Allattamento della gatta: tutta la gestione delle mammelle, l’allattamento e le possibili complicazioni

Il gatto, a differenza del cane, ha un periodo di estro definito fotoperiodo positivo ovvero, con l’allungamento delle ore di luce durante l’arco della giornata lei va in estro. Ovviamente negli ultimi decenni con il cambiamento climatico e con una maggiore sensibilità nei confronti del benessere animale, i gatti che ormai vivono prettamente in casa e hanno cibo a disposizione sempre, hanno lievemente modificato anche l’approccio alla riproduzione. La gravidanza viene vissuta abbastanza seriamente soprattutto se il gatto è domestico e ha la possibilità di avere il cibo sempre a disposizione, subito dopo l’accoppiamento è possibile notare un aumento dell’appetito e della tranquillità. Soprattutto verso la seconda metà della gravidanza si potrà apprezzare l’aumento del volume dell’addome e, della linea mammaria.

Per istinto materno, si intendono tutti quei comportamenti sia prima che dopo il parto che possiede mamma gatta che, sono volti a curare e proteggere i cuccioli. L’istinto materno può venire meno solo in casi estremamente rari come gravidanze difficili, ambiente di vita stressante, problemi legati al parto o a difetti genetici dei gattini. In questi casi purtroppo i gattini vengono abbandonati e lasciati al loro destino e, possiamo sperare di salvarli trovando loro una balia o, diventando noi stessi delle balie. Mamma gatta è molto attenta al benessere dei suoi cuccioli, è molto delicata anche nei movimenti all’interno della zona parto, cerca infatti di evitare di schiacciarli. Nei primi giorni dopo il parto lei rimarrà all’interno della cuccia per provvedere a tutte le esigenze dei nascituri, uscirà per mangiare poche volte (nel caso sia un gatto di colonia) e passerà le sue giornate allattando i cuccioli e pulendoli spesso. Una volta che iniziano a crescere e quindi ad aprire i canali uditivi e gli occhi, mamma gatta introduce anche dei miagolii particolari che modifica a seconda del momento educativo. Quando i gattini iniziano a camminare è quindi ora dello svezzamento attraverso il gioco e la caccia e inizia il periodo dell’educazione alla vita.

Gestione dell’allattamento in caso di recupero dei cuccioli o sostituzione di mamma

Gattini abbandonati, orfani o semplicemente figli di una nidiata troppo numerosa: ogni anno sono sempre tanti i micetti che vengono salvati da balie umane attraverso l’allattamento. Doversi sostituire a mamma gatta è, purtroppo, tutt’altro che una eventualità rara soprattutto durante il periodo estivo. Lo sanno bene i volontari di gattili e rifugi, così come i veterinari, che soprattutto in questa stagione dell’anno sono chiamati a far fronte ad una vera e propria emergenza cucciolate costituite spesso da esserini di pochi giorni di vita. Armati di biberon, siringhe e latte in polvere, si ritrovano a dover fare le veci di mamma gatta totalmente o parzialmente. Nel caso in cui il latte materno non sia sufficiente per sfamare cucciolate numerose, infatti, sarà sufficiente dare un aiuto - talvolta anche solo momentaneo - alla micia per supplire alla scarsità di cibo. In caso, invece, di morte della puerpera a quattro zampe così come di vili abbandoni di piccoli, sarà necessario sostituirsi completamente alla micia. In questa eventualità, dunque, bisognerà surrogare mamma gatta anche per quanto riguarda la stimolazione per l’espletamento dei bisogni fisiologici. Qualsiasi siano le motivazioni, è indispensabile non improvvisarsi ma seguire determinate regole affinché il cucciolo possa sopravvivere a questa delicata fase della vita.

Ma che fare in caso di ritrovamento di gattini? Innanzitutto portarlo immediatamente dal veterinario per accertarne le condizioni di salute, stabilire l’età ed eventualmente sostenerlo con terapie mirate. Preparazione del latte. Eccezion fatta per emergenze dell’ultimo minuto per le quali ci si può affidare a ricette “casalinghe” rigorosamente suggerite e supervisionate dal medico veterinario, è bene avvalersi di latte artificiale in polvere. Tale preparato è specificatamente formulato per fornire ai piccoli quattro zampe i nutrimenti essenziali e bilanciati di cui hanno bisogno per crescere. Generalmente è sotto forma di polvere da miscelare ad un determinato quantitativo di acqua suggerito sulla confezione e andrà scaldato in un pentolino fino a raggiungere una temperatura di circa 30 gradi. In caso non si disponga di un termometro per alimenti, è possibile controllare il grado di calore toccandolo con il polso: al contatto con la pelle di questa zona, il latte non dovrà risultare né freddo né caldo ma tiepido. Eventuale preparato in eccedenza andrà conservato in frigorifero e scaldato successivamente preferibilmente non più di una volta.

Biberon o siringa senz’ago?

Il biberon è il surrogato più simile alla mammella materna e a differenza della siringa, permette al gattino di succhiare il latte. Se correttamente utilizzato, aiuta inoltre a ridurre il rischio di ingestione accidentale, pericolosa evenienza che può risultare mortale. Soprattutto per questo pericolo, attenzione a come si allatta il micetto. Il gattino deve essere preferibilmente tenuto prono ovvero appoggiato sulla pancia per ricreare la medesima posizione naturale che assumerebbe se succhiasse il latte dalle mammelle della madre. La posizione del piccolo è fondamentale per evitare che il neonato felino possa sviluppare polmoniti ab ingestis ovvero broncopolmoniti generate proprio dell’ingresso di latte nell’albero bronchiale.

Generalmente i biberon al momento dell’acquisto non hanno la tettarella forata. Per farlo, basterà avvalersi di un ago sterile o riscaldato sulla fiamma. Una volta terminato il pasto, bisognerà stimolare le naturali funzioni fisiologiche.

Ogni quanto allattarlo? Ancora una volta bisogna tentare di riprodurre i tempi dell’allattamento materno. Nelle prime settimane i pasti saranno molto frequenti: durante i primi quindici giorni, i gattini dovrebbero essere allattati ogni due o tre ore durante il giorno mentre si può allungare a quattro ore la notte. Quest’ultima frequenza di poppata diventerà la normale cadenza diurna tra i 15 e i 20 giorni mentre in orario notturno si può passare a 5 ore. Arrivati ai 20 giorni di vita, le poppate possono essere distanziate di 5 ore durante il giorno e arrivare fino a 6-7 ore la notte. A circa 1 mese di vita, i piccoli dovrebbero essere pronti ad ingerire cibi solidi che devono essere gradualmente inseriti sostituendosi, sempre progressivamente, al latte. Scegliere esclusivamente alimenti per cuccioli è l’imperativo! Attenzione all’igiene!

Il gattino piange, si lamenta tra un pasto e l’altro succhiando ciò che ha a portata di bocca? Probabilmente ha fame! Naturalmente, bisogna essere molto attenti sia a loro, sia alla madre. A volte vogliamo aiutare la mamma nutrendo i micini con un biberon e gli diamo il latte di mucca, ma la composizione è diversa. Il latte di gatto ha una composizione che varia nel corso delle settimane per adattarsi alle esigenze dei gattini. Il latte vaccino è composto da circa 87,6% di acqua, 3,5% di proteine, 3-4% di grassi e 5% di lattosio. La quantità di proteine e grassi è inferiore e potrebbe non essere sufficiente a soddisfare le esigenze dei gattini. Fino a 3-4 settimane, i mici si nutrono solo di questo. Poi compaiono i primi denti da latte e i gattini iniziano ad assaggiare il cibo della madre. Fino a due mesi di età assumeranno sia il latte materno che il cibo solido, diminuendo gradualmente l'assunzione del primo. Controlla che crescano giorno dopo giorno, che siano attivi, che poppino e che la consistenza delle loro feci sia corretta. È molto importante tenerli al caldo, perché a meno di 34,5° smettono di mangiare, si muovono a fatica e la madre potrebbe rifiutarli.

Come abbiamo visto, l'allattamento nei gatti è un periodo essenziale per il corretto sviluppo dei micini.

La mastite nel gatto è definita come un'infiammazione di una o entrambe le ghiandole mammarie. Eziologia. La sua gravità dipende dal grado di coinvolgimento in ogni singola gatta, che può variare da un'infiammazione lieve a un'infezione gangrenosa. Di solito si sviluppa nel periodo postpartum, ma può anche essere il risultato di una pseudogravidanza. Ci sono diversi fattori che possono predisporre allo sviluppo della mastite nel gatto, come il trauma alle ghiandole mammarie causato dalla suzione dei gattini, un'infezione ascendente o anche la presenza di un ambiente contaminato o poco igienico. Sintomi. I sintomi sono molto variabili a seconda della gravità della mastite. Tuttavia, i segni clinici più comuni includono tessuto mammario indurito, con perdita di colore e presenza di dolore locale, gonfiore e a volte anche ulcerazione; mancanza di desiderio da parte della gatta di allattare la cucciolata, con gattini deboli, affamati e che non aumentano di peso; anoressia e cachessia; stanchezza; vomito e febbre; perdite anomale dalle ghiandole mammarie; secrezioni generalmente emorragiche e purulente; aumento della viscosità del latte. Nei casi più gravi di interessamento delle ghiandole, si possono formare ascessi e si può persino sviluppare una cancrena, condizione che alla fine può portare alla morte della gatta. Diagnosi. La diagnosi di mastite si basa sull’anamnesi della gatta, sui risultati clinici e microbiologici e sull’analisi citologica e batteriologica del latte. L’esame del sangue riflette solitamente uno scostamento a sinistra dovuto alla presenza di leucocitosi e neutrofilia, e aiuta a determinare la gravità della malattia sistemica nella gatta. Diversi studi dimostrano anche l’importanza e il significato dello svolgimento di un antibiogramma e una PCR in questi casi. Trattamento. Il trattamento è solitamente ambulatoriale e non richiede il ricovero in ospedale, tranne che per le situazioni più gravi che necessitano di una supervisione e una cura più intense, come la fluidoterapia. Generalmente non si raccomanda di smettere di allattare i gattini durante il trattamento della mastite. Anche se il latte è spesso più povero dal punto di vista nutrizionale e contaminato da antibiotici, non rappresenta un rischio per loro. L’allattamento poi favorisce il drenaggio delle ghiandole mammarie. In caso di formazione di ascessi o di tessuto necrotico, i gattini devono essere svezzati e nutriti con latte artificiale. La scelta finale dell’antibiotico dipenderà dalla suscettibilità degli agenti patogeni a ciascun antibiotico, dalla capacità dell’antibiotico di penetrare nel tessuto mammario, dal suo livello di concentrazione nel latte e dal fatto che non sia tossico e non causi effetti collaterali nei cuccioli che continuano ad essere allattati. Le ghiandole che presentano ascessi devono essere svuotate, drenate e trattate come una ferita aperta. Nelle ghiandole infette senza formazione di ascesso, anche l’applicazione di impacchi caldi è molto utile per ridurre il disagio e favorire il drenaggio. Il trattamento antibiotico dura circa 2-3 settimane e la prognosi è solitamente favorevole. Nei casi di mastite gangrenosa, si ricorre spesso alla chirurgia per rimuovere il tessuto necrotico. Nelle situazioni più gravi, anche la mastectomia è un’alternativa possibile.

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