L’IVG è l’interruzione volontaria della gravidanza che si esegue nelle strutture ospedaliere o ambulatoriali convenzionate da personale medico non obiettore, sulle donne incinte che non abbiano superato i 90 giorni dall’inizio della gestazione stessa in totale privacy e sicurezza. L’ITG è invece l’interruzione terapeutica della gravidanza, consigliata in genere dagli stessi medici quando esami strumentali o di screening neonatale abbiano evidenziato gravi malformazioni fetali o malattie congenite incurabili, o quando il prosieguo della gravidanza possa mettere a rischio la vita della madre. I servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza IVG e ITG si rivolgono alle donne che per motivi personali o sanitari non intendano proseguire una gravidanza e desiderino affidarsi, per questo intervento, al personale medico non obiettore formato per prestare tale servizio in condizioni di sicurezza, privacy e sostegno anche psicologico.
Questo è ciò che la Legge 194 che regola “Le norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” prevede. Per la richiesta di un IGV la donna (maggiorenne) dovrà recarsi presso il consultorio più vicino o dal proprio ginecologo di fiducia (se non obiettore) e richiedere il certificato apposito con cui poi potrà rivolgersi ad una struttura sanitaria pubblica o convenzionata e prenotare il servizio gratuitamente. In caso di minorenne, se entro i 90 giorni utili per presentare il certificato il genitore o il tutore legale non siano disponibili o rintracciabili per la firma del consenso, si può ricorrere ad un giudice tutelare.

IVG farmacologica. Si può praticare quando la gravidanza non abbia superato le sette settimane (49 giorni). Si tratta sempre di una pratica medica che si basa sull’assunzione di due farmaci diversi nell’arco delle 48 ore. I principi attivi su cui questo tipo di IVG precoce si basa sono il mifepristone, conosciuto con la sigla RU486, e una prostaglandina. In prima istanza la donna assume il mifepristone, che ha lo scopo di inibire la produzione di progesterone, ovvero l’ormone che permette l’attaccamento dell’embrione nel tessuto uterino, e in questo modo la gravidanza si interrompe. A seguire, è necessario applicare delle candelette di prostaglandina per permettere l’espulsione del materiale embrionale.
IVG chirurgica. Si effettua previa sedazione endovenosa (diversa dall’anestesia vera e propria, non necessaria in questo caso), in day hospital. Questa tecnica prevede un allargamento del collo uterino al fine di poter inserire la cannula per l’isterosuzione, che in pratica “aspira” l’embrione. Si completa l’operazione, in sé molto rapida, con la tecnica del courettage, che consiste nel “raschiare” le pareti dell’utero con una sorta di cucchiaio metallico per eliminare ogni traccia di tessuto placentare.
ITG (dopo i 90 giorni). La normativa italiana consente l’interruzione volontaria terapeutica fino alle 22 settimane di gestazione. Quando la gravidanza sia così avanzata, per praticare l’aborto non basta usare la cannula per l’isterosuzione. In questi casi la donna viene ricoverata e si induce il parto (a tal fine si utilizzano le fiale di prostaglandine) fino al travaglio, sotto sedazione (ma lo stato di vigilanza permane in ogni fase). Si tratta di una procedura estremamente traumatica, ma in molti casi necessaria.
Situazione all’ospedale di Rivoli: obiettori e pratiche
Normativa alternativa all’IGV per quanto riguarda il parto e la maternità. Per quanto riguarda la preparazione all’IGV, se avviene per via farmacologica la paziente dovrà seguire scrupolosamente le indicazioni del ginecologo sui tempi e le modalità di assunzione della pillola e delle prostaglandine. L’IGV per via chirurgica si effettua a digiuno. In seguito la donna può concepire nuovamente. Il dato è rilevante e induce alla riflessione: all’ospedale di Rivoli i medici obiettori di coscienza sono dodici su sedici. Per l’esattezza il 75%, la percentuale più alta tra le strutture sanitarie del Torinese. Un numero che è aumentato negli ultimi anni. E che sembra destinato a salire. Come si spiega? Le posizioni, tra gli obiettori di coscienza, sono differenti e chiedono di fare dei distinguo di età e convinzioni. Tra i medici anziani, e di lunga esperienza, in molti hanno scelto l’obiezione di coscienza: dopo aver seguito numerose interruzioni di gravidanza volontarie, dicono, si sono tirati indietro «perché non riuscivamo più a sostenerne il forte carico emotivo».
Ci sono poi i casi, pochi e strettamente personali, di chi non può aver figli. O non riesce ad averne. «E non se la sentono - spiegano in ospedale - di seguire una paziente che invece sceglie di non portare avanti la gravidanza». Il dato più rilevante, che apre a numerose considerazioni e pone altrettanti interrogativi, però, riguarda i medici giovani, gli ultimi arrivati. Che di quel 75% sono la stragrande maggioranza: la loro obiezione è una decisione, così la spiegano, «etica e religiosa». E in tanti si chiedono: «Come tutelare il diritto alla 194?».
I medici non obiettori sono tre. «Ma - assicura il direttore sanitario dell’Asl To3 Davide Minniti - gli interventi di interruzione di gravidanza volontaria vengono sempre garantiti». In concreto, quante sono? Nel 2021, all’ospedale di Rivoli c’è stata un’unica richiesta di interruzione di gravidanza chirurgica. Decine di donne, invece, si sono rivolte al Sant’Anna per la somministrazione della Ru486. «Molte si rivolgono ai centri più grandi anche per partorire», spiega qualcuno a Rivoli. E i parti sono passati da 1300 a 900. Va da sé, però, che la questione aborto è differente. E che il centro torinese è più grande e difficilmente pone barriere alla libertà di scelta delle donne. I medici obiettori di coscienza a Rivoli sono quasi la totalità. La domanda sorge spontanea: è un ospedale anti-aborto? Dal 1° marzo, su decisione del primario appoggiato dalla direzione, anche lì si somministra la Ru486. Una decisione, così sembra ad analizzare i dati della situazione degli obiettori di coscienza, in controtendenza rispetto alle posizioni della maggioranza dei medici dell’ospedale. E se, nel 2022, a Rivoli, non c’è stata nemmeno una donna che ha chiesto l’interruzione di gravidanza chirurgica, in meno di tre mesi, circa trenta persone si sono rivolte alla struttura sanitaria per l’interruzione farmacologica.
Interruzione volontaria di gravidanza (I.V.G.) ex l. Il Consultorio familiare è una struttura delle strutture previste dalla legge per il percorso di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni come previsto dagli artt. 4, 5,12 della legge n.194/1978 in raccordo e continuità assistenziale con l’ospedale I.R.C.C.S. Vengono fissati con priorità un colloquio e una visita con la ginecologa che si svolgeranno nella giornata fissata. Se la donna vuole procedere con l’I.V.G contestualmente viene effettuato il raccordo con l’I.R.C.C.S. Burlo Garofolo per il prosieguo del percorso assistenziale per intervento farmacologico o chirurgico.