La scapigliatura: tra ribellione, simbolismo e decadenza

Arrighi individua nei giovani italiani, delusi dalle condizioni sociali che la politica impone senza mantenere le promesse dell’agognata unità d’Italia, i fautori di questo nuovo impeto artistico. È una gioventù ribelle, indipendente e turbolenta, che desidera isolarsi dalla società dalla quale non si sente accettata. È proprio la sperimentazione la caratteristica principale della Scapigliatura, la quale si svilupperà fino al primo decennio del nuovo secolo. L’intrinseca eterogeneità di questo movimento spiega tuttavia la sua stessa essenza.

La Scapigliatura permette di accorciare in pochi decenni quell’enorme distanza creatasi tra la cultura italiana e quella romantica, simbolista e soprannaturale internazionale. Diventa così più facile comprendere quale sia il motivo per cui la maggior parte degli artisti scapigliati moriranno in giovane età, spesso suicidi o persi nell’alcolismo e nella depressione. La brevità di questo movimento artistico non esclude la possibilità di riscoprire alcuni autori importanti per l’epoca e altri completamente dimenticati dalla cultura contemporanea.

In questi ultimi anni, l’arte scapigliata sta infatti vivendo una seconda riscoperta - la prima individuabile nel periodo successivo alla fine del regime fascista. Sono nate case editrici completamente dedite al lavoro di ricerca e di ripubblicazione di autori poco noti o di opere cancellate dal tempo. Uno degli autori scapigliati riscoperti recentemente è Daniele Oberto Marrama. Le sue opere vengono dimenticate fino al 1987. Inizierà così un recupero graduale dei testi di questo autore napoletano, fino alla ripubblicazione completa della sua prima raccolta, Il ritratto del morto. Racconti bizzarri (1907), in formato digitale da Cliquot nel 2015 e in formato cartaceo da Stampa alternativa nel 2015 e da Edizioni Intra nel 2021. Nel 2023 vengono riproposte anche altre raccolte, sempre attraverso le edizioni di Intra: escono Bianca Luna e Piuma Nera: racconti a Nonò (1909) e Il Re di Gerusalemme.

Il simbolismo e il decadentismo soprannaturali di Il ritratto del morto. Il terzo racconto, La scoperta del capitano, introduce elementi simbolici quali l’acqua e il cervello. Era il ritratto di un giovane trentenne; un viso magro, affilato, incorniciato da una barba nera: un viso in cui due occhi turchini, acuti come due lame, pareva che brillassero. Era vestito tutto di nero, con un berretto nero in testa, alla foggia dei medici del secolo decimosettimo e, particolare bizzarro, stringeva al petto, con la bianca mano sottile - una mano cerea, magra, fantastica - un pipistrello dalle ali aperte. Era un simbolo? Era una stranezza del ritratto o del pittore?

La seconda raccolta di Marrama contiene sette testi scritti per la piccola Nonò. Marrama sperimenta con l’allegoria e propone testi polemici, di critica politica e sociale, schierandosi con la popolazione più umile. Nel primo racconto, Bianca Luna e Piuma Nera, denuncia l’accanimento contro l’amore del burattino Piuma Nera e della bambola Bianca Luna, troppo diversi secondo la società per potersi scegliere. Nel secondo racconto, Piumino, l’agnellino protagonista viene tradito dalla società e dalla politica a causa della sua innocenza di animale sacrificale. Solo l’ultimo racconto, Worobeichitk (Racconto russo), è impregnato di un realismo privo di simboli e metafore e descrive la realtà cruda di una bambina russa che vuole ritrovare il padre, partito per la guerra contro la Manciuria.

diagramma della scapigliatura in età li terzie e Ottocento

L’ironia e l’umorismo di Il Re di Gerusalemme. Il Re di Gerusalemme. Novelle gaie è l’ultima raccolta pubblicata prima della morte di Marrama. Tutti e dieci i racconti dell’opera includono usi e costumi tipici degli anni contemporanei all’autore e propongono situazioni e personaggi interessanti anche da un punto di vista storico. Il terzo racconto, L’orologio dell’ispettore Kip, è una parodia delle famose detective stories.

Franz Eschena ebbe una gran voglia di commuoversi; gli era così facile, del resto, la commozione! [1] Si cita da C. Arrighi, “Presentazione”, in «Almanacco del Pungolo per il 1858»,1 (dicembre 1857), pp. [2] Si cita da G. Farinelli, La scapigliatura. Profilo storico, protagonisti, documenti, Roma, Carocci Editore, 2003, p. [3] D. O. Marrama, “Il dottor Nero”, in «La Domenica del Corriere», n. [4] La notte dei vampiri, a cura di D. [5] D. O. Marrama, Il ritratto del morto. Racconti bizzarri, Viterbo, Stampa alternativa, 2015, p. [6] D. O. Marrama, Bianca Luna e Piuma Nera: racconti a Nonò, a cura di Y. Degabriel, Pesaro, Edizioni Intra, 2023, p. [7] D. O. Marrama, Il Re di Gerusalemme. Novelle gaie, a cura di Y. Degabriel, Pesaro, Edizioni Intra, 2023, p.

Forse perché sfugge ad una rigida definizione e alle etichette svilenti della critica, la Scapigliatura non è ancora in pieno riconosciuta per la verità che rappresenta nel panorama letterario italiano: affascinante e maledetta. Meneghina di nascita e di carattere, è l’espressione più pura di un periodo storico complesso che copre pochi, ma intensi, anni di luci e di ombre tra servilismo e libertà: corre all’incirca tra il 1860 e il 1880. inadeguato.

Questi giovani sono impetuosi, ma non abbastanza forti, per sfondare uniti la trama romantica. I nomi più noti al pubblico sono Arrigo e Camillo Boito, Emilio Praga, Cletto Arrighi, Giovanni Rovani, Carlo Dossi, Iginio U. Tarchetti, Giovanni Camerana; i nomi più silenti: Salvatore Farina, Antonio Ghislanzoni, il Piccio, Giovanni Carnovali, Tranquillo Cremona ed altri ancora. ce n’è uno! è la Noia! (C. Baudelaire, Al lettore, in I fiori del male, trad. it. Davide Rondoni, Salerno Editrice 2010; vv. E come lui, anche loro vogliono rompere con la tradizione: tagliare quei lacci che impediscono di dar libero sfogo ad un nuovo sentire, ad un desiderio di indipendenza storica, politica, intellettiva.

Dissacrano i valori tradizionali, li storcono, li agguantano come serpenti velenosi, soffocandoli: il letterato allora gioca un ruolo fondamentale ed assoluto, lontano da quel reale fatto di banchieri e di numeri, di logiche economiche ereditate dalla Prima Rivoluzione Industriale e proiettate sulla Seconda. Ma non c’è trionfo: l’angoscia esistenziale lo assale e getta addosso alla sua vita un mantello frustrante; il musicista, il poeta, lo scrittore, l’artista sono i reietti della società, sono ai margini. E nel margine delle loro giornate scrivono una vita che si perde in amori al limite della lascivia, in droghe e alcool, spinti sempre a testare l’eccesso, l’oltre, a superare il limite umano. E così tendono una mano al Decadentismo e si fanno ponte tra passato romantico, presente e futuro Verista.

In questa congerie di slanci in avanti e richiami all’indietro, di mancanza di definizione e di sfuggevolezza, diventano giocolieri della parola perché percepiscono la lingua inadeguata ad esprimere i loro sentimenti: così Tarchetti in La lettera U analizza le vocali per coglierne il significato al di là del segno grafico, valicando il reale: “Allora incominciai a vivere da solo, a pensare, a meditare, ad operare da solo.”

schematizzazione dei componenti della scapigliatura

La scapigliatura è un movimento letterario che nasce in Lombardia e in Piemonte fra il 1860 e il 1870. Il termine viene usato in un romanzo di Cletto Arrighi (pseudonimo di Carlo Righetti), La scapigliatura e il 6 febbraio. Gli scapigliati, si contrappongono al sentimentalismo del “secondo Romanticismo”, il vero, che coincide non con la realtà comune, ma con gli aspetti più trasgressivi, aberranti e patologici; sul piano sociale, rifiutano le convinzioni e le ipocrisie della vita borghese.

Emilio Praga (Milano 1839 - 1875). Incarna la figura del poeta maledetto: conduce una vita disordinata, morendo a soli trentasei anni. Invece sul piano linguistico alterna forme letterarie voci plebee, con effetti di contrasto e di parodia. La notte piombava dai campi celesti, e gli uomini onesti - russavano già. Il cielo era buio germoglio di stelle, s’empìa di fiammelle - la negra città.

Tarchetti, Iginio U. Tarchetti (San Salvatore Monferrato, Alessandria 1841 - Milano 1869). Fosca (1869), dove si racconta la vicenda di Giorgio, un uomo che prova attrazione per due donne: Clara, bella ma ingannatrice e Fosca, bruttissima ma sincera. La descrizione della bruttezza di Fosca è potente, ma non è solo estetica: è espressione di una condizione esistenziale verso cui tende la narrativa scapigliata.

Carlo Dossi (1849 - 1910). fra i primi esempi di scapigliatura, notevole per la sua attività di ambasciatore e intellettuale milanese. La sua voce rientra nell’orizzonte di una letteratura che si interroga su identità, marginalità e critica sociale, ponendo l’accento su come la fronte dell’Ottocento stia cambiando passo verso la modernità.

La Scapigliatura milanese è composta di individui di ogni ceto, di ogni condizione, di ogni grado possibile della scala sociale. Detto chi sono l’Arrighi ci dice come sono e cosa fanno: inquieti, travagliati, turbolenti - i quali - e per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire fra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, e per una loro particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere. Un fenomeno generazionale, che connota da subito la breve durata del loro movimento: 1860 - 1880. La scapigliatura rappresenta una casta o nuova classe, ma non una scuola: eterogenee sono le esperienze come diversi sono gli esiti.

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