Quando scattiamo fotografie ai neonati, lo facciamo sempre dopo la loro poppata. L’allattamento, a richiesta o a orario, al seno o artificiale, è infatti un ottimo modo per calmare il piccolino rispondendo a uno dei suoi bisogni primari: quello di essere nutrito. In tutti questi anni come fotografe di famiglia abbiamo quindi potuto osservare molto spesso questa dolce operazione. Abbiamo parlato con tante mamme e non solo: ci siamo infatti confrontate con esperti con cui abbiamo approfondito diverse tematiche legate alla maternità. Oggi vogliamo proprio parlare di allattamento a richiesta, perché è capitato di frequente che le “nostre” mamme affrontassero l’argomento nelle pause tra una sessione fotografica e l’altra.
Perché scegliere l’allattamento a richiesta
Allattare a richiesta o a orari fissi? Come capire che è arrivata l’ora della poppata? Come regolarizzare l’allattamento a richiesta e fino a quando andare avanti? Cerchiamo di dare risposta alle principali domande in merito. Che si tratti di nanna, allattamento o svezzamento, quando si parla di pratiche di cura del neonato ci sono sempre pareri contrastanti che rischiano di confondere le neomamme. Il primo consiglio che ci sentiamo di darti è quello di rivolgerti al pediatra o a un’ostetrica per dissipare i tuoi eventuali dubbi. Sappi però che esistono delle linee guida universalmente riconosciute che possono aiutarti a indirizzare le tue scelte. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) suggerisce infatti di nutrire il tuo bimbo con allattamento esclusivo fino ai 6 mesi di età, possibilmente al seno. Il latte materno è infatti un alimento completo, che gli fornisce tutti i nutrienti di cui ha bisogno e che risulta perfettamente digeribile.
Appurato questo, la seconda questione è: meglio optare per l’allattamento a richiesta o per quello a orari fissi? Sempre secondo l’OMS l’ideale è proprio allattare a richiesta, cercando di assecondare i bisogni del neonato. Questo significa poppate molto frequenti, soprattutto all’inizio, e necessità di “prendere il ritmo” con il proprio bambino. E significa anche che in questo modo tu produrrai una maggiore quantità di latte e che quello sarà più grasso e sostanzioso per il tuo piccolino.
Segnali che indicano fame o bisogno di vicinanza
E come capire che è ora di allattare? I segnali per un allattamento a richiesta sereno Partendo dal presupposto che non c’è pericolo di allattare “troppo”, come alcune credenze popolari sostengono, è vero che per un allattamento a richiesta corretto bisogna imparare a leggere i segnali che il bimbo invia. Ecco come tuo figlio ti dice che ha fame, quando è ancora un neonato: muove e allunga le braccia; sbadiglia e tira fuori la lingua; apre gli occhi; gira la testa di lato; si mette le manine in bocca; si stiracchia. Cerca di non farlo arrivare al pianto, che è il segnale estremo di fame, perché a quel punto sarà più difficile attaccarlo al seno.
Allattamento a richiesta: come regolarizzare e fino a quando prolungarlo? Dicevamo poco fa che una delle caratteristiche di questo tipo di allattamento, molto naturale, è la necessità di acquisire un ritmo col proprio bimbo. Tutto si basa sulla conoscenza delle sue esigenze e sulla lettura dei segnali - proprio quelli elencati poco fa. All’inizio ti sembrerà che abbia sempre fame, e magari ti ritroverai a doverlo attaccare al seno ogni ora. La stessa cosa potrebbe accadere durante i cosiddetti “scatti di crescita” che, come indica il termine stesso, portano il neonato a crescere molto all’interno di un brevissimo periodo di tempo (1-2 giorni). Al di là di questi momenti - che si verificano circa a 3 settimane, 6 settimane e 3 mesi - non devi fare gran che per regolarizzare l’allattamento a richiesta. Se ci pensi, sarebbe un controsenso: pianificarlo significherebbe farlo diventare un allattamento a orari fissi. Tutto ciò che ti serve è un po’ di pazienza e di tempo. Tu e tuo figlio prenderete il ritmo in maniera naturale e, dopo un paio di mesi, la frequenza delle poppate si assesterà in autonomia.
Fino a quando prolungare l’allattamento a richiesta
Se ti stai domandando fino a quando continuare con l’allattamento a richiesta, la risposta si trova sempre tra le parole dell’OMS. Come scritto poco fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di allattare a richiesta in modo esclusivo - ovvero con solo latte materno - fino ai 6 mesi di età. Ma non finisce lì: il bello dell’allattamento a richiesta è che può durare fin quando mamma e bimbo lo desiderano. Anche in seguito allo svezzamento e all’integrazione con cibi solidi, infatti, niente ti vieta di far attaccare al seno tuo figlio fino ai due anni o anche oltre. Tutto dipende da voi.
Il legame tra allattamento a richiesta e sonno
Il legame tra allattamento a richiesta e sonno è un aspetto importante: in occasione dei servizi fotografici newborn che realizziamo nel nostro studio, suggeriamo sempre alle mamme di far poppare il piccolo prima. Così facendo lui si tranquillizza e quasi sempre si assopisce beato, a pancia piena. Nelle prime settimane di vita, infatti, è molto comune che il bambino si addormenti mentre viene allattato. Lo sanno bene quelle mamme che usano il seno proprio come “calmante” per conciliare il sonno dei bimbi. Se sei fra loro, potresti usare la musica per neonati e i rumori bianchi.
Allattare a richiesta, nei primi mesi, può avere un impatto anche sul sonno della mamma. Svegliarsi ogni paio d’ore per dare la poppata può non essere piacevolissimo, ma non temere: anche questo, dopo un primo periodo di assestamento, migliorerà. Settimana dopo settimana il bimbo acquisirà un ritmo sonno-veglia più simile a quello dei “grandi”, arrivando a dormire diverse ore di seguito durante la notte con buona pace dei neogenitori.
Allattamento a richiesta durante lo svezzamento
Durante l’avvio dei cibi solidi, latte materno e nuovi alimenti non si escludono: convivono per mesi, seguendo i tempi del bambino. In questa fase di alimentazione complementare, l’allattamento resta centrale sul piano nutrizionale e relazionale, mentre gli assaggi aumentano gradualmente senza sostituire subito le poppate. La gestione durante lo svezzamento dipende da ogni coppia mamma-bambino: la produzione di latte continua se lei continua ad attaccare Ada quando sono insieme e la piccola lo richiede. Alcuni consigli pratici includono tirarsi un po’ di latte da lasciare a chi accudirà il bambino quando la mamma è al lavoro.
Ma servono le poppate notturne in svezzamento? Servono nel momento in cui il bambino le richiede. Alcuni bambini di sei mesi dormono già tutta la notte, ma la maggior parte ha bisogno ancora di ciucciare, sia per necessità nutritive sia per tenere alta la produzione di latte. L’alternanza di poppate e prove di svezzamento è la nuova avventura che attende mamma e bambino. Non ci sono nuove regole da introdurre: il bimbo farà degli assaggi di cibo durante i pasti, quando i genitori mangeranno, rassicurato dal fatto che il seno ci sarà comunque.
Quante poppate al giorno con lo svezzamento? Non c’è una risposta unica. Bisogna concludere l’allattamento con lo svezzamento? Non per forza e solo se la mamma o il bambino lo desiderano. Come abbiamo capito, questa lunga fase prevede la compresenza degli alimenti solidi e del latte della mamma. Piano piano, ogni bambino aumenterà la quantità di cibo solido e ridurrà quella di latte materno.
Segnali di prontezza allo svezzamento
Come capire se il bambino è pronto per iniziare lo svezzamento? I principali segnali compaiono intorno ai 6 mesi: il bambino riesce a stare seduto con supporto, controlla bene testa e collo, mostra interesse per il cibo e ha perso il riflesso di estrusione. Non è necessario anticipare questa fase: le raccomandazioni indicano di iniziare l’alimentazione complementare non prima dei 6 mesi, continuando l’allattamento. È meglio continuare ad allattare durante lo svezzamento? Sì, le indicazioni internazionali e italiane raccomandano di proseguire l’allattamento anche dopo l’introduzione dei cibi solidi, almeno fino al secondo anno e oltre, se mamma e bambino lo desiderano. Il latte materno continua a fornire energia, nutrienti e protezione immunitaria, mentre i nuovi alimenti completano progressivamente la dieta.
Allattamento a richiesta e alimentazione allergenica
Quando e come introdurre gli alimenti allergenici? Le evidenze indicano che gli alimenti potenzialmente allergenici possono essere introdotti già intorno ai 6 mesi, senza ritardi ingiustificati. Non è necessario posticiparli, anzi una introduzione graduale e controllata può favorire la tolleranza. È importante proporli uno alla volta, in piccole quantità e osservare eventuali reazioni. In presenza di familiarità per allergie o condizioni particolari, è sempre opportuno confrontarsi con il pediatra.
Benefici dell’allattamento al seno e conclusioni pratiche
I benefici dell’allattamento al seno per il bambino includono protezione immunitaria, minore rischio di infezioni e potenziali effetti positivi sul lungo termine. Per la mamma, sono riportati benefici fisici e mentali, con una migliore ripresa post-parto e una gestione più comoda dell’allattamento. Seguire l’allattamento a richiesta significa rispondere alle esigenze del neonato, stabilire un ritmo naturale e favorire la relazione mamma-bambino. L’OMS incoraggia l’allattamento esclusivo fino ai 6 mesi e l’allattamento a richiesta come scelta preferibile, con possibilità di continuare oltre i due anni se mamma e bambino lo desiderano.

POSIZIONI PER ALLATTARE AL SENO E UN ATTACCO PROFONDO - VIDEO TUTORIAL ALLATTAMENTO
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