La razza Charlotte, una femmina di razza chiamata Charlotte che da otto anni vive in un acquario senza maschi della sua specie è rimasta incinta. Condivide la vasca solo con alcuni squali e alcuni piccoli pesci ossei. La razza Charlotte, un pesce cartilagineo che vive in un acquario negli Stati Uniti, è rimasta incinta e aspetta fino a quattro piccoli (il numero non è certo). Non ci sarebbe nulla di particolarmente sorprendente da meritare un articolo su un giornale, se non che la femmina vive da sola in compagnia di alcuni squali (altri elasmobranchi), piccoli pesci ossei e non vede un maschio della sua specie da almeno otto anni.
Secondo gli esperti che custodiscono la razza e stanno seguendo la sua gestazione, si tratta di un caso di partenogenesi o riproduzione virginale. In parole molto semplici, nella partenogenesi le uova non fecondate danno vita a embrioni con il solo materiale genetico della madre, dunque i figli sono veri e propri cloni. Ce lo teniamo nel cuore da oltre 3 mesi. Abbiamo le immagini a ultrasuoni confermate da due esperti: il dottor Robert Jones dell'Aquarium Vet dell'Australia e Becka Campbell, candidata al dottorato all'Università Statale dell'Arizona. Da allora le domande su questa gravidanza inaspettata si sono moltiplicate e sono state avanzate anche ipotesi assurde, come quella che fosse stata messa incinta da uno degli squali.
È vero che razze e squali sono entrambi pesci cartilaginei e sono strettamente imparentati dal punto di vista filogenetico, ma è chiaro che incroci di questo tipo non sono realizzabili. A confermarlo all'Associated Press la dottoressa Kady Lyons, ricercatrice presso il Georgia Aquarium di Atlanta, che ha sottolineato come per uno squalo sia semplicemente impossibile accoppiarsi con una pastinaca. Poiché Charlotte vive nella sua vasca dal 2016 - quando fu donata da un privato - assieme a cinque piccoli squali, l'unica opzione possibile per spiegare la sua gestazione è appunto la partenogenesi. “Questo è ciò a cui ci atteniamo.
Dalle ultime ecografie è emerso che i piccoli sono nella giusta posizione per il parto, "arrotolati" nelle vie genitali della madre, pertanto ogni momento è buono per la nascita. Lo staff del team ECCO ha piazzato fotocamere ovunque per seguire 24 ore su 24 il parto di Charlotte e prendersi immediatamente cura dei piccoli, che saranno trasferiti in una vasca ad hoc per tenerli al sicuro. Gli esperti ritengono che la razza abbia dai 12 ai 14 anni e, come indicato, da 8 vive nell'acquario di Hendersonville. Nei mesi scorsi lo staff si era accorto di uno strano rigonfiamento sull'animale e pensò a una cisti, ma le ecografie condotte dagli esperti hanno rilevato l'inaspettata dolce attesa. Sulle pagine social dell'acquario vengono pubblicati aggiornamenti sulle condizioni di Charlotte ogni giorno e si aspetta solo la nascita dei suoi piccoli.

Recentemente sono balzati agli onori della cronaca internazionale altri casi di partenogenesi, come quello di due piccoli di anaconda venuti al mondo nell’Acquario del New England e di tre piccoli di squalo zebra dati alla luce da una femmina che non vedeva con maschi da 5 anni. Scienziati del Virginia Polytechnic Institute e dell'Università Statale State di Balcksburg hanno inoltre confermato che anche i coccodrilli possono riprodursi senza fecondazione. Lo scorso anno ha fatto il giro del mondo la storia di una femmina di gibbone rimasta incinta anche se era sola da tempo; in questo caso la partenogenesi andava esclusa perché questa strategia riproduttiva non esiste nei mammiferi. Si scoprì che un maschio riuscì a metterla incinta attraverso un buco nella rete di uno spazio condiviso, nel quale le scimmie venivano temporaneamente trasferite. Il maschio possiede due organi copulatori pari, i pterigopodi, che consistono in estensioni cilindriche del lembo posteriore delle pinne pelviche.
Nella copula solo uno dei due pterigopodi è ruotato di 90° rispetto all’asse longitudinale del maschio, per migliorare la sua capacità di penetrazione e nello stesso tempo consentire il riempimento d’acqua di un’apposita sacca sottopelle, il sifone. Durante la copula il maschio afferra la femmina mordendola sul dorso o sulle pinne, e per questo motivo in molte specie la pelle della femmina è molto più spessa di quella del maschio. A penetrazione avvenuta, la contrazione dei muscoli, che controllano il sifone provocano un energico getto d’acqua che convoglia il liquido seminale attraverso il pterigopodio nella cloaca della femmina. In alcune specie come Cetorino e Verdesca gli spermatozoi sono raccolti in capsule, dette spermatofori. È all’interno della ghiandola Nidamentale che avverrà la fecondazione.
Una delle caratteristiche salienti della loro riproduzione, come detto già sopra, è la completa assenza di cure parentali, poiché non esiste alcun tipo di rapporto tra i piccoli e i loro genitori, dopo la nascita. La madre, prima della nascita, si cura di scegliere località opportune per la sopravvivenza dei suoi piccoli, sia scegliendo i substrati migliori per la deposizione nel caso delle specie ovipare, sia recandosi prima del parto in particolari zone dette “nurseries” nel caso di quelle vivipare. In alcune specie queste funzioni sono sincronizzate per le femmine fecondate di un’intera popolazione, il che porta a frequenti fenomeni di segregazione per sesso ed età.
In conclusione, si può dire che la straordinaria modernità dei modelli riproduttivi degli Elasmobranchi, in grado di produrre prole in numero limitato ma molto sviluppata per destreggiarsi fin dalla nascita in un ambiente ostile come quello marino, è stata una delle caratteristiche che ne hanno garantito il successo e la durata. Questa stessa caratteristica comporta un tasso riproduttivo non elevato e una maturità sessuale tardiva, che rappresenta in questi ultimi decenni un pessimo adattamento al prelievo non controllato da parte dell’uomo e un motivo di preoccupazione per la loro sopravvivenza. Oggi, gli squali sono pescati selvaggiamente dai pescherecci orientali, nei mari di tutto il globo, per le loro pinne, utilizzate nella famosa zuppa di “pinna di pescecane”. Le pinne dello squalo Mako sono tra le più ricercate e consumate in Cina, Giappone, Malesia, Singapore e probabilmente anche in India, Stati Uniti, Germania, Emirati Arabi Uniti.

Sebbene alcuni aspetti della riproduzione del più affascinante predatore marino, lo squalo bianco (Carcharodon carcharias), restino ancora ignoti, nel corso degli anni le ricerche su questa specie hanno permesso di portare alla luce una notevole quantità di informazioni. Nel maschio dello squalo bianco i testicoli sono posti nella parte anteriore della cavità corporea, dorsalmente al fegato. Nei maschi immaturi i testicoli sono una massa incospicua, mentre negli esemplari maturi sono grandi ed allungati. Gli spermatozoi vengono prodotti nei tubuli seminiferi all’interno dei testicoli e convogliati attraverso i dotti efferenti in due epididimi dalla forma contorta posti lungo la colonna vertebrale su entrambi i lati dell’aorta dorsale. Lo sperma è racchiuso in pacchetti protettivi detti spermatofore, contenenti un elevatissimo numero di spermatozoi. La funzione delle spermatofore è di proteggere lo sperma e di prevenirne la perdita per dispersione nell’acqua durante l’accoppiamento.
Nei maschi sessualmente immaturi i dotti deferenti sono due tubi dritti sulla superficie ventrale dei reni; nei maschi maturi la parte anteriore dei dotti deferenti è assai contorta, mentre la parte posteriore è dritta e si amplia per formare vescicole seminali. Lo squalo bianco maschio è dotato di due pterigopodi, organi copulatori tubiformi che si originano dal margine mediale delle pinne pelviche. La presenza o assenza degli pterigopodi permette l’immediato riconoscimento del sesso di uno squalo bianco. Il miglior indicatore della maturità sessuale maschile è ottenibile dall’esame degli pterigopodi, osservandone la robustezza, il grado di calcificazione e la presenza di uno sperone retrattile. Durante l’accoppiamento uno degli pterigopodi viene girato in avanti e inserito nella cloaca della femmina.
Nelle femmine di squalo bianco l’ovaia destra è solitamente ben sviluppata, mentre l’ovaia sinistra è vestigiale. Nelle femmine sessualmente immature l’ovaia è piccola e liscia, mentre nelle femmine mature è grande e presenta delle protuberanze arrotondate costituite dalle uova in via di sviluppo. Ogni uovo è circondato da uno strato di cellule nutritive detto follicolo. Quando un uovo è maturo, viene rilasciato nel celoma per rottura del follicolo e passa attraverso l’ostio, l’apertura dell’ovidotto. La ghiandola nidamentale è un’espansione della parte anteriore di ogni ovidotto, che secerne una membrana che riveste le uova nel momento in cui attraversano l’ovidotto. Essa rappresenta anche il sito di immagazzinamento dello sperma e della fecondazione. Si ipotizza che la femmina di squalo bianco non sia in grado di immagazzinare lo sperma per lunghi periodi come osservato in altre specie di squali. L’estremità posteriore di ogni ovidotto si allarga a formare l’utero, dove gli embrioni si sviluppano. I migliori indicatori della maturità sessuale femminile sono la presenza di uova ben sviluppate ricche di vitello nell’ovaia, l’ingrossamento dell’ovidotto e il suo distaccamento dalla parete corporea. L’età massima dello squalo bianco è stata stimata pari a 73 anni. Lo squalo bianco maschio raggiunge la maturità sessuale a un età di 9-10 anni, quando misura da 350 a 410 cm di lunghezza. La femmina raggiunge la maturità sessuale a un età di 12-14 anni, quando misura tra 400 e 500 cm di lunghezza. Le femmine raggiungono quindi la maturità sessuale a dimensioni ed età maggiori rispetto ai maschi. L’accoppiamento si verifica in primavera-estate. A volte uno squalo bianco maschio è stato osservato seguire da vicino una femmina per alcuni secondi o per alcuni minuti, talora premendo il muso sulla regione ventrale della femmina. Forse con questo comportamento il maschio testa se la femmina voglia accoppiarsi o se la sua produzione di feromoni indichi se sia fertile. L’accoppiamento di due squali bianchi è stato osservato una sola volta, in Nuova Zelanda. Il maschio inizia il corteggiamento avvicinándose alla femmina e afferrandola con i denti. Sono questi i cosiddetti morsi d’amore che danno luogo alle cicatrici d’accoppiamento, che sono spesso visibili sulla testa, i fianchi, il ventre, le fessure branchiali, il dorso e le pinne. Solitamente i morsi d’amore sono leggeri e incompleti e non causano ferite permanenti o comunque danni effettivi. Gli squali stanno uno sotto l’altro, girandosi di tanto in tanto ventre contro ventre. Lo squalo bianco presenta viviparità aplacentale: gli embrioni completano il loro sviluppo nell’utero traendo il nutrimento dal loro sacco vitellino. Si stima che la durata della gestazione sia di circa un anno. Il parto avviene in primavera ed estate nelle aree temperate di entrambi gli emisferi. Le figliate possono essere composte da 2 a 17 piccoli. Alla nascita i piccoli misurano tra 81 e 151 cm. Gli squali bianchi hanno delle aree di nursery, dove le femmine si recano a partorire e dove i piccoli rimangono durante la prima fase della loro vita. Considerata la diminuzione massiccia della specie che si è osservata nella maggior parte del suo areale di distribuzione negli ultimi decenni, è assolutamente necessario che tutte le aree di nursery siano oggetto di un’attenta gestione e di una effettiva protezione.

Nel corso della loro lunga storia evolutiva, gli squali hanno sviluppato tecniche riproduttive straordinarie. Esploriamole insieme! Vi siete mai chiesti come gli squali, che nuotano negli oceani da oltre 400 milioni di anni, continuino a prosperare? Membri della famiglia degli Elasmobranchi, nascondono segreti riproduttivi che sfidano l’immaginazione! Una cosa è certa, gli squali non hanno fretta: raggiungono la maturità sessuale solo tra i 5 e i 30 anni e ogni gravidanza è un investimento a lungo termine.
La loro fecondazione avviene internamente, grazie ad un organo sessuale maschile chiamato mixopterigio, dotato di spine e uncini che facilitano il trasferimento degli spermatozoi all’interno del corpo della femmina. Inoltre, la gestazione è un processo lungo e impegnativo, che può durare mesi o addirittura anni, richiedendo enormi risorse da parte delle femmine per garantire la sopravvivenza dei piccoli. 1. In alcune specie di squali, la riproduzione avviene attraverso un metodo chiamato oviparità, in cui le femmine depongono uova protette da capsule resistenti. La loro composizione è fatta da collagene e proteine, che forniscono una scorta di nutrienti essenziale per l’embrione durante lo sviluppo. Ogni specie ha sviluppato una forma unica di capsule per adattarsi alle proprie esigenze: per esempio, gli squali Port Jackson (Heterodontus portusjacksoni) producono uova con gusci a spirale che si ancorano saldamente al fondale marino, mentre gli squali Gattuccio (Scyliorhinus canicula) depongono uova in vasi rettangolari che offrono una protezione maggiore durante il trasporto. Questi adattamenti non sono casuali, ma cruciali per garantire che le uova rimangano al sicuro fino alla schiusa. 2. In altri squali, la riproduzione avviene attraverso una modalità chiamata viviparità, dove gli embrioni si sviluppano all’interno del corpo della madre, per poi nascere completamente formati. Ad esempio, lo squalo martello maggiore (Sphyrna mokarran) pratica la viviparità lecitotrofica (o oviviparità), in cui gli embrioni ottengono nutrienti da un sacco vitellino contenuto nelle loro uova. Al contrario, lo squalo grigio del reef (Carcharhinus amblyrhynchos) utilizza la matrotrofia placentotrofica, stabilendo un collegamento nutritivo diretto con la madre tramite una placenta. Ma non finisce qui: alcune specie adottano strategie ancora più estreme come l’oofagia e l’adelfofagia. 3. PARTENOGENESI: DOVE SONO I MASCHI? Immaginate un mondo in cui una femmina di squalo può generare prole senza l’intervento di un maschio. No, non è una fantasia: questa è la partenogenesi! In questo processo insolito, durante la meiosi, la cellula madre si divide per formare l’uovo e, contemporaneamente, crea piccoli globuli polari, che non diventano uova fertili. L’uovo può quindi combinarsi con questi globuli polari, dando vita a una prole che è una sorta di “clonazione parziale” della madre, con leggero rimescolamento genetico. MORSI… D’AMORE? La stagione degli amori negli squali è un vero spettacolo di comportamenti avvincenti. Di solito, le femmine segnalano la loro disponibilità con movimenti e segnali chimici, invitando i maschi a seguirle. E loro non si fanno certo attendere: la femmina, dopo essersi posta al di sotto del maschio (capping), si stabilizza allargando le pinne pettorali (flaring) mentre il maschio la segue da vicino (tailing), stimolandola con il muso (noising) prima di accoppiarsi. In alcune specie, però, come lo squalo Toro (Carcharias taurus), l’accoppiamento è più “rude”: i maschi mordono le pinne o le branchie delle femmine, anche quelle più restie, per trattenerle in posizione. Questo comportamento può essere rischioso per queste ultime, esponendole a ferite ed infezioni. Dopo l’accoppiamento, molte femmine di squalo intraprendono il viaggio verso rifugi sicuri chiamati “nurseries”. Questi arenili poco profondi, ricchi di cibo e protetti dai predatori, offrono un ambiente ideale per la nascita e la crescita dei piccoli squali. Gli squali hanno dominato i mari per milioni di anni, ma oggi sono più vulnerabili che mai. Le principali minacce per questi organismi derivano dalla pesca intensiva, dal commercio di pinne e prodotti derivati, dalla distruzione degli habitat marini e anche dalla cattura accidentale, il cosiddetto “bycatch”.Per fortuna, esistono diverse iniziative dedicate alla loro conservazione, molte delle quali mirano alla creazione di Aree Marine Protette e alla sensibilizzazione delle comunità sulla conservazione degli squali. Altre lottano per la regolazione del commercio internazionale di specie minacciate e per fermare la caccia alle pinne di questi predatori apicali, importantissimi per mantenere gli equilibri naturali degli ecosistemi marini. A livello internazionale, ci sono molte organizzazioni che combattono la battaglia contro il finning, l’Italia infatti collabora con diverse reti globali, come la CITES , la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione. Il vero cambiamento, però, inizia dalle nostre azioni quotidiane e protegere gli squali significa preservare l’intero ecosistema marino, da cui tutti dipendiamo.
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