si trasforma in un seme ovoide contenuto in una specie di coppa rossa e polposa. Il frutto edule detto arillo è disseminato dagli uccelli. Il Taxus, si adatta a tutti i terreni, con preferenza per quelli ben drenati, anche calcarei. E’ una conifera che dovrebbe trovare più considerazione e utilizzo soprattutto come pianta da siepe, infatti l’aspetto estetico di una simile formazione è la migliore che si possa ottenere con i sempreverdi. Le foglie sono corte (2-3 cm) ottuse, percorse da una nervatura e disposte regolarmente.
Descrizione botanica e differenze tra specie
Affini agli Abies, i pecci si differenziano innanzitutto per i coni rivolti in basso o penduli che maturi liberano i semi alati.
Una conifera estremamente duttile che ben si presta alla topiaria in tutte le sue forme, anche quelle più ardite.
Fusto e ramificazioni: eretto, tozzo, ramoso sin dalla base. Con l'età esso assume un aspetto gracile in rapporto con la chioma, relativamente bassa e ampia. Apparato fogliare: sempreverde; foglie aghiformi (0,2-0,3 x 2,5 cm), disposte in due file a spirale ai lati dei rametti e che per distorsione del picciolo risultano sub-opposte o sub-distiche. La lamina è lineare appiattita e un po' falcata, con apice mucronata ma non pungente. Essa è di colore verde scuro e lucido sulla pagina superiore, giallastra su quella inferiore, marcata da due strisce stomatifere più chiare. Fiore: pianta dioica. I fiori di entrambi i sessi sono riuniti in coni disposti all’ascella delle foglie; quelli maschili riuniti in amenti globosi gialli con 4-6 squame staminali peltate contenenti ciascuna 4-8 sacche polliniche, avvolte prima dell'antesi da squamette bruno-rossicce; i femminili solitari o appaiati, gemmiformi, verdi, disposti all'apice di un rametto e circondati anch'essi da un involucro di squamette persistenti che proteggono l'unico ovulo. Frutto: Il tegumento dell'ovulo si sviluppa dopo l'impollinazione e da origine in 6-9 mesi ad un frutto simile ad una bacca (arillocarpo), formata da una caratteristica coppa carnosa (arillo), prima verde, rosso viva a maturità e che copre parzialmente un grosso seme (6-7 mm) nero ovoide, appuntito e legnoso. Il nome del genere deriva da Il nome del genere deriva dal greco taxos (lat. taxus), tasso, con lo stesso significato in latino, e/o dal suo derivato toxon, arco. Albero il cui areale d’origine si colloca dalla Penisola Iberica a nord fino alla Gran Bretagna e alla Scandinavia meridionale, a est fino al Mar Nero, Caucaso, Asia Minore e catene montuose nordafricane. In Italia il tasso è presente in tutto il territorio italiano e i popolamenti più significativi sono quelli della foresta umbra del Gargano. Albero proprio della fascia montana temperata, con clima suboceanico. Albero sempreverde, robusto, con ramificazioni numerose dalla base, senza canali resiniferi, molto longevo, capace di vivere fino a ca 2000 anni. Chioma largamente piramidale espansa di colore verde cupo con rami divaricato-orizzontali e ramuli penduli all’estremità. Corteccia liscia, sottile, di colore bruno-rossiccio, che negli esemplari più vecchi diventa bruno-grigiastra, che si stacca a placche o a strisce. Foglie persistenti, aghiformi, disposte in due file a spirale ai lati dei rametti. La lamina è lineare appiattita e un po’ falcata, con apice mucronata ma non pungente, di colore verde scuro e lucida sulla pagina superiore, giallastra su quella inferiore, marcata da due strisce stomatifere più chiare. La venatura centrale è molto prominente su entrambi i lati. Coni disposti all’ascella delle foglie in piante separate, quelli maschili riuniti in amenti globosi gialli, avvolti prima dell’antesi da squamette bruno-rossicce; i femminili solitari o appaiati, gemmiformi, verdi, disposti all’apice di un rametto e circondati anch’essi da un involucro di squamette persistenti che proteggono l’unico ovulo. Produce un frutto simile ad una bacca (arillocarpo), formata da una coppa carnosa (arillo), prima verde rosso viva a maturità e che copre parzialmente un grosso seme nero ovoide, appuntito e legnoso. Le foglie e i semi sono velenosi, in quanto contengono un alcaloide estremamente tossico, la tassina. Le foglie hanno proprietà farmacologiche ma, per la loro tossicità e difficoltà di dosaggio, non vengono impiegate nella medicina popolare. Dalla corteccia, e dalle foglie è stato isolato un principio attivo per il trattamento chemioterapico sperimentale contro alcune forme di cancro. L’unica parte non tossica è l’arillo carnoso, di sapore dolciastro, gradito dagli uccelli, che ne favoriscono la disseminazione. Il genere, Taxus, denominazione in uso presso i romani per indicare questa pianta, deriva dal greco taxis, ‘fila’, e indica che le foglie sono disposte regolarmente in due file opposte. È un’essenza spontanea delle regioni europee centromeridionali, delle regioni asiatiche occidentali e dell’Africa settentrionale. Crescita molto lenta, ma vita molto lunga: è questa la caratteristica del Tasso. Una leggenda narra che nelle colline scozzesi a Fortingall ci sia un Tasso sul quale il figlio di Ponzio Pilato, funzionario imperiale in quella regione, incise le iniziali “P.P.” e la data “15 a.C.” Difficile comunque è l’attribuzione dell’età al tasso perché, non essendo protetto da una corteccia spessa, il cuore del legno o “durame” si decompone facilmente lasciando il tronco cavo al centro. È una delle poche conifere che non possiede resina. Il legno del tasso è molto duro, di colore bruno-rossiccio, estremamente elastico, un tempo veniva usato per costruire archi. Si racconta che gli arcieri che permisero agli inglesi di vincere ad Azincourt, nel 1415, avessero archi fatti col legno di tasso. Resiste bene alle potature ed è essenza usata, fin dall’epoca romana, per la costruzione di siepi basse che servivano per recintare geometricamente i giardini e le aiuole, associato al rosmarino e all’agrifoglio (vedi scheda). È bene non dimenticare che tutte le parti della pianta, ad eccezione dell’involucro carnoso rosso che contiene il seme, sono velenose per la presenza di una sostanza tossica, la tassina. Da ciò deriva la denominazione comune di “albero della morte”. Le strutture riproduttive sono unisessuali, maschili e femminili, su piante diverse. Gli strobili maschili sono dei piccoli coni globosi giallastri presenti in gran numero sulla parte inferiore del rametto d’annata. Maturano in gennaio-aprile spargendo gialle nuvole di polline. Foglie come sono inseriti gli aghi lungo il rametto? Di che colore è l’ago nella parte inferiore? Strobili dove si trovano le strutture riproduttive maschili? Semi il seme è commestibile? Di che colore è l’involucro carnoso del seme? Il Tasso è riconoscibile per gli aghi e per la loro inserzione di tipo distico sul rametto verde. Gli aghi sono muniti di un breve picciolo, anch’esso verde, dapprima aderente al rametto. La pagina 1039. ‘Foglie ravvicinate’. A quanto pare da sempre chiamato semplicemente tasso, dunque Linneo avendo a disposizione ancora una parola da giocarsi (nel gioco da agli stesso inventato) giustappone genialmente l’aggettivo (baccata) che rimanda a una delle caratteristiche del frutto. Nel protologo ricorda le foglie Nella sistematica linneana è collocato nell’ordine relativo alle piante dioiche con stami (nel fiore maschile) dai filamenti fusi in un unico corpo; la cosa sembra avere un certo senso se pensiamo ad una delle foto che vedremo. Il Tasso ha portamento espanso, un po’ tozzo a dire il vero, ma a volte capita di imbattersi in individui alti e slanciati. La specie è relativamente frequente a Padova, e non mancano esemplari belli e vetusti. Un vecchio tasso in un’aiuola della Scuola Media Mameli, in Via Agnus Dei. Proliferare di polloni e rametti in Aprile. Giardini alla Rotonda in Novembre.
Usi, proprietà e precauzioni
Portamento: Albero sempreverde alto fino a 15-25 m, dal tronco tozzo e ramoso. Corteccia: Liscia, sottile, bruno-rossastra e tende a sfaldarsi in placche o strisce sottili. Foglie: Aghiformi, persistenti, lineari e appiattite. Sono disposte su due file (subdistiche) lungo i rametti. Colore verde cupo lucido sopra, più chiaro e giallastro sotto. Pur avendo l'apice mucronato, non sono pungenti al tatto. Organi riproduttivi: Raggruppati in coni maschili e femminili su individui separati. I coni maschili sono riuniti in piccoli strobili globosi giallastri, composti da stami a scudo contenenti il polline; i coni femminili sono simili a piccole gemme verdi solitarie, contenenti un unico ovulo circondato da brattee basali, che produce un unico seme nero parzialmente avvolto da una coppa carnosa e succulenta di colore rosso vivo, chiamata arillo, che attira l'avifauna favorendo la dispersione dei semi (disseminazione zoocora).

TORQUATO TASSO: le COSE IMPORTANTI da SAPERE (Gerusalemme Liberata e altro)
Tipo Corologico: Mediterranea montana/Paleotemperata. Distribuzione in Italia: Presente in tutte le regioni. Habitat: Specie sciafila (ama l'ombra), tipica dei boschi misti di latifoglie e conifere (faggete e abetine). Vegeta tra i 300 e i 1600 m s.l.m. Nome Generico (Taxus): Dal greco taxos (tasso) o toxon (arco). Il legame tra la pianta e l'arma è millenario. Il tasso comune è una specie officinale dall'estrema tossicità: ogni sua parte (tranne l'arillo rosso) contiene tassina, un alcaloide cardiotossico letale che agisce rapidamente sul cuore. Paradossalmente, dalla sua biochimica deriva il paclitaxel (Taxolo), un potente chemioterapico usato nella lotta contro il cancro. L'unica parte edule è l'arillo, la polpa rossa che avvolge il seme; quest'ultimo però è velenosissimo se masticato. Grazie al legno eccezionalmente elastico e resistente, il tasso è stato storicamente il materiale d'elezione per gli archi (come quello di Ötzi o i longbow inglesi) ed è tuttora ricercato in ebanisteria. Per i Celti era l'albero della luna e dell'immortalità, guardiano dei cancelli dell'Aldilà. Nella cultura cristiana è diventato il "churchyard tree", l'albero dei cimiteri, simbolo di protezione ultraterrena.