Dove nasce il Nilo azzurro: tra scienza, mito e geopolitica

Il fiume Nilo è molto più di un grande corso d’acqua naturale. Era e rimane il principale hub del Paese: Dal punto di vista geografico, è la spina dorsale dell’Egitto e dal punto di vista culturale è il luogo mitico che è stato fonte di ispirazione per la loro antica religione. E naturalmente è una fonte di vita e di ricchezza, soprattutto per le possibilità agricole che ha offerto (e continua a offrire) agli abitanti di questo Paese.

Oggi il fiume Nilo è anche un’attrazione turistica grazie alle crociere che vengono organizzate lungo il suo corso, soprattutto nell’Alto Egitto. La nostra agenzia se ne occupa, sia con imbarcazioni tradizionali che con barche a motore. Lunghezza totale: 6.853 km. Paesi attraversati: 10. Sorgenti del Nilo: comprende le diverse sorgenti che hanno origine dal fiume Nilo nelle sue prime centinaia di chilometri.

Componenti principali del Nilo

Infatti, il fiume Kagera ha la sua sorgente nei fiumi Nyabarongo e Ruvubu, rispettivamente in Ruanda e Burundi. Nilo Bianco: insieme di corsi d’acqua e affluenti che si susseguono a nord del Lago Vittoria. Nilo Azzurro: oltre al Nilo Bianco, esiste un altro importante ramo da cui si alimenta il Nilo Azzurro. Fiume Nilochiamato Nilo Blu. Nilo Medio: il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro convergono a Khartoum (Sudan), da dove proseguono per circa 1.800 km come un corso unitario chiamato Nilo Medio. È caratterizzato da un terreno desertico e dalla successione di sei cascate. Tra la prima e la seconda attraversa il confine tra Sudan ed Egitto.

Pertanto,passando in rassegna le parti in cui è suddiviso il fiume Nilo, il fiume Nilo Dalla sua nascita, ci rendiamo conto che l’Egitto ha “solo” la sua parte finale. Tuttavia, non è piccola: più di 1.500 km di alveo in direzione sud-nord. Alto Egitto: si estende dal lago Nasser (dal confine sudanese ad Assuan) fino a circa il Cairo. Conosciuta anche come Valle del Nilo. Qui, il letto del fiume forma una fertile pianura larga in media circa 20 km. Basso Egitto: si riferisce al Delta del Nilo dal Cairo al Mar Mediterraneo. È una bocca unica e vasta, che per gli antichi greci forma un triangolo o una lettera delta rovesciata (Δ). Questa forma particolare è dovuta al fatto che un tempo il fiume Nilo aveva 7 rami. Attualmente ne ha solo due: la Rosetta e la Damietta. Ci sono circa 160 km tra le due foci e circa 240 km tra la città più orientale (Port Said) e quella più occidentale (Alessandria).

Inondazioni, infrastrutture e trasformazioni sociali

La sola presenza del fiume Nilo non è stato ciò che ha reso possibile l’ascesa e lo sviluppo dell’Antico Egitto, una delle civiltà più avanzate del suo tempo. Ciò che rese davvero sostenibile la sua economia e il suo stile di vita furono le inondazioni del suo corso d’acqua. Il motivo di queste inondazioni nel fiume Nilo Si trova a migliaia di chilometri a sud, nei primi tratti di questa grande arteria fluviale. Soprattutto sul Nilo Azzurro, uno dei due rami che ne alimentano il flusso dal Medio Nilo in poi. Il massiccio etiope, da cui proviene questo ramo, vive un’intensa stagione umida tra maggio e agosto, quando si verificano forti piogge monsoniche. Questo, insieme all’innalzamento del fiume Sobat nel Nilo Bianco, provoca un forte aumento del flusso, che si sposta gradualmente verso nord, superando le sei cascate e raggiungendo l’Egitto a partire da giugno-luglio. Sebbene si trattasse di un ciclo annuale, potevano esserci variazioni climatiche che riducevano o aumentavano le piogge monsoniche nel Massiccio Etiopico. E questo ha sconvolto il sistema agricolo egiziano, sia per l’inondazione eccessiva del Fiume Nilo o per impostazione predefinita. Inoltre, l’entità e la tempistica delle inondazioni variavano a seconda dell’area geografica. Costruzioni come il Nilometro, oggi visitabile al Cairo, prevedevano le inondazioni di quell’anno.

Assuan: l’innalzamento del livello è stato evidente da giugno. Le piene del Nilo ha cessato di verificarsi a metà del XX secolo a causa dell’azione umana: durante il governo di Gama Abdel Nasser, l’Alta Diga di Assuan è stata costruita per arginare il fiume al suo ingresso nel Paese, più a sud di Assuan. Il lago è lungo circa 550 km e varia in larghezza, raggiungendo i 35 km nel punto più alto. Questo mega-progetto, come si può immaginare, ha avuto un impatto enorme non solo sull’ambiente naturale, ma anche su quello economico, sociale e culturale. Tra l’altro, ha causato lo sfollamento della comunità nubiana nel sud dell’Egitto a causa dell’inondazione dei loro villaggi. Inoltre, ha imposto lo smantellamento, pietra dopo pietra, dei templi e dei monumenti dell’Antico Egitto presenti nell’area, spostandoli a un’altitudine maggiore per evitarne la rovina. Abu Simbel è il più famoso di tutti, ma ce ne sono anche altri. Un compito per il quale era necessaria l’assistenza internazionale e, in segno di gratitudine, il governo egiziano ha dato templi a collaboratori chiave. Pertanto, il corso del fiume Nilo è ora costante e non soggetto a significative variazioni stagionali, in quanto regolato dalla diga di Assuan. Il controllo della via d’acqua consente a sua volta le comunicazioni via mare tra le città di Assuan e Wadi Halfa, sul lago Nasser.

Theorie mitologiche e spiegazioni della fertilità

In assenza di una spiegazione scientifica del perché il fiume Nilo sia esondato, l’antica civiltà egizia sviluppò una propria teoria.la civiltà dell’Antico Egitto sviluppò una propria teoria. La mitologia egizia fornisce in realtà diverse spiegazioni. Una di queste, ampiamente diffusa nella regione del Gebel el-Silsila, assegnava al dio Hapi il ruolo di protagonista: questa divinità viveva in una grotta intorno alle cascate del Fiume Niloinsieme a un harem di dee rane. E da essa emergeva ogni anno per far salire le acque. L’altra teoria indica la dea Iside: le lacrime causate dalla morte del marito e fratello Osiride provocarono il diluvio annuale. Oltre a questo mito e a questa commemorazione del diluvio, si può dire che questo fenomeno abbia influenzato la visione del mondo degli Egizi e, in particolare, la loro spiegazione dell’origine dell’universo (le cosmogonie). Secondo le diverse teorie (eliopolitana, ermopolitana e melfitica), l’origine di tutto era, in un modo o nell’altro, nelle acque primordiali da cui emersero gli dei creatori, diversi a seconda della teoria o dell’altra. Queste acque potevano essere ispirate dal letto stesso del fiume.

Impatto economico e geopolitico del Nilo

Il fiume Nilo era ed è tuttora uno dei principali motori economici dell’Egitto, con gran parte dell’attività economica del Paese incentrata su di esso. La sua importanza fu fondamentale durante l’Antico Egitto, poiché l’affascinante fenomeno naturale delle sue inondazioni acuì l’ingegno e l’ingegneria del suo popolo, spingendolo a sviluppare sistemi di irrigazione e canalizzazione per sfruttare questo flusso d’acqua. I vari progetti sviluppati a El Fayum ne sono un buon esempio, già a partire dal Medio Regno. Ma questa importanza è rimasta in tutte le civiltà successive, anche dopo la conquista musulmana. Lo dimostrano i successivi progetti di miglioramento dell’irrigazione, una tecnica in cui gli arabi erano particolarmente abili. Ma nonostante la sua padronanza di questa tecnica, le variazioni delle piene del fiume Nilo potrebbe portare a periodi di carenza di raccolti, carestie e instabilità sociale. Con gli sviluppi industriali a partire dal XIX secolo, che hanno diversificato l’economia egiziana e migliorato le tecniche di irrigazione, il peso del fiume Nilo nell’economia del Paese è diminuito. Inoltre, è un motore economico per il turismo, poiché una delle grandi attrazioni per i visitatori del Paese è la crociera sulle acque del fiume Nilo.

E lo è sia per le sue bellezze naturali e per i tesori storico-artistici che custodisce, sia per il comfort delle imbarcazioni che solcano le sue acque. 30 milioni di anni fa sommovimenti del profondo mantello terrestre fecero sorgere l’altipiano etiope e affossare l’area mediterranea, un dislivello che diede origine al grande fiume Nilo, che solca e fertilizza la terra africana lungo i 7 mila chilometri del suo percorso. Questa è l’ipotesi presentata sulle pagine di Nature Geology da un team internazionale coordinato dal geologo Claudio Faccenna dell’Università Roma Tre. Frutto di un’indagine multidisciplinare, lo studio suggerisce che anche altri grandi lunghi fiumi intracontinentali si siano originati allo stesso modo. “Il nostro studio avvalora una delle due ipotesi principali sull’età del Nilo, che gli attribuisce appunto 30 milioni di anni, mentre l’altra soltanto cinque”, racconta Faccenna.

Un primo indizio era stato scoperto grazie alle indagini approfondite di Eduardo Garzanti dell’Università Bicocca di Milano, che aveva scovato nei sedimenti della foce minerali risalenti a 30 milioni di anni, che provengono dagli altipiani etiopi dove il Nilo ha origine. Si trattava perciò di risalire a ritroso lungo il corso del fiume. Il Nilo vero e proprio si origina dall’incontro di due affluenti, il Nilo bianco e il Nilo azzurro. È in particolare quest’ultimo a riguardare la nostra storia. Il Nilo azzurro, oltre ad avere un regime molto irregolare che da sempre ha determinato le grandi piene a valle, nasce sull’altipiano etiope. L’altipiano sorse proprio 30 milioni di anni fa, figlio di un’intensa attività vulcanica, di cui sono testimoni le rocce basaltiche che lì si trovano.

Infatti, sotto l’asse del Nilo, tra i 200 e i 2000 km di profondità, si trova una cella di convenzione del mantello terrestre che si muove di un centimetro ogni anno. Grazie a tecniche di tomografia sismica i ricercatori sono riusciti a comprendere il ciclo della cella che si sviluppa da sud a nord, quali siano le correnti ascendenti verso la crosta terrestre e quali quelle discendenti verso le viscere. “Questo movimento crea stress nella litosfera sovrastante. È così che 30 milioni di anni fa la corrente ascendente ha sollevato l’altipiano mentre quella discendente ha affossato l’area mediterranea, creando il gradiente topografico che perdura fino ad oggi”.

I ricercatori hanno quindi fatto una simulazione al computer, come spiega Faccenna. “Abbiamo poi messo tutti i dati raccolti in un modello di previsione. E la simulazione che il sistema ha fatto coincide con il corso del Nilo, anche nei più piccoli dettagli”. “L’idea ci era venuta anni fa, ma ci è voluto del tempo per metterla alla prova”, racconta Faccenna. Per testarla è infatti servita l’intensa collaborazione tra più università e competenze diverse.

I ricercatori di Roma hanno compiuto le analisi sulle rocce basaltiche del plateau etiopico, i ricercatori dell’Università del Texas si sono occupati delle indagini sul mantello profondo. I geologi di Milano e di Gerusalemme hanno compiuto indagini sul delta, infine all’Università della Florida hanno sviluppato il modello computazionale per la simulazione. È così che sono giunti a un risultato importante. “La nostra ricerca mostra la connessione tra i processi profondi del mantello e le espressioni superficiali sulla crosta terrestre”, afferma Faccenna. Ma per essere certi, le ricerche non si fermano qui: nella lista delle future indagini ci sono almeno altri due fiumi. “Uno è il fiume Congo che ha un delta davvero longevo, risalente a 40 milioni di anni fa”, conclude Faccenna.

Implicazioni per la comprensione della storia del Nilo

Il Nilo è il risultato dell’unione di due corsi d’acqua, il Nilo Bianco e il Nilo azzurro, che unendosi in territorio sudanese ne danno origine. Risalendo dalle sue foci nel Mediterraneo lungo il complesso e intricato sistema idrico che lo alimenta, il bacino del Nilo trova la sua origine in Burundi, alle sorgenti del fiume Kagera. Questo è la fonte che alimenta il lago Victoria, in Uganda, che è tradizionalmente considerato il punto da cui nasce il Nilo. Il Nilo Vittoria, così come è chiamato in questo tratto del suo corso, si dirige verso il lago Alberto (situato tra il Congo e l’Uganda) prendendone il nome, fino a divenire il “fiume di Montagna” (Bahr al-Jabal in arabo) che poi si ricongiunge con il cosiddetto “fiume delle gazzelle” (Bahr al-Ghazal) divenendo il Nilo Bianco. È questo corso che unendosi in Sudan con il Nilo Blu, fiume di lunghezza inferiore, ma di grande portata, ha origine nel lago Tana sugli altopiani etiopici, da origine al corso finale del Nilo che poi sfocia nel mar Mediterraneo diramandosi in un grande delta. All’interno di questa vasta area, che comprende una delle più grandi aree paludose del mondo, come il Sudd in Sud Sudan, così come una delle più grandi aree lacustri, il lago Vittoria condiviso da Kenia, Tanzania e Uganda, rappresenta un sistema ecologico di grande importanza e varietà che per la sua dimensione e interconnessione pone immediatamente il problema dell’uso della risorsa idrica tra i diversi paesi e le comunità che vi si affacciano. Tale questione è particolarmente importante dato in crescente aumento della pressione su questo bacino, sia dal punto di vista demografico (7 degli 11 undici stati rivieraschi prevedono un raddoppio della loro popolazione in 20-25 anni) che da quello economico, dovuto anche alla crescita dei paesi a monte, storicamente meno sviluppati rispetto ai più solidi stati a valle, Egitto e Sudan. Inoltre, non è da trascurare il fatto che il Nilo, pur rappresentando un bacino idrico imponente, soffre di problemi di scarsità tanto che il suo volume è solo il 5% rispetto a corsi d’acqua come il fiume Congo. Nel panorama dei paesi rivieraschi del Nilo, l’Egitto ha sviluppato nel corso della storia una relazione symbiotica con questo corso d’acqua che ha permesso lo sviluppo della sua vita politica, sociale, culturale ed economica. Il Nilo è tutt’ora centrale per la vita del paese, fornendo il 90% dell’acqua consumata e determinando, inoltre, la regione lungo cui si concentra il 95% dei suoi abitanti. A ciò si deve aggiungere che l’Egitto è un paese la cui economia dipende ancora in maniera considerevole dal settore agricolo, attività che può avvenire proprio grazie al Nilo, che rappresenta circa il 24% del suo PIL e che occupa quasi il 42% della sua forza lavoro. Tale forte dipendenza si deve però confrontare con la posizione geografica egiziana, che ne fa il terminale ultimo del vasto bacino idrico del Nilo soggetto, non solo alle fluttuazioni della portata di questo fiume, ma anche ai comportamenti dei paesi a monte.

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