Assistente sociale nel dipartimento materno infantile

L’assistente sociale accoglie e ascolta i cittadini che vivono situazioni di disagio - economico, familiare, abitativo, lavorativo o di salute - e valuta i loro bisogni. Progettazione di servizi e di politiche di welfare locale. Oltre al lavoro con le persone, l’Assistente sociale può assumere ruoli di coordinamento dei servizi e accedere ai livelli dirigenziali sia all’interno degli Enti Locali che negli Uffici di Piano e nelle Aziende speciali consortili.

Nei ruoli di apicali, sia all’interno del Comune che delle Aziende speciali consortili o degli Uffici di Piano, l’assistente sociale concorre alla pianificazione e all’implementazione di interventi che rispondano ai bisogni della comunità. Analizza i bisogni sociali del territorio, individua risorse e collabora con enti pubblici, privati e il Terzo Settore per sviluppare servizi innovativi e sostenibili. Partecipa alla stesura di progetti per accedere a finanziamenti locali, nazionali ed europei, promuovendo azioni di inclusione sociale, sostegno alle famiglie, tutela dei minori e contrasto alla povertà.

L’assistente sociale nel sistema sanitario è una figura professionale che unisce la dimensione sociale a quella sanitaria, aiutando le persone e le famiglie ad affrontare le difficoltà legate alla malattia, alla disabilità o alla fragilità. Lavora per garantire che ogni cittadino riceva cure adeguate, continuità assistenziale e sostegno sociale. Lavora negli ospedali, nei distretti sanitari e nei servizi territoriali delle ASL, collaborando con medici, infermieri e psicologi. Ascolta e valuta i bisogni sociali delle persone, fornisce informazioni sui diritti e sui servizi disponibili, organizza le dimissioni protette e favorisce il rientro a casa in sicurezza. Coordina gli interventi tra ospedale, famiglia e territorio, promuovendo l’integrazione tra assistenza sanitaria e sostegno sociale.

Il suo obiettivo è garantire uguaglianza nell’accesso alle cure, tutela dei diritti e benessere globale della persona. Sociale svolge un ruolo essenziale sia nella progettazione delle politiche sanitarie e sociosanitarie sia nella presa in carico dei cittadini, garantendo un approccio globale e multidisciplinare all’assistenza. Il lavoro viene sempre svolto in equipe con medici, psichiatri, psicologi, neuropsichiatri, educatori, infermieri e altre figure professionali, per offrire risposte integrate ai bisogni complessi delle persone e delle famiglie. Nei distretti e servizi territoriali, l’Assistente Sociale coordina e gestisce interventi sociosanitari integrati, favorendo la continuità delle cure e attivando percorsi di sostegno mirati.

L’assistente sociale nei Ministeri si occupa di programmare, coordinare e valutare le politiche sociali a livello nazionale. Lavora in enti come il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o il Ministero della Giustizia, contribuendo a progettare interventi per l’inclusione, la famiglia, la disabilità, la povertà e la tutela dei minori. Non opera direttamente con i cittadini, ma svolge un ruolo di indirizzo e supporto ai servizi sociali locali. Collabora con Regioni, Comuni e altri enti pubblici per garantire l’efficacia e l’equità degli interventi sociali sul territorio.

Nell’ambito della giustizia, l’Assistente Sociale svolge un ruolo cruciale negli Uffici di Esecuzione Penale Esterna (UEPE), negli Uffici di Servizio Sociale per Minorenni (USSM) e come Giudice Onorario. Questi servizi sono progettati per supportare adulti e minori coinvolti nel sistema penale, promuovendo il reinserimento sociale, la prevenzione della recidiva, e collaborando con gli istituti penitenziari per garantire il rispetto delle disposizioni dell’ordinamento penitenziario. Presso la Prefettura, l’Assistente sociale del Nucleo Operativo Tossicodipendenze (NOT) svolge un colloquio con le persone segnalate per uso personale di sostanze stupefacenti illegali. Nel colloquio vengono date informazioni sul procedimento in corso e sulle conseguenze amministrative, e viene valutata la possibilità di seguire un programma terapeutico educativo/informativo o socio-riabilitativo in collaborazione con i Servizi Territoriali competenti.

L’Assistente Sociale è un professionista fondamentale nel Terzo Settore e trova impiego in particolare nei Consorzi, nelle Associazioni e Cooperative Sociali e nelle Fondazioni specializzate nei servizi alla persona. Il suo ruolo è cruciale non solo nell’intervento diretto, ma anche nella progettazione e nel monitoraggio delle politiche sociali, garantendo che i servizi rispondano efficacemente ai bisogni della comunità. Difficoltà, progettando e gestendo servizi sociali. Collabora con enti pubblici e volontari per promuovere inclusione, solidarietà e benessere nella comunità. È una figura che unisce competenze professionali e impegno sociale per costruire una società più giusta e partecipativa. In particolare opera nelle seguenti aree: minori e famiglie, disabilità e disagio psichico, dipendenze e grave marginalità, anziani.

In tutti questi servizi, l’Assistente Sociale si occupa di accoglienza, valutazione delle domande e di elaborazione di progetti personalizzati che rispondano alle necessità di ciascun individuo. Lavorando in stretta collaborazione con un’equipe multidisciplinare, l’Assistente Sociale ha anche il compito di coordinare gli interventi e di mantenere un costante raccordo con le famiglie degli utenti, supportandole in ogni fase del percorso di integrazione sociale. L’assistente sociale libero professionista è un professionista che lavora in modo autonomo, senza dipendere da enti pubblici o privati, offrendo servizi di consulenza, supporto e progettazione sociale a persone, famiglie, organizzazioni e istituzioni.

Offre consulenza sociale a cittadini e famiglie su diritti, servizi, prestazioni sociali e sanitarie, spesso collaborando con tribunali, studi legali, scuole, cooperative o comuni per l’analisi e valutazione di casi, come consulente esterno o in partnership con altri professionisti (psicologi, educatori, mediatori). Si occupa di progettare e coordinare interventi sociali per enti, cooperative o associazioni. In Francia la figura dell’assistante maternelle è presente dal 2005 con l’obiettivo di fornire un aiuto pratico alle famiglie nella gestione dei figli. Queste figure vengono abilitate dal Consiglio di Dipartimento che si occupa della cosiddetta agredée, cioè di dare un’approvazione a seguito di un corso di formazione, accessibile senza possedere diploma né laurea. Nello specifico, quello per assistante maternelle è un percorso organizzato e finanziato dal Sistema pubblico che si divide in due macro aree: un’area psico-sociale e giuridica, e un’area protezione e sicurezza dei bambini. Le 120 ore di formazione da svolgere avvengono durante una prima fase detta “Prima di accogliere il bambino”, della durata di 80 ore, dove sostanzialmente si studia la teoria. La seconda, detta “Dopo aver accolto il bambino”, dura 40 ore e avviene a seguito della presa in carico del bambino. Successivamente le assistante maternelle approvate vengono direttamente assunte dalle famiglie e possono curare fino a un massimo di 10 bambini, svolgendo l’attività presso il proprio domicilio o quello delle famiglie che le assumono. Le loro mansioni vanno dal recuperare i bambini a scuola al pulire casa e il loro salario minimo lordo ammonta a 3,18 euro l’ora a bambino. Le assistante maternelle, che in Francia esistono dal 2021, sono quindi persone a cui non vengono richieste competenze specifiche in merito alla psicologia dell’età evolutiva, a aspetti giuridici legati alla responsabilità genitoriale o indicatori di rischio a tutela dei minori. Possiamo quindi parlare di una sorta di “tate 2.0”, cioè persone con competenze di base ma autorizzate e formate dalla PA per svolgere tali mansioni. L’idea è che le famiglie con bambini per la gestione degli stessi possano rivolgersi a una persona formata e certificata anziché alla vicina di casa o alla cugina. Nel corso del dibattito che ha portato all’approvazione dell’ultima Legge di Bilancio, si è parlato di questa figura anche in Italia, che tuttavia avrebbe avuto un ruolo maggiormente orientato alla cura dei neonati e delle loro mamme. Secondo la proposta dell’esecutivo, l’assistente materna, per diventare tale, avrebbe dovuto seguire un corso di formazione della durata di 6 o 9 mesi e accompagnare la madre fino ai 6 mesi di età del bambino. L’inserimento all’asilo nido, laddove avviene, è un altro importante cambiamento per il nucleo familiare che richiede non solo aiuto pratico ma investimento emotivo. In queste fasi sarebbe altresì importante sostenere la parità di genere, garantendo ai bambini una presenza equa e costante di entrambi i genitori, rinforzando le capacità genitoriali e il senso di responsabilità. Questo permetterebbe anche di ridurre il gap esistente sui posti di lavoro, riducendo la possibilità che la donna venga messa di fronte alla scelta “carriera o figli”. A che punto è la parità di genere in Europa? Un altro elemento di criticità del provvedimento, qualora venisse riproposto, è la completa assenza dei padri. Ad oggi all’Italia pare mancare tutto il processo scientifico che porta alla creazione di strategie e nuovi interventi socio-sanitari per sopperire alle mancanze del nostro welfare. Questo perché già esistono percorsi a sostegno della co-genitorialità, già esistono professionisti specializzati nel campo, già esistono Servizi Pubblici che dovrebbero garantire un accompagnamento dei genitori sin dai primi mesi di gravidanza. Sono insomma già presenti tutte le risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi che il Governo intende perseguire istituitndo l’assistente materna. Il nostro sistema sanitario, che vede una crescente partecipazione dei privati, offre una copertura socio-sanitaria precaria ai nuovi genitori, e quindi anche ai loro neonati. L’assistente materna creerebbe non solo una sovrapposizione delle competenze e dei ruoli con figure realmente abilitate e preparate appena citate, ma agevolerebbe un rischioso business. Qualora venisse riconsiderata in futuro, quindi, questa nuova figura dell’assistente materna potrebbe, al massimo, far parte di uno dei dispositivi d’intervento disponibili all’interno di un progetto personalizzato sulla famiglia, valutato da un’equipe multiprofessionale e concordato con il nucleo. Diversamente, il risultato ottenuto rischia di essere un forte impoverimento della qualità di vita dei bambini e una sempre più sfiducia negli esperti. La genitorialità è il campo più prezioso e delicato di una società e richiede necessariamente una comprensione professionale e profonda delle interazioni all’interno del nucleo. La presenza dell’assistente sociale all’interno dell’ospedale venne istituita a livello normativo per la prima volta nel 1968, con la legge n. 132, “Enti ospedalieri e assistenza ospedaliera”. L’assistente sociale ospedaliero può offrire colloqui di consulenza rivolti sia al personale medico ed infermieristico, sia alle famiglie interessate, al fine di individuare eventuali situazioni di bisogno, concordare gli interventi necessari e definire le risorse da attivare. Tra i servizi offerti sono previsti anche interventi di segretariato sociale, ovvero azioni di informazione alla famiglia circa le disposizioni di legge che la riguardano a fronte della situazione di prematurità, le modalità di accesso e i criteri di inclusione ed esclusione per le singole prestazioni. Nei casi più critici e delicati, durante i primi mesi di vita, può essere richiesta l’attivazione dell’assistenza domiciliare integrata (A.D.I.), con lo scopo di aiutare i neogenitori nella fase di distacco dall’ospedale e di accompagnarli nel processo di autonomia nella gestione dei propri figli, provando in questo modo ad alleviare le loro paure ed il timore di essere lasciati soli in situazioni complesse e ancora poco conosciute. Infine, nel caso in cui venissero segnalate situazioni di abbandono o maltrattamento, presunto o accertato, che prevedono risvolti di tipo legale, l’assistente sociale interviene in collaborazione con l’autorità competente e su segnalazione del servizio medico di riferimento al fine di gestire la delicata situazione rilevata. L’accesso può essere diretto, quando è la famiglia stessa che ne fa richiesta, oppure indiretto, nel caso in cui il primo contatto avvenga dietro segnalazione di un medico, di un infermiere o del caposala che hanno rilevato una situazione di disagio o di bisogno psicosociale. La richiesta di presa in carico può provenire anche da enti esterni che hanno seguito o seguono il nucleo familiare. L’approccio che l’assistente sociale cerca di utilizzare è il più possibile partecipativo al fine di coinvolgere i genitori con un intervento multidisciplinare che consenta di lavorare in un’ottica di sinergia per promuovere e rafforzare le competenze e le risorse che già sono presenti. Il servizio sociale ospedaliero rappresenta, quindi, un punto di riferimento importante per tutte quelle famiglie che sono impegnate a dover affrontare il delicato percorso della prematurità e che possono trovare in tale figura un supporto, una guida e una fonte utile di molteplici informazioni. È attivo dal mese di giugno il Servizio Sociale Ospedaliero del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Il Servizio Sociale Ospedaliero fa capo alla U.O.C. L’Ufficio del Servizio Sociale si trova al I piano del Presidio “Riuniti”, accanto al CUP. La presenza del Servizio Sociale all'interno degli ospedali viene riconosciuta, dal punto di vista giuridico, grazie alla Legge n. 132/1968. La figura professionale dell'Assistente Sociale nel sistema sanitario opera in tutti gli Enti pubblici e privati accreditati dal Servizio Sanitario Nazionale, quali a titolo esemplificativo i consultori familiari, i servizi per le dipendenze, i servizi rivolti agli anziani, i servizi per la salute mentale e così via. L'Ufficio svolge le seguenti attività: attua interventi mirati volti a prevenire e risolvere situazioni di disagio sociale attraverso la promozione e l'utilizzo delle risorse individuali e territoriali; offre il proprio contributo alla promozione e alla informatizzazione sui Servizi Sanitari dell'Azienda Ospedaliera e territoriali e sui diritti dei cittadini; si attiva per favorire le dimissioni protette; potenzia la rete del territorio promuovendo il dialogo attivo nell'ottica dell'integrazione sociosanitaria degli interventi; collabora in stretta sinergia con gli Enti del Terzo Settore e del privato sociale; svolge attività didattico - formativa e di tutoraggio; si occupa della registrazione delle nascite. Il Servizio Sociale Ospedaliero viene attivato nel momento in cui l'Ufficio accoglie la segnalazione di intervento da una Unità Operativa Centrale, dal paziente stesso, da un suo familiare/caregiver, dai servizi territoriali o da altri operatori. Il S.S.O. interviene in maniera trasversale integrando le proprie azioni e interventi, programmati di concerto con l'équipe medica, nell'ottica della multidisciplinarietà, secondo i principi dell'integrazione sociosanitaria. Le aree di intervento che vedono maggiormente coinvolto il S.S.O. sono: l’area immigrazione; l’area adulti e anziani in condizioni di disagio e svantaggio sociale; tutela minori.

diagramma ruolo assistente sociale ospedale

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