La nascita della passione di Goldoni per il teatro: una trasformazione radicale e illuminista

Nel 1750 Carlo Goldoni decise che era ora di un cambiamento. Aveva 43 anni e voleva abbandonare gli stereotipi della commedia dell’arte per sperimentare nuovi generi. Fu così che nacque Il Teatro Comico, un’opera destinata a gettare le basi del teatro moderno che vide in Luigi Pirandello il suo massimo esponente. Il lampo di genio lo porta a un’astuzia teatrale: quella di far recitare ai suoi attori la riforma studiata.

Il Teatro Comico è la nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano in cartellone fino al 25 marzo al Piccolo Teatro Grassi di Milano. “E’ fondamentale, forse anche di più di quello che annunciava a quel tempo. Credo che abbia stabilito una sospensione dal passato. “Lo è stato rispetto ai testi e alla sensazione fondamentale di parlare al pubblico. Goldoni ha convocato le maschere, gli attori e i personaggi sul palcoscenico. “Non so se questa lo sia stata particolarmente, ma di sicuro la sua svolta viene raccontata qui. Forse sono più una svolta le 16 commedie di quell’anno. “Non credo che fosse stufo. Penso che Goldoni abbia avuto la sensibilità di capire cosa stava succedendo in Europa, ma che invece non stava accadendo in Italia. Quindi si è ‘auto-autorizzato’ a fare questo passo con un certo rimpianto.

Storia di un uomo appassionato: chi era Goldoni

Carlo Goldoni è stato uno degli autori teatrali italiano più importanti, un uomo appassionato, animato da un grande ingegno e tormentato da due nature contrapposte fra loro: il bisogno di pace e di stabilità da una parte, l’assoluto desiderio di viaggiare, conoscere e sperimentare, dall’altra. La collaborazione con il San Samuele di Venezia

Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio del 1707, da un padre medico affettuoso e piuttosto inquieto, atteggiamento questo che, come anticipato, caratterizzerà anche la personalità dell'autore. Segue il padre a Perugia e poi a Rimini iniziando gli studi di filosofia che lo annoiano terribilmente: già da ragazzo, infatti, la passione per il teatro è forte tanto da indurre Carlo Goldoni a fuggire da Rimini per seguire una compagnia di attori. La sua vita prosegue attraverso momenti di grande instabilità in cui alterna fughe e vagabondaggio allo studio della filosofia e della giurisprudenza. Una svolta fondamentale arriva quando, trovandosi a Genova, Carlo Goldoni entra in contatto con il capocomico del teatro veneziano di San Samuele: al suo seguito si trasferisce di nuovo e stabilmente a Venezia e comincia a comporre le prime opere teatrali.

La genesi della riforma: dal canovaccio al copione

Sono anni di intensissima produzione artistica: Goldoni scrive commedie in un numero altissimo - di questo periodo sono L'uomo prudente, La vedova scaltra, La putta onorata, Il cavaliere e la dama, La buona moglie, La famiglia dell'antiquario e L'erede fortunata - mette in scena spettacoli curando ogni dettaglio della rappresentazione e molti dei suoi lavori confluiscono in raccolte che lui stesso di preoccupa di curare. In questo periodo le idee di Goldoni lo portano ad un graduale ma deciso distacco dagli schemi della commedia dell’arte, modificando a poco a poco le abitudini sia degli attori che del pubblico e avviandosi definitivamente verso quella che conosciamo come riforma del teatro di Carlo Goldoni. Nel 1753 l'autore rompe con Medebach per passare al teatro San Luca che offre al commediografo un contratto economicamente vantaggioso e presso cui sperimenta nuovi temi, nuove storie, divenendo celebre in tutta l’Italia settentrionale e all’estero.

Questi anni si stagliano sullo sfondo di una situazione culturale vivacissima: Venezia conta ben quattordici teatri che si contendono i migliori attori, le migliori commedie e soprattutto si contendono, senza esclusioni di colpi, il consenso del pubblico. A Venezia si può visitare la Casa di Carlo Goldoni che non è propriamente casa sua ma una bellissima dimora veneziana dove è stato allestito un museo dedicato al commediografo. Si tratta di Palazzo Centani nel quartiere di San Polo.

La passione per il teatro come fonte di ispirazione

La passione per il teatro nasce precocemente nel giovane Carlo, nato a Venezia nel 1707. Come ci racconta lo stesso Goldoni nelle sue Memorie, a tredici anni, spinto dal desiderio di rivedere la madre, fugge da Rimini, dove studia filosofia, imbarcandosi con una compagnia di comici per Chioggia. Di quei pochi giorni trascorsi in mare ricorda con piacere la colazione arrangiata in una specie di sala, sopra le casse, i bauli e i fagotti, con caffè, latte, pane abbrustolito, acqua e vino, e subito dopo la partita a tresette. A tenerlo lontano da quel mondo saranno le esigenze della vita pratica: prima, gli studi; poi, la professione di avvocato, necessaria a garantirgli la sopravvivenza economica. Inizia così una lunga sperimentazione teatrale che porterà lo scrittore a riformare "il teatro all'improvviso" della commedia dell'arte, il genere comico che dominava da almeno due secoli le scene del teatro italiano.

In primo luogo Goldoni intende liberare le scene dalle maschere che incarnano ruoli fissi ormai privi di realismo e di originalità per rappresentare invece i caratteri reali degli uomini; lo scrittore assegna ai suoi personaggi precise caratteristiche avvalendosi delle doti e della personalità degli attori avvezzi a recitare con le maschere. Inoltre Goldoni si propone di trasformare progressivamente il canovaccio della commedia dell’arte ‒ sulla base del quale, rispettandone il soggetto, gli attori improvvisavano le battute ‒ in un copione dove le parti assegnate a ogni personaggio vengono scritte per intero dall'autore, liberando la commedia dagli eccessi dell'improvvisazione. Così già nel Momolo Goldoni introduce l'uso del testo scritto per il protagonista, interprete di un personaggio nuovo, mentre lascia alle vecchie maschere che gli ruotano intorno la libertà di esprimersi con battute improvvisate; e in seguito con La donna di garbo (1743) compone la prima vera commedia di carattere scritta per intero. Da questo momento in poi il commediografo affina l'arte della scrittura teatrale fino agli anni decisivi, dal 1748 al 1753, quando, in qualità di autore stabile del Teatro Sant'Angelo di Venezia, porta a compimento la sua riforma mettendo in scena un numero cospicuo di commedie interamente incentrate sulla rappresentazione dei caratteri. Tra queste si distingue una delle commedie goldoniane più note e fortunate: La locandiera.

Il mondo come scena: critica sociale e borghesia

Protagonista delle vicende è Mirandolina, onesta e astuta padrona di locanda che, corteggiata da un conte, da un marchese e da un cavaliere, sceglie infine di sposare il servo Fabrizio. L'osservazione degli uomini. Il mondo reale che Goldoni osserva e che traduce in termini teatrali non è allora solo quello dei caratteri, ma è anche quello della collettività degli uomini socialmente e politicamente definita; protagoniste delle commedie sono così, insieme ai singoli uomini, le classi sociali: quelle tradizionali, come l'aristocrazia e la borghesia, e quella emergente del popolo. Sono però i borghesi ad assumere un ruolo centrale: nelle prime commedie essi hanno un carattere tutto positivo in quanto rappresentanti dell'intraprendenza economica e del buon senso (mentre i nobili, chiusi in una condizione parassitaria e improduttiva, appaiono privi di solidi valori, e i servi, pure provvisti di una pratica intelligenza e di una giocosa abilità provocatoria, operano in funzione dei loro padroni); nella produzione successiva, invece, Goldoni metterà in scena la grettezza e le sregolatezze economiche di quella borghesia veneziana a cui anche egli appartiene e riconoscerà un nuovo ruolo al popolo, fattosi detentore dei valori di onestà e di saggezza.

Così nelle tre commedie dedicate al rito borghese della villeggiatura (Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura, 1761) Goldoni critica gli eccessi dell'ostentazione sociale e la vanità del lusso fine a sé stesso. Il linguaggio. Funzionale alla realistica rappresentazione delle condizioni sociali dei personaggi è la lingua di Goldoni: un italiano animato dall'uso dialettale, lontano dalla purezza della tradizione classica toscana e ricco invece di elementi settentrionali per raffigurare il mondo borghese.

Nel 1762, provato dall'insuccesso di alcune rappresentazioni e dal mutato clima sociale della sua Venezia, Goldoni si trasferisce a Parigi, dov'era stato chiamato per sollevare le sorti del Teatro della Comédie italienne, ma è costretto a ricominciare la battaglia per la riforma, in quanto il pubblico francese era ancora abituato a identificare il teatro italiano con quello della commedia dell’arte.

La passione che guida la vita: riflessioni e continuità

Se ami il teatro e non conosci Carlo Goldoni, preparati a scoprire uno dei più grandi drammaturghi italiani di tutti i tempi! Nato a Venezia nel 1707, Goldoni è famoso per aver rivoluzionato il teatro italiano. Ma chi era veramente Carlo Goldoni? E perché il suo lavoro è così importante ancora oggi?

Carlo Goldoni, infatti, al contrario di quanto spesso accadeva al tempo, non era un figlio d’arte. Era cresciuto in una famiglia borghese e aveva perciò compiuto studi regolari. Tuttavia, fuggì dal suo istituto gestito da frati domenicani per seguire la sua vera passione: il teatro. Goldoni si approccia inizialmente al teatro, infatti, come scrittore di Canovacci (cioè di strutture fisse su cui i comici e gli attori dovevano improvvisare), negli ultimi anni d’oro della commedia dell’arte. Dopo tre secoli di splendore, infatti, nel Settecento il fenomeno della Commedia dell’Arte subisce un forte declino. Così, Goldoni inizia a fissare i Canovacci su carta, scrivendo così delle commedie in forma di dramma. Nel teatro della Commedia dell’Arte, i personaggi non erano veri personaggi: si chiamavano Maschere. Goldoni attuerà quella che verrà definita una riforma del teatro, nel corso della quale Goldoni toglierà la maschera dalla faccia degli attori, rendendoli personaggi comici a tutto tondo. Goldoni non si limitò a togliere soltanto alla Commedia dell’Arte, però, forse contribuendo così alla trasformazione definitiva del fenomeno in quella che diventerà un teatro d’attore basato sul testo. Inoltre, Goldoni viene ad oggi definito il precursore del “dramma borghese”.

Le opere memorabili e l’evoluzione del teatro

1. La locandiera - Una delle sue commedie più celebri, che racconta la storia di Mirandolina, una locandiera astuta e indipendente che sa come gestire i suoi corteggiatori. Una delle prime drammaturgie moderne ad avere come protagonista una donna. 2. Il servitore di due padroni - Questa commedia è famosa per il suo ritmo veloce e le situazioni comiche. Segue le avventure di Truffaldino, un servo che cerca di lavorare per due padroni contemporaneamente senza farsi scoprire. 3. Il ventaglio - Un’opera il cui motore del racconto è un semplice ventaglio, che passa di mano in mano, personaggio dopo personaggio, creando situazioni di fraintendimento e rocambolesche.

1. Inizia con le opere più famose - La locandiera e Il servitore di due padroni sono perfette per iniziare. (Se parli o capisci il dialetto veneto-veneziano, sono consigliabili anche Gl’innamorati e I Rustieghi). Oltre ad essere frequentemente riproposte nei teatri, ne esistono diverse versioni riprese in presa diretta su YouTube, come questa qui! 2. Guarda le rappresentazioni teatrali - Se possibile, guarda una rappresentazione teatrale delle sue opere. Le commedie di Goldoni non erano state scritte per essere lette, infatti, ma per essere messe in scena. 3. Ricordati che è stato scritto nel Settecento - Sembrerà banale ricordarlo, ma Goldoni è un uomo del suo tempo. Alcune delle sue battute o delle situazioni, oggi, sarebbero ritenute offensive e tutt’altro che comiche. In particolare, le situazioni che vedono protagoniste le figure femminili delle sue opere. (Ad esempio, c’è una scena ne La Locandiera in cui il Cavaliere di Ripafratta minaccia di violentare Mirandolina per averlo rifiutato). Ricordarci che queste opere sono state scritte in un’altra epoca non significa sminuire le lotte femministe, ma semplicemente apprendere di più dell’epoca in cui sono state scritte. Applicare il concetto di relativismo storico ci può aiutare a godere di queste opere come se fossimo loro contemporanei, ma al tempo stesso rendendoci conto che ciò che leggiamo non è ammissibile in tempi odierni.

Abbandonati gli studi di legge, li riprese nel 1727 a Modena per interromperli nuovamente poco tempo dopo. Laureatosi nel 1731, alla carriera forense presto affiancò l’interesse per il teatro. Nel 1734 iniziò a collaborare con la compagnia del San Samuele a Venezia e nel 1737 assunse la direzione del teatro San Giovanni Grisostomo. Nel 1748, su proposta del capocomico Girolamo Medebach, diventò autore stabile del teatro Sant’Angelo a Venezia. Nel 1753 passò al teatro San Luca. Nel periodo che va dal 1759 al 1762, che si concluse con la partenza da Venezia per la Francia, Goldoni scrisse opere in cui è evidente la critica alla società veneziana del tempo e alla grettezza della borghesia, in precedenza dipinta positivamente. Nel 1762 si trasferì a Parigi per dirigere la Comédie Italienne, ma qui si vide costretto nuovamente a scrivere canovacci, affidati all’improvvisazione degli attori. Presto tornò però a comporre anche commedie interamente scritte tra cui, nel 1765, Il ventaglio e Il burbero benefico (Le bourru bienfaisant, 1771) scritto in francese. Il peggioramento delle condizioni di salute (fu colpito da cecità progressiva) lo costrinse a limitare l’attività. Nel 1784 iniziò la stesura delle Memorie (Mémoires), che concluse nel 1786 e pubblicò nel 1787 con la dedica al re Luigi XVI. Nel 1792 il governo rivoluzionario gli tolse la pensione reale che aveva ottenuto nel 1769. Venezia degli anni ’40 del Settecento si caratterizzò per una ripresa economica e sociale, comune a tutta Europa, e per un notevole sviluppo culturale, sino agli anni Settanta. Il periodo di più intensa attività di Goldoni coincise con la fase di elaborazione culturale dell’Illuminismo e delle riforme (1751: Enciclopedia; 1763: Parini: Il mattino; 1764: Il Caffè). Venezia era una città aperta agli stimoli culturali dell’Illuminismo e vi si potevano leggere le opere di Voltaire, di Swift e di Rousseau.

rappresentazione scena Goldoni

Goldoni e la riforma teatrale

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