Sono nato e cresciuto in un momento in cui il diritto all’aborto era un pilastro, e la sua messa in discussione un tabù. Oggi però la corrente spinge in senso opposto. Fra i diritti della modernità - quei diritti che ci fanno sentire fortunati di vivere in un presente per molti versi difficile -, il diritto all’aborto è il più fragile di tutti. Lo è sempre stato. E non tanto, come si ritiene comunemente, per la «delicatezza» del tema, per le aree di coscienza personale che investe e per quanto sia difficile stabilire scientificamente dove inizia la vita umana, quanto per la mole di pregiudizi - quasi tutti di matrice sessista - che attiva ancora in noi.
Il più odioso di tutti, sotteso a molte posizioni dei gruppi di destra e dei movimenti pro vita, è che l’aborto sia in fin dei conti una via comoda, quasi sempre la riparazione di una sbadataggine, e comunque evitabile. A più di quarant’anni dall’approvazione della 194, l’aborto è ancora qualcosa di cui non si parla, mai, neppure in privato, con la sola eccezione degli ambienti femministi. È un rimosso obbligatorio non solo per le donne che lo affrontano da sole ma perfino per le coppie stabili. Se la legge ne ha sancito ormai da tempo la possibilità, la cultura non è mai riuscita a cancellarne i corollari di vergogna, di sconfitta, anzi peggio, di colpa. Per questo, ancora oggi, viene implicitamente accettato che l’aborto non debba essere del tutto indolore, almeno non psicologicamente, che qualsiasi forma di ripensamento debba essere indotta nella donna, anche quando sconfina nell’aggressione mentale.
Il contesto italiano e le riflessioni internazionali
Da qui, le contiguità con i reparti di ostetricia, le mini odissee e le piccole umiliazioni, e sempre da qui lo scontento mai smaltito di alcuni verso l’introduzione della pillola RU486. Nel libro Mai dati, l’indagine di Chiara Lalli e Sonia Montegiove sullo stato dell’applicazione della 194 in Italia, le autrici ci ricordano che l’interruzione volontaria di gravidanza «è un servizio medico». Ma illustrano anche come si stia trasformando sempre di più «in una questione di coscienza - del medico, ovviamente, perché la donna che abortisce forse la coscienza non ce l’ha». Insomma, la 194 esiste ed è espletata, ma è anche avvolta in una nebbia. Una nebbiolina morale, appunto, che la tiene separata da ciò che è considerato davvero opportuno. Che rende la situazione difforme sul territorio nazionale e i dati reali inconoscibili. Una nebbia che non si sta affatto diradando, anzi.
E tuttavia, nel giorno buio in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rovesciato la sentenza Roe vs. , ci siamo sentiti abbastanza al sicuro. Povera America, che sprofonda nel proprio oscurantismo. Noi, qui, abbiamo la 194, forse non è perfetta ma nessuno oserà mai toccarla, perché il progresso va avanti e non indietro, la consapevolezza cresce e non diminuisce, i diritti si conquistano e non si perdono. In fondo, troviamo confortante perfino l’estremismo di esponenti come il senatore Pillon: finché certe idee sono appannaggio di personaggi così, significa che sono relegate ai margini del dibattito pubblico, dove non fanno danni.
Un’analisi del contesto britannico: depenalizzazione e limiti
Poco importa che la decisione della Corte negli Stati Uniti sia una tappa eclatante di un percorso che va avanti da molti anni, anche in Europa, vicinissimo a noi. E poco importa che la Chiesa, che proprio ai margini del dibattito non è, l’abbia accolta, pur con tutte le cautele retoriche del caso, con la massima gioia. Come si dice in questi casi: la Chiesa fa la Chiesa, non possiamo mica pretendere. Facendo qualche passo indietro per osservare il quadro nel suo complesso, la situazione è tutt’altro che rassicurante. E dovrebbe portarci a concludere che no, non siamo poi così al sicuro neppure qui. La tutela delle ragazze e delle donne nel nostro Paese non è così al sicuro. Non lo era giorni fa, e lo è meno che mai da venerdì scorso.
È ingenuo pensare che la decisione della Corte negli Stati Uniti non abbia già innescato una serie di conseguenze a distanza. Da venerdì, l’idea dell’aborto è un po’ meno legittima anche nella mente di tutti noi, e quel senso subliminale d’illegittimità filtrerà rapidamente nella coscienza delle generazioni più giovani (generazioni alle quali sono già state sottratte molte forme di educazione alla sessualità, alla contraccezione, e la cui libertà di scelta è già in parte compromessa). Aumenteranno la confusione, la paura, il disprezzo di sé, la solitudine. Perché l’aborto è una delle esperienze di solitudine peggiore a cui si possa pensare. Una sentenza emessa al di là dell’Atlantico ha già aggravato il peso psicologico delle ragazze e delle donne che questa settimana, il prossimo mese o fra un anno decideranno di abortire qui. Sconteranno ancora più pesantemente una scelta che il nostro codice riconosce come legittima.
Il presidente Biden ha detto: «It’s not over», non è finita. Ci mancherebbe che lo fosse. Ma aggrapparsi al suo tenue spirito combattivo, così come alle immagini delle proteste a Washington, ha un sapore perdente. Sentenze come Roe vs. Wade, del 1973, e leggi come la nostra, del 1978, sono state possibili in un periodo storico molto specifico, trascinate da un flusso. Oggi non esiste nemmeno un briciolo della propulsione ideologica di quel tempo. Al contrario, tutto suggerisce che la corrente spinga in senso opposto. Da anni, in Italia, non c’è un avanzamento davvero significativo sul fronte delle libertà civili. E ciò che viene perso sembra essere perso e basta.
Il cambiamento normativo nel Regno Unito: cosa sta accadendo
Da venerdì, l’idea dell’aborto è un po’ meno legittima anche nella mente di tutti noi, e quel senso subliminale d’illegittimità filtrerà rapidamente nella coscienza delle generazioni più giovani. Inghilterra e Galles si stanno muovendo verso una depenalizzazione che allinei i comportamenti con altre prestazioni sanitarie, regolando l’aborto senza il rischio di indagini penali. La Camera dei Lord discuterà la depenalizzazione e altri emendamenti, prima di votare le modifiche. Nel sistema giuridico inglese, sia la Camera dei Comuni sia la Camera dei Lord devono approvare il testo finale di una legge prima che possa ricevere l’assenso reale e diventare ufficialmente legge.
La proposta, denominata NC1 al Crime and Policing Bill, mira a porre fine all’applicazione della legge del 1861 sui reati contro la persona. Abrogando la legge del 1861, Inghilterra e Galles si allineerebbero a Paesi come Canada, Francia e Nuova Zelanda, dove l’aborto è trattato come una questione medica e non penale. Mercoledì di questa settimana, i membri della Camera dei Lord discuteranno la depenalizzazione e altri emendamenti, prima di votare le modifiche. Tuttavia, la proposta non modifica le condizioni legali dell’Abortion Act del 1967: due medici, parere favorevole, e massimo fino a 24 settimane restano requisiti. Se approvata, potrebbero cessare le conseguenze penali per le donne che interrompono illegalmente la gravidanza, ma resterebbero potenziali responsabilità per chi assiste senza seguire la legge.
Scenario europeo e disegno normativo
Il quadro europeo resta frammentato: la maggior parte degli Stati membri ha legalizzato l’interruzione di gravidanza nel primo trimestre su richiesta, con Paesi come Danimarca, Estonia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia vicini a una depenalizzazione totale. La Francia ha aperto la strada nel 2024, iscrivendo l’aborto come libertà garantita nella Costituzione. In Germania e Svizzera l’aborto è illegale dal punto di vista penale, ma consentito in condizioni particolari. Un appunto: nell’aprile 2024 l’Europa ha chiesto di includere il diritto a un aborto sicuro e legale nella Carta dei diritti fondamentali. Inghilterra e Galles si allineerebbero con Irlanda del Nord, già decriminalizzata nel 2019, se il disegno NC1 diventasse legge.
La portata della depenalizzazione non riguarda solo i limiti temporali o i pareri medici: c’è attenzione anche al possibile ripristino della procedura di contraccezione forzata o altre misure che impattano sulle libertà femminili. Alcuni episodi recente hanno mostrato come se la depenalizzazione venisse implementata, potrebbero cambiare i comportamenti di polizia e la gestione degli arresti legati all’aborto. Inoltre, l’emendamento potrebbe influire sull’accesso a servizi di consultori e sulle associazioni pro-vita, con impatti su chi supporta le donne in questa scelta.
In conclusione operativa: cosa significa per i lettori
La depenalizzazione dell’aborto segna un cambiamento epocale e trasforma il modo in cui il Regno Unito affronta la salute riproduttiva. Tuttavia, anche se oggi l’aborto legale in Inghilterra è un diritto più sicuro per le donne, restano delle zone grigie legali da chiarire. Per proteggersi, informarsi e agire in modo consapevole, affidati all’esperienza di un avvocato a Londra specializzato. Coppolaw è al tuo fianco, con competenza e discrezione. Coppolaw - avvocato a Londra - ti assiste per: Analisi legale dei rischi per operatori sanitari; Assistenza personalizzata per donne o famiglie coinvolte in indagini; Supporto per cittadini italiani che vivono in UK e cercano chiarezza su cosa prevede la nuova normativa britannica.

Record di interruzioni volontarie di gravidanza nel 2022 in Inghilterra e Galles: ne sono state registrate 251.377, che secondo le associazioni di supporto alle donne sarebbero da ricondurre in gran parte all’aumento del costo della vita in Gran Bretagna. Le norme attuali prevedono che le donne possano richiedere legalmente un aborto nel Regno Unito fino alla 24a settimana di gravidanza, ma spetta ai medici decidere se concedere o meno il nullaosta. È possibile procedere legalmente dopo il limite di 24 settimane solo in circostanze molto rigide, come un rischio per la vita della madre o problemi di salute gravi del bambino. Subito dopo il voto, la notizia secondo cui il Regno Unito avrebbe "autorizzato l'aborto fino alla nascita" è diventata virale: interpretazioni fuorvianti sono state rapidamente rilanciate da testate marginali in Spagna, Italia, Francia e Portogallo.
La Camera dei Lords ha sostenuto una riforma che depenalizzerebbe le donne che interrompono la propria gravidanza, mantenendo però inalterato il quadro legale generale. Il Regno Unito non è affatto il primo Paese europeo ad avviare un processo di depenalizzazione dell’aborto. La situazione resta complessa e in evoluzione, con interessi legali e sociali multipli in gioco. L’Italia, intanto, continua a mantenere una normativa diversa, con l’Ivg consentita fino a 12 settimane.