Arrabbiarsi può provocare aborto interno: cosa ci dice il testo

Ti è capitato per la prima volta, ma se ti guardi intorno e chiedi a qualche amica, scopri che tante hanno avuto un aborto spontaneo! E ora, cosa succederà? C’è qualcosa in te che non funziona? E’grave?

Definizioni, fasi e differenze tra aborto interno e minaccia di aborto

L’ aborto spontaneo è l’interruzione della gravidanza prima della 25° settimana di gestazione. La maggior parte degli aborti (80%) avviene nei primi 3 mesi di gravidanza. L’interruzione della gravidanza avviene molto presto, e in questi casi a nulla valgono le terapie, il riposo a letto o altro per evitare l’aborto!

L’aborto interno, in cui anche se la gravidanza si è interrotta, l’embrione o il feto è presente e non ha attività cardiaca. La minaccia d’aborto invece è una condizione in cui i sintomi (dolore pelvico e lombare, perdita di sangue dall’utero), pur essendo il collo uterino chiuso e il feto vitale. Molto spesso infatti la gravidanza si è interrotta ma possono passare anche settimane prima che compaiano i classici sintomi di aborto!

La diagnosi può essere semplice nei casi evidenti, ma a volte è complicata e richiede l’esecuzione di più controlli ravvicinati per chiarire se la gravidanza si sia realmente interrotta. La tua ginecologa ti farà fare il test delle BHCG sul sangue, una visita ginecologica accurata e l’ecografia endovaginale.

Procedura diagnostica e gestione iniziale

La BHCG si esegue mediante un prelievo di sangue che valuta l’ormone prodotto dal trofoblasto, la piccola placenta che si forma inizialmente. L’ecografia ci fa vedere cosa sta succedendo nell’utero. C’è il sacco gestazionale in utero? Il sacco gestazionale è grande a sufficienza o è piccolo? Si vede l’embrione? E se l’embrione si vede, ha il battito cardiaco? Ci sono raccolte di sangue nell’utero?

Se l’aborto è completo il materiale abortivo è stato completamente espulso. Spesso c’è un sanguinamento e un dolore pelvico che ricordano la mestruazione. L’ecografia documenta l’assenza di materiale nella cavità uterina e i sintomi regrediscono nel giro di pochi giorni. Nella maggior parte dei casi però l’aborto è incompleto: residui di materiale abortivo rimangono nella cavità uterina.

Intervento chirurgico o farmacologico in via di gestione

Anche nel caso di aborto interno è necessario, dopo aver dilatato il collo dell’utero, effettuare l’estrazione del materiale abortivo. Se l’epoca gestazionale non è molto avanzata, il materiale viene rimosso con una cannula aspiratrice e poi si esegue un controllo dell’utero con l’ecografia per vedere che non siano rimasti residui. Se la gravidanza invece ha superato le 9-10 settimane, si somministrano per via vaginale dei farmaci chiamati prostaglandine che dilatano il canale cervicale e stimolano le contrazioni uterine, e poi si fa la revisione chirurgica.

Cause, tempi e resezione delle colpe

Purtroppo molto spesso non è possibile, soprattutto se è precoce, perché non ci sono segni premonitori, si scopre di avere abortito quando la gravidanza si è già interrotta e non se ne può fermare il decorso. Nella maggior parte dei casi non è possibile capire le cause del singolo aborto e non sono necessari ulteriori accertamenti. Avere avuto 1 solo aborto non aumenta il rischio di abortività.

Aspetti emotivi, stress e responsabilità

La condizione emotiva incide quanto quella organica sulla gravidanza nelle prime settimane e tenete presente che il colpo può giungervi proprio dall'uomo su cui facevate affidamento. Ci sono tante testimonianze e riflessioni sull’effetto dello stress o di emozioni intense, ma i testi clinici riportati indicano che lo spavento o l’emotività non sono considerati cause determinanti dell’aborto.

Molti racconti personali sottolineano comunque che, se è possibile, è utile parlare con i medici, chiedere chiarimenti sulle cause e cercare supporto psicologico. Alcune voci suggeriscono che l’esperienza emotiva possa essere correlata a una maggiore difficoltà nell’emergere di una gravidanza in certi contesti, ma la conoscenza scientifica esistente non attribuisce all’emotività la responsabilità principale dell’interruzione.

Riflessioni finali sull’interpretazione delle cause

La maggior parte degli aborti nel primo trimestre è dovuta a cause biologiche, spesso non identificabili. La percentuale di aborti ricorrenti è una problematica clinica complessa con molteplici fattori potenziali, tra cui elementi genetici, uterini, immunologici, coagulativi e metabolici. Studi hanno investigato ruoli di stress, ossidazione e antiossidanti, ma nessuna evidenza certa sostanzia l’idea che lo stress sia la causa unica o primaria di un aborto precoce.

grafico differenze aborto interno vs spontaneo

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