Discorso sull’aborto, migrazioni e testify nel discorso del Papa: Panama e oltre

Nel tradizionale discorso rivolto al corpo diplomatico, papa Leone XIV ha ribadito la ferma contrarietà della Chiesa alla soppressione della vita in ogni sua fase, dall’aborto all’eutanasia. «Si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita», ha dichiarato il Papa.

In tal senso, la santa sede ha espresso preoccupazione per i progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera per l’accesso all’interruzione di gravidanza. Francesco sul volo di ritorno da Panama: «Alle donne che hanno questa angoscia dico: tuo figlio è in cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non hai potuto cantargli».

Panorama della missione: abbracciare vita, ascolto e misericordia

Per capire il dramma dell’aborto bisogna stare in confessionale e aiutare le donne a riconciliarsi con il figlio non nato. Per fare il Papa bisogna “sentire” la gente, farsi ferire dagli incontri che si fanno, dalle persone che ci colpiscono con le loro storie e i loro drammi, portando tutto davanti al Signore perché le confermi nella fede. All’incontro di febbraio sugli abusi bisogna «prendere coscienza» di che cosa siano un bambino o una bambina abusati, per mettersi dalla parte di chi ha sofferto questa terribile violenza.

E in questa identica prospettiva si colloca la preoccupazione per il Venezuela, che spinge Francesco a chiedere una soluzione pacifica ed evitare lo spargimento di sangue. Il Papa, che si dice «distrutto» per l’intensità di un viaggio vissuto senza risparmiarsi, dialoga per cinquanta minuti con i giornalisti in alta quota sul volo che lo riporta a Roma, nella prima conferenza stampa guidata dal direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

Aborto e misericordia: come accompagnare senza giudicare

Durante il viaggio ha detto che l’impatto della missione si misura anche dall’attenzione ai drammi umani, tra cui quello dell’aborto. Il messaggio della misericordia è per tutti, anche per la persona umana che è in gestazione. Dopo questo fallimento, c’è pure misericordia. Ma una misericordia difficile, perché il problema non è dare il perdono ma accompagnare una donna che ha preso coscienza di avere abortito. Sono drammi terribili. Una volta ho sentito un medico che parlava di una teoria secondo cui una cellula del feto appena concepito va al midollo della mamma e lì riceve una memoria anche fisica. Questa è una teoria, ma per dire, una donna quando pensa a quello che ha fatto... ti dico la verità: bisogna essere nel confessionale e tu devi lì dare consolazione.

Per questo ho aperto la potestà di assolvere l’aborto per misericordia, perché tante volte devono incontrarsi con il figlio. Io consiglio tante volte quando hanno questa angoscia e piangono: “Tuo figlio è in cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non hai potuto cantargli”. Lì si trova una via di riconciliazione della mamma con il figlio. Con Dio c’è già il perdono, Dio perdona sempre. Ma la misericordia, che lei elabori questo… Il dramma dell’aborto, per capirlo bene, bisogna essere in un confessionale.

Educazione sessuale: indispensabile ma equilibrata

Nelle scuole bisogna dare educazione sessuale: il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è il dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, così come senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica, distruggi la persona. Ma il sesso come dono di Dio deve essere educato. Educare nel senso far emergere il meglio dalle persone e accompagnarle lungo la strada. Il problema è il sistema, che maestri si scelgono per questo compito e che libri di testo. Ho visto qualche libro un po’ sporco. Ci sono cose che fanno maturare e cose che fanno danni. Non so se a Panama si sta lavorando per questo, non entro nella politica. Ma bisogna che ci sia un’educazione sessuale. L’ideale è iniziare da casa: non sempre è possibile perché ci sono tante situazioni nelle famiglie. E quindi la scuola supplisce questo, perché altrimenti rimarrà un vuoto che poi verrà riempito da un’ideologia qualsiasi.

La Chiesa, la testimonianza e la pastorale: perché molti allontanano

In questi giorni lei ha parlato con tanti ragazzi, sicuramente ha parlato anche con ragazzi che si allontanano dalla Chiesa. Quali sono i motivi che li allontanano? «Sono tanti. Alcuni sono personali, ma il più generale e il primo credo sia la mancanza di testimonianza dei cristiani, dei preti, dei vescovi, non dico dei Papi perché è troppo... ma anche pure! La mancanza di testimonianza. Se un pastore fa l’imprenditore o l’organizzatore di un piano pastorale, o se non è vicino alla gente, non dà testimonianza di pastore. Il pastore deve essere con la gente, pastore e gregge, diciamo con questo termine. Il pastore deve essere avanti del gregge, per marcare il cammino; in mezzo al gregge per sentire l’odore della gente e capire cosa sente della gente. Ma se un pastore non vive con passione, la gente si sente abbandonata, un certo senso di disprezzo, si sente orfana. Ho sottolineato i pastori, ma anche i cristiani, i cattolici ipocriti. Quelli che vanno tutte le domeniche a messa e poi non pagano la tredicesima, ti pagano in nero, sfruttano la gente, poi vanno ai Caraibi a fare le vacanze con lo sfruttamento della gente. Se tu fai questo dai una controtestimonianza, e questo è a mio parere quello che più allontana la gente dalla Chiesa. Anche i laici… Ma io direi: non dire che sei cattolico, se non dai testimonianza. Di’ “io sono di educazione cattolica ma sono tiepido, sono mondano, chiedo scusa, non guardate a me come modello”, questo si deve dire. Ma io ho paura dei cattolici così eh? Che si credono perfetti! La storia si ripete, succedeva lo stesso Gesù coi dottori della legge, no?

Cerimonie, vocazioni e celibato: un dibattito aperto

Durante la Via Crucis un giovane ha pronunciato delle parole molto forti sull’aborto: “C’è una tomba che grida al cielo e denuncia la terribile crudeltà dell’umanità, è la tomba che si apre nel ventre delle madri... Dio ci conceda di difendere con fermezza la vita e far sì che le leggi che uccidono la vita siano cancellate per sempre”. Questa è una posizione molto radicale. Le vorrei chiedere se questa posizione rispetta anche la sofferenza delle donne in questa situazione e se corrisponde al suo messaggio della misericordia.

«Il messaggio della misericordia è per tutti, anche per la persona umana che è in gestazione. Dopo questo fallimento, c’è pure misericordia. Ma una misericordia difficile, perché il problema non è dare il perdono ma accompagnare una donna che ha preso coscienza di avere abortito. Sono drammi terribili. Una volta ho sentito un medico che parlava di una teoria secondo cui una cellula del feto appena concepito va al midollo della mamma e lì riceve una memoria anche fisica. Questa è una teoria, ma per dire, una donna quando pensa a quello che ha fatto... bisogna essere nel confessionale e lì dare consolazione. Per questo io ho aperto la potestà di assolvere l’aborto per misericordia.»

Nella discussione su vocazione e celibato: Nella Chiesa cattolica di rito orientale possono farlo, si fa l’opzione celibataria o di sposo prima del diaconato. Per quanto riguarda il rito latino, mi viene alla mente una frase di san Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”. La mia decisione è no al celibato opzionale prima del diaconato. È una cosa mia, personale, ma io non lo farò, questo è chiaro. Il pastore deve pensare ai fedeli. Padre Lobinger dice: la Chiesa fa l’eucaristia e l’eucaristia fa la Chiesa. Ma dove non c’è eucaristia né la comunità - pensi alle isole del Pacifico - Lobinger chiede: chi fa l’eucaristia? I direttori e gli organizzatori di quelle comunità sono diaconi o suore o laici. Lobinger dice: si potrebbe ordinare prete un anziano sposato, questa è la sua tesi. Ma che eserciti solo il munus sanctificandi. Questa è la tesi, il libro è interessante e forse questo può aiutare a come rispondere al problema. Credo che il tema debba essere aperto in questo senso per i luoghi dove c’è un problema pastorale per la mancanza dei sacerdoti. Non dico che si debba fare, non ho riflettuto, non ho pregato sufficientemente su questo. Ma i teologi ne discutono, devono studiare. Parlavo con un officiale della Segreteria di Stato, un vescovo che ha dovuto lavorare in un Paese comunista all’inizio della rivoluzione, e quando hanno visto come arrivava quella rivoluzione negli anni ’50, i vescovi hanno ordinato di nascosto dei contadini, bravi e religiosi. Poi passata la crisi, trent’anni anni dopo, la cosa si è risolta. E lui mi diceva l’emozione che aveva avuto quando in una concelebrazione vedeva questi contadini con mani da contadino mettersi il camice per concelebrare. Nella storia della Chiesa questo si è verificato.

Migrazioni: accoglienza responsabile e cooperazione internazionale

Infine, un tema cruciale è quello delle migrazioni. Al Giovedì Santo del 2016, Papa Francesco celebrò con i migranti e ha riflettuto sull’importanza di accogliere, accompagnare e integrare. Io ho sentito rumori di quello che passava in Italia ma ero immerso in questa Gmg, così di preciso non conosco bene la cosa ma mi immagino. È vero che il problema dei migranti è un problema molto complesso, un problema che richiede memoria, richiede di domandarsi se la mia patria è stata fatta da migranti. Noi argentini, tutti migranti; gli Stati Uniti, tutti migranti. Un modo di risolvere il problema delle migrazioni è aiutare i Paesi da dove vengono. Investire dove c’è la fame è un modo. Aiutare a crescere. Ma sempre c’è, parlando dell’Africa, quell’immaginario collettivo che noi abbiamo nell’inconscio: l’Africa va sfruttata. Questo è storico e questo fa male.

Papa Francesco a Panama, discorso alle autorità nel Palazzo Bolívar

Il Papa ha anche sottolineato l’importanza di una politica migratoria equilibrata: i paesi più generosi sono stati l’Italia e la Grecia, e ha citato l’esempio della Siria in Libano e Giordania come modelli di accoglienza. Quando è stato a Lampedusa, l’attenzione a chi arriva è stata forte, ma ha chiesto anche prudenza: un modo di risolvere i flussi è investire dove serve, accompagnare e integrare, evitando scorciatoie che causino nuove difficoltà.

Conclusione operativa: temi chiave per la pastorale contemporanea

La trasmissione di una fede viva richiede testimonianza autentica, educazione sessuale equilibrata, attenzione al vissuto delle persone e responsabilità nell’accoglienza. Il Papa insiste sull’importanza di protocolli chiari per affrontare gli abusi, sull’apertura al discernimento teologico in aree di domanda pastorale (come l’eventuale ruolo di sacerdoti sposati in contesti specifici) e sulla necessità di una leadership pastorale che cammini con il gregge, ascolti le necessità e accompagni, senza separarsi dalla realtà delle persone.

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